IL “MERCATO” DELLA VIGILANZA PRIVATA E LE “REGOLE” DELLA SICUREZZA NAZIONALE (di Alfredo Passaro)
By admin at 13 ottobre, 2008, 4:15 pm
Gentili lettori e lettrici, proseguo la mia collaborazione con la rivista “LA RONDA”, con lo spirito che mi contraddistingue, volta a commentare senza condizionamenti e posizioni di parte, le normative e/o direttive che vengono assunte dalle istituzioni e che interessano il settore della vigilanza privata, ovvero il mondo della sicurezza privata, in Italia.
Il periodo che stiamo vivendo è, per lo più, molto interessante, viste le ripercussioni che la famosa decisione della Corte di Giustizia Europea del 13 dicembre 2007 ha avuto nel panorama legislativo e normativo di questi ultimi mesi. Come spesso accade, quando soprattutto i cambiamenti vengono “imposti” dall’alto e non sono il frutto di un ponderato e condiviso accordo di tutte le parti coinvolte (istituzioni, operatori del settore ed aziende fruitrici dei relativi servizi) una scomposta deregulation, laddove non è accompagnata dalla necessaria consapevolezza che tutte le regole che vengono successivamente adottate debbano essere valutate in ordine all’impatto che queste ultime possono avere, può ingenerare situazioni ed incongruenze che potranno difficilmente far scaturire effetti positivi.
Se ciò avviene nel settore della sicurezza, le conseguenze possono essere anche molto delicate e pericolose.
Mi riferisco, in particolare, alle direttive impartite dal Capo della Polizia nella circolare di ultimissima redazione n. 557/PAS.12161.10089.D.(7) 2 del 5 settembre 2008 avente ad oggetto “Servizi di trasporto valori in ambito extraurbano o ultraprovinciale”.
Per prima cosa, evidenzio che tale direttiva si è resa necessaria per due ordini di motivi:
1) il susseguirsi di rapine a furgoni portavalori con modalità estremamente cruente e determinate, accompagnate da una particolare preparazione tecnica (tanto che in alcuni casi la stampa le ha definite vere e proprie azioni di guerriglia);
2) la decisione del Governatore della Banca d’Italia di aver disposto la “(…) riduzione progressiva del numero delle filiali presenti sul territorio nazionale (riduzione di trentatre filiali entro il 2009).
A fronte di tali obiettive situazioni, il Ministero dell’Interno ha, quindi, impartito specifiche disposizioni ai Prefetti e Questori circa i requisiti minimi che il singolo trasporto di valori dovrà avere con riguardo alla dotazione organica (guardie particolari giurate da impiegare) ed alle attrezzature e blindature degli automezzi utilizzati.
Esaminando la predetta circolare, si ricava chiaramente che dette “nuove” dotazioni minime vengono ad aumentare progressivamente a seconda della quantità dei valori che vengono trasportati (da 500.000,00 ad 8 milioni di euro) con un sguardo attento alla cura del sistema informativo necessario per le specifiche tempistiche e modalità dei predetti trasporti extraurbani ed ultraprovinciali.
Non sono un tecnico e, quindi, non mi soffermerò a commentare le blindature nonché le tecnologie richieste agli istituti di vigilanza privata, ma è evidente, anche ad un profano come me, che le tecnologie e l’inasprimento delle specifiche modalità operative comportano e determinano un inevitabile aumento dei costi posti a carico degli operatori privati, i quali non possono, di certo, tentare di eludere dette disposizioni, sia perché sarebbero passibili di notevoli sanzioni (con il rischio anche di revoca del titolo di polizia, indispensabile per operare nel settore in questione), sia, ancora di più, perché le conseguenze derivanti da tale elusione sarebbero gravi nel caso di rapina con le modalità ultimamente adoperate dalla criminalità.
Essendo categorico provvedere ad uniformarsi alla richiamata direttiva, il cui obbligo in tal senso è espressamente cadenzato nel tempo (15 novembre 2008), un commento ed una riflessione mi corre obbligo, comunque, di fare.
Se tali disposizioni sono necessarie, proprio con riguardo alle ragioni esplicitate dal Capo della Polizia nella richiamata circolare, mi chiedo se non sarebbe stato opportuno analizzare e, quindi, affrontare la problematica strettamente connessa a detto adeguamento strutturale ed operativo; ossia l’intervenuta “liberalizzazione delle tariffe” a seguito della nota sentenza della Corte di Giustizia Europea del 13 dicembre 2007.
Infatti, è chiaro che se il mercato, soprattutto, in particolare, il settore del trasporto valori, necessita di correttivi “autoritativi” (nel senso di disposizioni governative) con il conseguente obbligo di osservarli ed adottarli da parte degli operatori direttamente interessati, allora gli organi istituzionali che, a ragione li prevedono e li impartiscono, dovrebbero tenere, a mio avviso, nel debito conto di tutte le conseguenze e le ripercussioni che ne derivano.
Nel caso di specie, i costi che le aziende di vigilanza che espletano servizi di trasporto valori devono sostenere in più sono i principali effetti negativi che scaturiscono dall’osservanza della circolare, se solo si considera sia l’aumento dell’organico necessario per il singolo trasporto, che l’adeguamento strutturale e tecnologico degli automezzi blindati.
Se ciò è vero, è altrettanto vero che il venir meno, senza alcuna distinzione e/o ponderato correttivo, ex se delle cd. tariffe di legalità determina un evidente effetto distorsivo del relativo mercato, proprio a seguito di tale circolare ministeriale, posto che il committente (istituto di credito, società finanziaria ecc), pur mantenendo ferma la propria domanda economica (non essendo ovviamente obbligato e sensibilizzato a considerare rilevanti le modifiche e gli adeguamenti richiesti agli operatori di vigilanza) continuerà a chiedere una prestazione che invece ha subito un sensibile aumento in termini di costo/prezzo.
Ma se valgono le regole del mercato libero, il rischio più che fondato è che qualsiasi istituto di vigilanza per ottenere l’appalto sarebbe fortemente tentato (direi quasi costretto) a forzare l’interpretazione della direttiva scegliendo soluzioni “poco ortodosse” e sostanzialmente non in linea con le prescrizioni impartite dal Ministero dell’Interno (con tutte le conseguenze che tale operato comporterebbe).
Visto che è in gioco la sicurezza pubblica e la posto in gioco è notevolmente alta, mi chiedo se ed in che modo intervenire per evitare che una tale situazione in concreto si possa verificare.
A parte la necessaria sensibilità che tutti gli operatori del settore devono avere in proposito, attraverso l’accordo di categoria nel tracciare autonomamente parametri e limiti per la predisposizione di quanto più omogenea offerta che tenga conto dei nuovi costi del servizio (il mercato è certamente condizionato da una domanda ma anche da una consapevole offerta) la soluzione a tale quesito non sta, certamente, nel riproporre l’applicazione – anche solo per tali particolari servizi – delle predette tariffe di legalità, per i motivi che più volte ho rappresentato e dai quali non ritengo di discostarmi.
Quello che, a mio avviso, potrebbe essere valutato ai fini della soluzione al problema sopra esposto è già in essere nel panorama legislativo vigente che in un settore come quello in esame potrebbe trovare pratica attuazione.
Mi riferisco, in particolare, alla necessità e/o possibilità di applicare nel caso di specie la disciplina prevista dal T.U. degli appalti pubblici – d.lgs. n. 163/2006 – per tutti i servizi di trasporto valori da effettuare in ambito extraurbano (provinciale, infraprovinciale, regionale o nazionale), indipendentemente dalla natura privata del Committente che lo richiede.
L’utilizzo della procedura ad evidenza pubblica eviterebbe le sopra paventate distorsioni del mercato, posto che, da un lato, l’istituto di credito dovrebbe predisporre una gara tale da necessitare una corretta analisi dei costi che un tale tipo di servizio necessita, e, dall’altro lato, che l’offerta dovrebbe essere rapportata a tutte le procedure predisposte dal legislatore, proprio con riguardo alle cd, offerte anomale ed al regime che è stato previsto per valutarle correttamente.
La soluzione prospettata, peraltro, troverebbe a mio giudizio facile ingresso nel nostro ordinamento per due ordini di motivi:
a) l’ampia definizione data al cd. organismo di diritto pubblico, sia dalla giurisprudenza nazionale che comunitaria non sarebbe ostativa a far riconoscere anche un istituto di credito privato come soggetto obbligato ad applicare la procedura dell’evidenza pubblica per il servizio di trasporto valori;
b) data la peculiarità del servizio e le ripercussioni pubbliche che ne derivano, in termini di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, potrebbero indurre le istituzioni ad assumere un provvedimento – normativo-regolamentare – che qualifichi il trasporto valori extraurbano come rientrante nell’ambito dei servizi aventi rilevanza pubblica, tale da giustificare l’utilizzo dello strumento giuridico sopra indicato.
Comprendo che questa mia riflessione vuole essere solo uno spunto costruttivo per affrontare e, forse, risolvere il problema sopra prospettato.
Spunto che, spero, apra la strada ad un eventuale dibattito sul punto.
Attendo valutazioni ed anche critiche (spero nessun improperio) a questa mia accennata proposta, la quale è rivolta, come detto ad affrontare costruttivamente il problema senza ancorarmi a sterili critiche su quanto è stato istituzionalmente predisposto.
Avv. Alfredo Passaro

Sono una guardia giurata, rappresentante sindacale nell’istituto per cui presto servizio da molti anni e ho letto con interesse l’articolo.
Se ho ben capito l’Avv. Passaro pensa che facendo rientrare il servizio di noi guardie giurate nel meccanismo degli appalti pubblici potremmo avere più tutela perché ci sarebbe più controllo delle autorità.
Questo potrebbe risolvere il problema dell’assenza di un parametro che definisce il costo del lavoro e fare in modo che le banche non possano chiedere agli istituti di vigilanza un servizio ad un prezzo troppo basso.
Io non sono competente di legge ma mi sono informato e sembra che alcune attività del servizio di vigilanza privata sono le stesse che il decreto 163/2006 esclude dal suo campo come il trasporto dei materiali pericolosi o il trasferimento di denaro o altri strumenti finanziari.
La mia domanda è se ci sono veramente questi problemi e se pensate che sono superabili.
Vorrei capire meglio la questione.
Grazie, Renato.
Gentile lettore,
Ringraziandola innanzitutto per l’interesse che ha dimostrato per le tematiche da noi trattate, cogliamo subito l’occasione per sottolineare la pertinenza della sua domanda, nella convinzione che le problematiche da lei sollevate siano superabili.
In linea di principio il d.lgs. 163/2006 non dovrebbe creare impedimenti a quanto sostenuto dall’avvocato Passaro, il quale propone di dare “evidenza pubblica” ai contratti di appalto che gli istituti di credito stipulano con gli istituti di vigilanza. Noi riteniamo, infatti, che le attività escluse dal d.lgs 163/2006 riguardano i contratti relativi alla vendita e al trasferimento di titoli - ovvero operazioni finanziarie e telematiche – e non il trasporto valori o il piantonamento nelle filiali, che si configurano come attività puramente “fisiche”. Ed è proprio quest’ultimo il terreno d’azione della sicurezza privata. Del resto la Circolare sul Trasporto Valori del Ministero dell’Interno, richiamandosi all’ordine e alla sicurezza pubblica, obbliga gli operatori della vigilanza a predisporre tutta una serie di misure a protezione degli equipaggi e dei valori trasportati… (Chi le paga?). In un eccesso di libero mercato, come quello attuale, che fa riferimento solo alla tariffa più bassa, si sente l’urgenza di predisporre gli opportuni correttivi a vantaggio di tutti. La proposta di Passaro potrebbe rappresentare una valida soluzione.
All’adozione di questi criteri potrebbe seguire proprio una maggiore tutela per le guardie giurate, oggi incaricate di pubblico servizio e quindi con un ruolo che ne determina una maggiore evidenza pubblica.
Su questo invitiamo ad una riflessione…
Gentile Direttore,
ho preso buona nota dell’intervento dell’Avv. Passaro a commento della circolare ministeriale relativa al trasporto valori. Come al solito, non posso che considerarne il contenuto puntuale, arguto e, se vogliamo, provocatorio nella migliore accezione del termine in quanto di sprone e di spunto per trovare efficaci soluzioni alle problematiche che attanagliano il settore.
Per quanto riguarda il comparto del trasporto valori, la mia mente volge al passato e non posso non considerare i fatti conseguenti all’11 settembre 2001 che, relativamente a tale tipologia di servizio, portò come conseguenze dirette l’impennata (anche del 300-400 %) dei premi assicurativi.
Si era in piena emergenza dettata dal change over tra la moneta nazionale e l’Euro. Malgrado l’aumento considerevole dei costi a carico degli istituti di vigilanza, continuava però a manifestarsi quel gioco al massacro determinato dall’abbassamento delle mercedi praticate dagli istituti stessi.
Considerando il trasporto valori nazionale secondo un sistema di riferimento economico, tale evenienza ha portato all’indebolimento di molti soggetti che sono spariti dal mercato perché sopraffatti ma, al contempo, vi è da dire che il rafforzamento delle quote di incidenza da parte degli altri soggetti superstiti non ha comportato benefici a questi ultimi in termine reddituale perché, comunque, il fatturato derivante stentava (nei casi più fortunati) a coprire i costi necessari a garantire i servizi. Quando ciò avveniva, per stessa ammissione di taluni imprenditori, era a motivo di violazioni delle prescrizioni normative e delle Autorità di Polizia, viceversa considerate troppo onerose. Tutto ciò a danno della sicurezza, dell’aumento del rischio di impresa ma, soprattutto, a danno della incolumità del personale ovvero delle numerose guardie particolari giurate che si sono immolate, spesso lasciando soli moglie e figli, nell’espletamento del loro dovere.
Qual è, dunque, la vera fragilità del sistema? Dal punto di vista personale appare evidente, anche rapportandosi tramite fatti analoghi che hanno interessato altri settori, risoltisi con ben altro successo per i loro rappresentanti, che il comparto sia drammaticamente frastagliato da interessi giammai univoci quanto piuttosto contrapposti, le cui posizioni si disperdono in mille rivoli creando una debolezza inenarrabile che ci porta inesorabilmente a soggiacere.
E’ possibile mai che la categoria non sappia far altro che mostrare e porgere il tergo ai suoi committenti? E’ possibile mai che non si riesca che ad evidenziare il nostro lato B?
Forse, dovremmo cercare di tutelare meglio la violabilità del nostro lato B!
Ho sentito spesso parlare imprenditori della vigilanza (e di grosso calibro), minacciare una serrata. Se ciò accadesse ritengo che la nostra committenza, forse si accorgerebbe di noi. I casi isolati non porterebbero alcuna utilità: occorre inevitabilmente compattezza tra tutti, compattezza che, purtroppo, non caratterizza il settore.
Pertanto, a conclusione del mio intervento, sono molto scettico su quello che è stato proposto dall’Avv. Passaro. Attenzione, non perché non lo condivida. E’ soltanto che sono pervaso da un senso di pessimismo cosmico a motivo della cronicità del problema endemico del sistema vigilanza in generale. D’altronde, se non si acquista quella compattezza necessaria per evidenziare agli altri la nostra esistenza, non capisco perché qualcuno esterno alla categoria debba sentire il bisogno di rivedere e ritoccare lo status che ci rappresenta – al momento - come tanti piccoli, piccoli e ribadisco piccoli omuncoli che si fanno la guerra da soli, pronti a porgere il fianco (e in molti casi anche il meglio del proprio lato B) alla committenza.
Gabriele
Egr. Direttore,
la problematica affrontata dal collega avv. Passaro e la proposta risolutiva avanzata rappresentano, a mio avviso, l’ennesima dimostrazione dello stato patologico di particolare gravità dell’intero settore della sicurezza e della vigilanza privata in particolare. Il problema è naturalmente di politica legislativa.
L’odierna concorrenzialità dei prezzi di offerta dei servizi non costituisce conseguenza di sane determinazioni di mercato, ma è frutto di un distorto ed approssimativo sistema normativo ed esecutivo.
Mi spiego meglio. E’ noto che il rilascio dell’autorizzazione prefettizia all’esercizio di un istituto di vigilanza è caratterizzato da un vaglio particolarmente penetrante da parte degli organi preposti, sul presupposto, certamente condivisibile, che un istituto di vigilanza svolge un’attività, seppure in forma imprenditoriale, di particolare rilievo pubblico. L’analisi attenta dei presupposti operativi,organizzativi ed esecutivi, a parte i paludamenti burocratici che quotidianamente debbono affrontarsi, dovrebbe in se’ costituire garanzia, all’utenza della sicurezza, quantomeno della serietà di intenti dell’istituto di vigilanza.
Ma a tali presupposti non corrisponde, da parte degli stessi organi, un controllo, sul campo, dell’attività di tutela della sicurezza, intesa in senso ampio.
E ciò tanto nei riguardi degli utenti quanto nei confronti degli stessi istituti.
Aggirare il problema economico assumendo personale generico ed atecnico, magari inquadrato con un fasullo contratto di portierato o di guida con autista, per destinarlo ad attività di sicurezza personale o anche patrimoniale, implica da parte dell’utenza, svilire di significato e di reale portata la licenza di vigilanza. Ancor più gravemente allorquando l’utente per ulteriomente contenere i costi, si avvale del servizio di società cooperative che sottopagano il personale addetto. Con buona pace della professionalità e della sicurezza sul lavoro.
D’altro canto, ed inevitabilmente, sono sempre più numerosi gli istituti che per accaparrarsi servizi di vigilanza sono disposti ad operare a prezzo di costo, recuperando redditività (minima) in modo illecito ( disattendendo la precisione e puntualità dei servizi, ovvero eludendo gli obbighi contributivi o contrattuali con le g.p.g.)o soccombendo inesorabilmente.
Personalmente ritengo che la professionalità, in quanto tale, debba ottenere il giusto compenso ed inorridisco dinanzi alle pronuncia di fallimento di un istituto di vigilanza.
Se gli organi preposti ai controlli (in primis: ispettorato del lavoro e prefetture)operassero regolarmente e correttamente impedendo agli utenti di autoregolamentarsi ed agli istituti di vigilanza di favorire condizionamenti distorsivi, le metastasi di mercato verrebbero asportate a vantaggio di tutti gli operatori del settore.
Anche di quello del trasporto valori.
Se così fosse, infatti, la liberalizzazione delle tariffe risulterebbe un problema minore nell’ambito di un mercato in cui l’offerta di sicurezza, proposta da un numero contenuto di seri istituti di vigilanza, rigorosamente e periodicamente sottoposti a controlli, corrispondesse alle esigenze della domanda, per l’individuazione di un punto di incontro equilibrato tra efficienza e costi.
In un quadro di tal genere, solo apparentemente utopistico, la forza economica degli istituti di vigilanza conseguirebbe all’esclusività e necessarietà dell’offerta, senza bisogno, come ha sottolineato un lettore, di prostrarsi incondizionatamente alle esigenze del committente.
Non mi si fraintenda pensando a cartelli commerciali (peraltro localmente riscontrabili anche nell’attuale realtà) o a condizioni oligopolistiche di mercato.
Al contrario penso ad un rapporto di mercato trasparente, ove ad un’imprenditoria capace faccia da contrappeso un’utenza seria, non indotta ad eludere, troppo agevolmente, come nella realtà odierna, le disposizioni normative, secondo il peggior costume italico.
Ed allora, alle diposizioni innovative in tema di trasporto valori, (come spesso accade dettate più da una episodica ed isolata risposta meramente politica alle istanze sociali pressanti, piuttosto che da una ponderata valutazione degli elementi problematici in essere) dovrebbe seguire da parte delle rappresentanze istituzionali di categoria (l’a.b.i. nella fattispecie) un accordo di revisione dei prezzi tale da garantire il mantenimento dei margini di profitto o una contrazione minima di essi a fronte di maggiori costi d’esercizio dettati da un quid pluris di sicurezza.
Certo, nell’emergenza di una revisione ampia del settore, la soluzione proposta dall’avv. Passaro costituisce l’unica scelta ragionevole e corretta da un punto di vista di stretto diritto, di fatto, temo impercorribile nell’ambito di un mercato asfittico come quello odierno, regolamentato da norme anocronistiche alla bell’e meglio raffazzonate per accondiscendere alle sfuriate e sanzioni comunitarie, e controllato da organi centrali che, per assenteismo, pressapochismo ed atteggiamento clientelare farebbero tremare anche l’indice accusatorio del Ministro Brunetta.
Risposta ai commenti sul mio articolo Il “mercato” della vigilanza privata e le “regole” della sicurezza nazionale.
Gentili lettori e lettrici,
ho atteso qualche giorno prima di riprendere ad affrontare la problematica relativa alla nuova circolare del Ministero dell’Interno sul trasporto valori e mi ritengo alquanto soddisfatto di aver “sensibilizzato” molti operatori del settore e, soprattutto, le associazioni sindacali attraverso la mia proposta che a molti può essere stata ritenuta una mera provocazione.
Constato invece che, con tutte le sfumature e perplessità che ogni intervenuto al dibattito – qualificato o meno – ha rappresentato, la strada da me tracciata ha trovato di norma consensi e spunti di riflessione e critica di tutto il sistema che coinvolge il settore del trasporto valori.
Concordo (e questo era a dire il vero il mio scopo) con chi ritiene che l’utilizzo della procedura ad evidenza pubblica per la regolamentazione degli appalti di servizio di trasporto valori – quantomeno quelli presi in considerazione dalla direttiva ministeriale esaminata e commentata – possa essere una risposta concreta, attuale ed obiettiva per conformare l’esigenze del mercato con le necessità di tutela dell’ordine e sicurezza pubblica e, soprattutto, degli operatori che effettuano tali delicati servizi (le guardie particolari giurate).
La proposta, peraltro, potrebbe trovare pratica attuazione mediante la sensibilizzazione principalmente delle istituzioni che hanno di sicuro il potere e la possibilità di intervenire, mediante normative ad hoc, e conseguentemente regolamentare la scelta del contraente sulla base di una capillare e specifica disciplina già ampiamente in vigore nel nostro ordinamento (peraltro frutto di normativa comunitaria che ha dovuto trovare ingresso nel nostro ordinamento).
Il coinvolgimento, quindi, dei committenti sarebbe “obbligato”, visto che far rientrare il predetto servizio in quelli di preminente rilevanza pubblica (per i motivi che sono stati già da me evidenziati e, peraltro, ribaditi da tutti i commenti che ho letto sulla rivista) determinerebbe inevitabilmente l’utilizzo delle procedure previste dal D.Lgs. n. 163/2006, con particolare riguardo alla necessità di predisporre appositi bandi di gara, capitolati speciali di appalto e l’osservanza di tutte le regole espressamente previste per una corretta e trasparente scelta dell’operatore che sulla base di un progetto abbia dimostrato di aver formulato l’offerta “economicamente più vantaggiosa”.
Pertanto, senza voler ridimensionare le ipotesi di concertazione prospettate da alcune sigle sindacali al fine di affrontare la problematica con le associazioni di categorie direttamente interessate alla problematica (istituti di credito, società finanziarie ed altro), la mia proposta aveva, come ha, lo scopo precipuo di sostituire – nessuno me ne voglia – la cd. politica del “dire” con quella del “fare” (non troppo congeniale alla nostra cultura politica).
In buona sostanza, ben vengano le concertazioni ed i tavoli di confronto e verifica, ma la situazione – anche alla luce degli ultimissimi episodi delittuosi riportati fra l’altro dalla stessa rivista LA RONDA – è tale che un intervento immediato ed efficace sia oltre che opportuno anche necessario.
Il nostro ordinamento prevede procedure legislative di modifica ed integrazione al T.U. degli Appalti Pubblici (l’ultima è stata adottata con il decreto legislativo n. 152/2008) ed il Governo ha quindi la possibilità ed il potere di prendere sostanzialmente atto di una circostanza a mio giudizio indiscutibile: il servizio di trasporto valori così come rappresentato dal Ministero dell’Interno può essere definito legislativamente rientrante nel novero di quelli di preminente interesse pubblico, indipendentemente dalla natura privata o meno del committente che ne richiede la prestazione.
Una tale presa di coscienza sarebbe di per sé sufficiente, a mio giudizio, per modificare le procedure di scelta del contraente da un parvente “libero” mercato ad un più corretto mercato regolamentato; anche perché il problema non è solo quello relativo alla determinazione o meno del prezzo adeguato per l’espletamento del servizio (si può dire che tale parametro è la punta dell’iceberg) ma anche una corretta e trasparente regolamentazione dei requisiti minimi che il singolo istituto (ovvero gli istituti riuniti in apposita ATI) deve possedere per effettuare la prestazione richiesta.
Attendo ulteriori commenti e sono ovviamente a disposizione per qualsiasi incontro o dibattito per discutere e valutare la mia “modesta” proposta, anche per entrare nello specifico della questione.
Avv. AlfredoPassaro
Egr. Direttore, Ch.mo Avv. Passaro,
la percorribilità della proposta dell’avv.Passaro passa necessariamente da una modifica normativa che, ai nostri fini, il legislatore può adottare invero senza sconvolgimenti dell’assetto logico-giuridico del d.lgs 163/2006.
L’art.20 dec. cit. dispone l’esclusione dalla procedura di evidenza dei contratti di cui all’allegato elenco sub n.IIB, il quale alla categoria n.2 individua testualmente “i servizi di trasporto terrestre, inclusi i servizi con furgoni blindati”.
Per tale tipologia di servizi trovano tuttavia applicazione le disposizioni minime dettate in tema di specifiche tecniche (art.68) e di pubblicazione dei criteri di assegnazione e di aggiudicazione degli appalti (artt.65 e 225).
D’altro canto, l’art.17 prevede la facoltà, per motivi di segretezza e sicurezza nazionale (tra le quali ben si può annoverare la tutela dagli assalti armati ai furgoni blindati), di sottrarre gli appalti alla procedura di evidenza per le opere, i servizi e le forniture destinate, tra gli altri enti pubblici, proprio alla Banca d’Italia.
Sulla scorta di questo sintetico quadro normativo emergono elementi comunque rilevanti, sia sotto il profilo oggettivo che soggetivo, allo scopo prefisso:
1) gli appalti per il servizio di trasporto mediante furgoni blindati, è comunque già assoggettato ad una disciplina minima (ma insufficiente) di tutela;
2) la Banca d’Italia, benchè ente di diritto pubblico, diverso dalle banche di estrazione privata è comunque di queste convogliatore degli interessi e delle funzionalità.
La possibilità di trovare soluzione alle problematiche emerse potrebbe quindi risolversi mediante una modificazione delle imposizioni del sistema di evidenza pubblica, operando tuttavia,non già sul piano soggettivo, data l’insuperabilità del dispposto di revisione di cui all’art.248 in relazione a soggetti (istituti bancari, postali, finanziarie, centri commerciali etc.)comunque di diritto privato, ma sul piano oggettivo, in relazione al servizio reso, meramente sottraendo il trasporto valori dall’elenco dei servizi di cui all’allegato IIB.
La rilevanza pubblica del servizio di trasporto valori, in sè considerato, non pare revocabile in dubbio (numerosi sono gli indizi normativi e giurisprudenziali sul punto, basti pensare alle sentenze che per attribuire la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio alle g.p.g. hanno fatto leva proprio sul valore pubblicistico dell’attività svolta, anche specificamente in relazione al trasporto valori) ; ne’ osta, ad una modifica in tal senso, la ratio della normativa in esame, se è vero che in più parti, il d.lgs 263/2006 prevede, rispetto agli enti pubblici, una disciplina diversificata, proprio in base alla tipologia del contratto.
Così operando l’onere di adottare il sistema di evidenza pubblica scaturirebbe dalla necessità dell’interessato, pubblico o privato che sia, di ricorrere, anche solo occasionalmente, al servizio di trasporto valori.
Gli istituti a tal fine accreditati, offrirebbero un servizio a tariffa normativamente predeterminata e la concorrenza, elusi gli attuali agevoli clientelismi , si concentrerebbe sulla sola efficienza del servizio reso.
Così operando credo che anche gli importi di copertura assicurativa possano subire una contrazione significativa, data da una forza di contrattazione superiore da parte degli istituti accreditati.
Salva la possibilità, in particolari condizioni e per specifiche esigenze, di segretare l’intera procedura di assegnazione del servizio.
Egr. Direttore,
le insidie della tecnologia sono infinite…
Un banale errore di apertura della pagina elettronica, mi ha portato a confondere l’allegato IIA con l’allegato IIB del d.lgs 163/2006, con la conseguenza che il mio commento precedente appare totalmente destituito di fondamento. Il traporto valori è infatti incluso al n.2 dell’all. IIA che elenca le tipologie di servizi assoggettati alla procedura di evidenza.
E’ vero che l’All.IIB esclude i servizi di vigilanza, ma è chiaro che tale aspetto rileva marginalmente rispetto alla prospettazione novativa offerta dall’avv. Passaro.
Mi scuso naturalmente sia con la Sua redazione, sia con i lettori della presente rubrica per gli equivoci che il mio erroneo intervento possa aver ingenerato.
voglio sapere qauando lo darano questo benedetto stato giuridico vorei una risposta positiva grazie.gianni
vorrei sapere cosa devo fare per entrare a far parte della vigilanza!
c’è qualche concorso? qualche domanda?
Vale la risposta data al commento di angelotaranto85.