Editoriale
By admin at 29 dicembre, 2009, 4:30 pm
L’ultimo nostro contributo alla sicurezza
La crisi c’impone una pausa
L’avevamo intuito, prospettato.
L’avevamo temuto e scongiurato ma, come si sa, gli scongiuri appartengono a quella dimensione romantica che purtroppo, praticamente, non regala nulla.
Sembrano lontani, lontanissimi, quei primi mesi del 1989, quando nasceva La Ronda, una rivista nuova, diversa, destinata, nel bene e nel male, a diventare una voce libera del panorama editoriale della stampa specializzata di settore, quando nascevano, appunto, le pagine che ancora oggi tenete fra le mani.
Sono passati vent’anni, e sembra davvero scorrano le immagini di un’altra epoca, un’epoca in cui comunque e nonostante tutto si percepivano energie, stimoli, la voglia di provare a cambiare le cose.
Ci siamo riusciti solo in parte, di certo abbiamo lasciato il segno, un segno positivo.
C’abbiamo provato, con tutte le nostre forze, ad andare avanti in ogni caso, esponendoci (forse anche più del dovuto a volte) rischiando, cercando di contribuire fuori dagli schemi alla crescita di questo comparto.
Un punto di riferimento per molti e abbiamo accettato di buon grado le responsabilità che il settore ci ha pian piano consegnato, sempre, facendo informazione libera, diretta, portando sino ai limiti più estremi, scomodamente, quel valore d’indipendenza che è forse oggi proprio ciò che ci condanna rispetto ad altri media, forti di ben più ampie risorse.
Aggregare in funzione evolutiva le imprese grandi, medie e piccole della sicurezza, provare a tenere unita una buona parte (quella che guarda al mercato con speranza e onestà di intenti) della vigilanza, con le sue infinite diversificazioni, ha costituito, costantemente, il nostro obiettivo principale, un focus che non abbiamo mai perso di vista e che anzi, nonostante il momento difficile, cercheremo, dal limbo nel quale precipitiamo, di non abbandonare, magari provando a rivitalizzare aggregazioni, oggi più di ieri indispensabili, nell’interesse di tutti quei soggetti imprenditoriali medi e piccoli che qualcuno vorrebbe far sparire da quel mercato nel quale ogni impresa dovrebbe poter avere opportunità e garanzie. Si tratta certo di iniziative coraggiose, come quella di promuovere, ad esempio, lo sviluppo di una nuova società consortile di sicurezza, un’esperienza che nel recentissimo passato non c’ha dato quei risultati che avremmo invece meritato di ottenere.
La suicida politica del sottocosto, che ha già ridotto allo stremo moltissime imprese negli ultimi tre anni, ha invece tarpato le ali ad un’idea di aggregazione imprenditoriale pulita, limpida, che ad ogni modo insisteremo nel rivitalizzare.
La Ronda, insomma, chiude i battenti. Ma non ci diamo per vinti, ed insisteremo, proveremo in ogni modo a trovare
una soluzione, a scovare forme differenti, modalità che ci permettano di continuare a fare il nostro lavoro nella maniera che conoscete, l’unica che riteniamo possibile, e cioè restando liberi di informare e, perchè no, di fare formazione in un mondo votato sempre più alla dequalificazione, al servilismo.
Questo strano mercato e la crisi economica ci stanno “facendo fuori”, alla stregua di altre tante aziende che si vedono costrette a chiudere i battenti per mancanze di prospettive o di liquidità.
La globalizzazione e gli eccessi di un libero mercato volutamente malinteso ci consegnano imprese ridotte all’osso da intermediatori spuri, colpevolmente tollerati a livello istituzionale, fomentati dalla pratica generalizzata del clientelismo, secondo alcuni del banditismo.
Registriamo inoltre una crescita nella nascita di società “civetta”, dannose per le risorse dello Stato, costituite per perpetrare l’illegalità, il dumping, imprese che non versano contributi, iva e che attraverso la cessione di rami aziendali, vengono smembrate e riavviate in un ciclo perverso, con l’unico risultato di ricominciare a generare perdite e a far danni a discapito delle aziende virtuose e della collettività.
Pretenziosamente o “positivamente” abbiamo utilizzato la parola “pausa”, quasi per un’inconscia aspirazione intima che ci spinge ancora, forse cocciutamente, verso un sentimento di speranza nei confronti del nostro prossimo futuro, seguendo quel proverbio risaputo al quale sentiamo di dover ricorrere, anche per una piccola e voluta consolazione intellettuale.
Il nostro intento dunque (ma in questo momento è molto p iù un auspicio) resta quello di continuare a svolgere la nostra funzione che professionalmente (lo dicono i nostri lettori) abbiamo portato avanti per oltre vent’anni, utilizzando questa dovuta e inevitabile pausa “riflessiva”, anche per ripensare il progetto editoriale, ridiscuterlo e magari poterlo riproporre, grazie a sponsor consapevoli, nei primi mesi del 2010. Un nuovo modello di rivista, che possa continuare a informare, a far emergere gli illeciti e le positività, insomma a dare spazio alle proposte, alle voci, ai lamenti e, se la situazione peggiorasse, alle urla di imprenditori onesti e lavoratori.
Ci si augura che le aziende di questo settore trovino la forza per reagire e riprendersi da questa fase discendente - un’opportunità viene offerta dal recente Decreto sulla sicurezza in ambito portuale che fa giustizia sull’utilizzo improprio di custodi - portieri e figure raccogliticce - invertendo la tendenza emersa chiaramente anche nel corso della XVIIa edizione del SicurEurope (a dire il vero nemmeno la cabala ci ha assistito), affinché venga scongiurato l’amaro presagio che prefigura gli “ultimi giorni” di una categoria, quella della vigilanza , della sicurezza, che, in virtù di un diffuso libertinaggio, più che liberismo, da più parti ormai, sembra ripugnata e respinta adducendo pretenziosamente l’idea di un “tanfo” d’antico.
Buona fortuna a tutti.
Fulvio Valandro

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