Assemblea Generale Assiv: sintesi dei lavori

By admin at 19 novembre, 2009, 1:38 pm

Come previsto e annunciato si è tenuta a Roma, presso la sede di Confindustria, l’assemblea generale annuale dell’Assiv (Associazione Italiana Vigilanza). Nella fase aperta al pubblico, alla presenza di media, si è registrata l’affluenza di molti istituti richiamati dall’evento e dalle partecipazioni istituzionali di rilievo. Il Presidente Balestero ha aperto i lavori con un certo ritardo in attesa dell’arrivo del Ministro del Lavoro, il senatore Maurizio Sacconi il quale aveva assicurato la sua partecipazione. Chi si trovava a Roma il 17 novembre avrà notato che la Capitale era attraversata da più di un corteo e da incontri istituzionali come l’Assemblea della Fao. Per tali motivi si temeva che il Ministro fosse costretto a dare forfait come del resto poi è accaduto. Quindi alla presenza del Presidente di Confindustria Anie Guidalberto Guidi e del Sottosegretario on. Alfredo Mantovano hanno preso il via i lavori con la relazione del Pres. Matteo Balestrero che ha affrontato temi scottanti quali: il sottocosto, le gare d’appalto, il ruolo nefasto di alcuni network e degli auspicabili e urgenti chiarimenti a seguito delle riunioni della Commissione Consultiva centrale. Mantovano ha invece ribadito ciò che molti lettori e operatori già sanno, ovvero che sono al vaglio iniziative che dovrebbero far chiarezza in questo settore. Ma che purtroppo esistono dei tempi tecnici da cui non si può prescindere. E’ a tutti noto che con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 5 Novembre entra in vigore il D.M. 154/2009 che prevede l’utilizzo di sole gpg per i servizi di security portuale. I nostri lettori che hanno seguito le anticipazioni del nostro convegno SicurEurope sanno che questo decreto era di imminente pubblicazione così come evidenziato dall’intervento del dr. Vincenzo Acunzo. Decreto che va a fare chiarezza sull’utilizzo improprio di addetti al portierato nell’espletamento di vari compiti espressamente indicati e chiariti dalla norma tra i quali il controllo dei varchi, il controllo badges, la vigilanza sottobordo, il controllo dei macchinari radiogeni e dei portali a mezzi di metal detector, compiti esclusivi degli istituti di vigilanza a mezzo di guardie particolari giurate. Questa buona notizia dovrebbe favorire  gli istituti di vigilanza nella lotta contro quell’abusivismo di ruoli strisciante da noi e da loro ampiamente denunciato. E’ chiaro che a questo punto, come negli aeroporti, entra in ballo un discorso di qualità e professionalità nonchè di formazione e scolarità adeguate. Inoltre il sottosegretario ha parlato del progetto Mille occhi sulla Città, un protocollo di scambio di informazioni tra diversi operatori di sicurezza, forze di polizia e istituti di vigilanza sul quale torneremo a tempo debito. Questa breve sintesi per annunciare di seguito la pubblicazione integrale della relazione del Presidente Assiv Balestrero.

Spettabili Autorità, gentili Ospiti, Colleghe, Colleghi,

un saluto a Voi tutti e un ringraziamento di cuore per una nuova partecipazione tanto qualificata e così straordinaria a questa nostra Assemblea.

Vedere di nuovo la sala così gremita ad un anno di distanza non può che farmi enorme piacere e costituisce, al contempo, una testimonianza evidente delle tante aspettative che nutre il settore.

Non posso sin da ora non ringraziare personalmente il Senatore, Ministro del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi, che con la sua  presenza, oggi, ci onora, dimostrando peraltro, con concreti provvedimenti, una sensibilità e una attenzione assolutamente fuori dal comune.

Non da meno è la partecipazione dell’Onorevole Alfredo Mantovano, da sempre e sempre più riferimento della nostra categoria, nelle cui sapienti e preparate mani è affidato buona parte del futuro di questo comparto. Per concludere con la partecipazione del nostro Presidente, Guidalberto Guidi, quale - non è più una novità - Padrone di casa.

Nel corso di quest’anno molti fatti sono occorsi, alcuni di grande rilievo e importanza per il nostro settore, alcuni positivi, li citerò volentieri, altri, ahimè, certamente molto negativi.

Partirò  da uno di quelli più spiacevoli, (perdonatemi mi tolgo subito il dente) e cioè l’aggiudicazione con i primi dell’anno di due appalti,  entrambi primari, riferibili al mondo bancario. Dico primari perché parliamo di appalti per decine di migliaia di ore di lavoro e per la valenza che queste due società hanno nel panorama Nazionale, con il rischio, pericolosissimo, purtroppo puntualmente realizzatosi, di un effetto domino. Decine di migliaia di ore,appaltate ad una tariffa oraria di 16,40 euro, per servizi che impiegano esclusivamente manodopera per la quale non è possibile effettuare alcuna economia di scala, essendo il costo del lavoro, per sua natura incomprimibile. Servizi, che secondo il DPR n.153 del 6/10/2008 sono da considerarsi quali complementari alla sicurezza pubblica da svolgersi obbligatoriamente con personale armato, sottoposto al CCNL della vigilanza privata sotteso ad un tariffa, salvo eludere qualche istituto contrattuale – previdenziale o assistenziale - che produce una perdita di almeno 4 euro l’ora. Beh, permettetemi di dire che quanto accaduto è vergognoso, non degno, non solo di chi, a giusto titolo visto il primo margine operativo lordo della gestione caratteristica al 31/12/2008, pari a circa 8 miliardi di euro, si vorrebbe ergere a campione nazionale, ma neanche dell’ultimo degli “scalzacane”. Fa sorridere che nei citati contratti si richiamino più volte la regolarità contributiva, assistenziale, previdenziale, il rispetto delle normative vigenti, financo l’applicazione di condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi applicabili, salvo poi procedere con l’assegnazione al massimo ribasso e ad una tariffa in nessun modo compatibile con il rispetto di queste voci.

In questo senso parole di grande valore e significato quali EQUITA’, INTEGRITA’, ECCELLENZA, TRASPARENZA, finiscono incredibilmente per perdere qualsiasi valore se non quello residuale di un po’ di inchiostro sull’immancabile codice etico.

Pure secondo noi sono stati sottovalutati, o non pienamente compresi, i rischi cui queste due aziende si sono sottoposte. L’articolo 29, comma 2, del d. lgs. 276/2003 dispone che, in presenza di un appalto genuino di opere o di servizi, “il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali ulteriori subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e i contributi previdenziali dovuti”. Tale vincolo di solidarietà dovrebbe riguardare anche le contribuzioni da versare agli enti esercenti forme di previdenza complementare.

Proprio in questi giorni si iniziano a manifestare nel nostro settore i primi casi.

Ministro, so di dire qualcosa, forse in controtendenza, vista anche la situazione generale dell’economia che potrebbe suggerire una linea più soft, ma su questi temi non possiamo non invitarla, con grande forza, a mantenere alta la guardia. Così come sarebbe utile per questo settore, complementare alla sicurezza pubblica, abbandonare il sistema di aggiudicazione al massimo ribasso, i cui risultati sono evidenti a tutti, in ragione di un più corretto criterio di aggiudicazione quale quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa.  Scusatemi lo sfogo ma il tema è essenziale e mi si perdoni se dico che la risposta che era lecito attendersi, soprattutto in termini di controlli, come da nostra richiesta/esposto del 22 Gennaio scorso, è stata, nei fatti, decisamente al di sotto delle possibilità e delle aspettative. Passando a cose decisamente più positive, sarei colpevole se, nuovamente, (è una buona abitudine annuale), non ringraziassi il Ministro Sacconi per avere emanato, con decreto dell’8 Luglio 2009, le tabelle riguardanti il costo medio orario del lavoro per il personale dipendente da Istituti di vigilanza privata a livello Nazionale. Costo che nel caso di un “vigile” del Centro Nord inquadrato al IV livello è pari a 21,23 Euro/ora. Vale la pena ricordare che tale costo non comprende quello che deriva da accordi territoriali di secondo livello ove presenti.

Grazie!

Abbiamo anche provato Ministro a sdebitarci subito manifestando, nelle opportune sedi, la nostra disponibilità a siglare - in anticipo sul rinnovo del CCNL - un accordo per  il mantenimento dei livelli occupazionali in caso di cambio di appalto. Un vero e proprio ammortizzatore sociale a costo zero per lo Stato Italiano. Purtroppo per ragioni non sempre lineari, in questa fase, non è stato possibile arrivare ad una sintesi che non disperiamo si possa però ottenere, se ancora di attualità, all’interno di una contrattazione più ampia.

Contrattazione che, va detto, si preannuncia  però complessa, vista la sensazione, ma farei meglio a dire la certezza, da parte delle aziende, di non riuscire a ribaltare sulla propria clientela neanche una minima parte dei  costi che produrrà il rinnovo contrattuale. Fatto questo, di per sé già preoccupante, che acquisisce ancora maggior rilievo se si considera - ne siamo tutti consapevoli - in quale stato versi il settore già da svariati anni.

Un costo secco che, in pochissimi fortunati casi, ridurrà i margini mentre, nella stragrande maggioranza, andrà semplicemente ad aumentare le perdite. E’ un problema comune, non solo aziendale, al quale, insieme con le Organizzazioni Sindacali, dobbiamo riuscire a dare una risposta adeguata. In questo senso Enti Bilaterali (emblematico il caso del Lazio) e commissioni paritetiche possono svolgere un ruolo importante, in aggiunta ad un nuovo avviso comune che riteniamo indispensabile e a rinnovate norme comportamentali.

In questa sede non possiamo non fare alcune considerazioni e proposte in merito ad una delle principali cause di questa situazione. Penso al fenomeno “degenerato” riconducibile alla intermediazione di appalti di vigilanza privata ad opera di aziende autorizzate ex art.115. Oggi, sarebbe facile e politicamente produttivo, chiedere, in questa sede, una revisione della norma che escluda questa tipologia di aziende dal nostro settore. Otterrei dei facili applausi, cui però nei fatti, seguirebbe poco.

La sicura riconducibilità di tali attività all’esercizio della libertà di iniziativa economica, garantita dall’art. 41 della Costituzione, rende particolarmente problematica l’introduzione di un divieto generale dell’intermediazione sia pure riferito al solo settore dei servizi di vigilanza privata. Poco fa dicevo “degenerato” perché si è passati dallo svolgere una “legittima” attività di intermediazione ad una talmente penetrante nell’attività del subappaltatore, da renderlo mero esecutore o “nudus minister” violando il principio di personalità delle autorizzazioni di Polizia e del divieto di rappresentanza nelle attività autorizzate. Ma la situazione attuale che definire critica è eufemistico, che ha portato ai risultati di cui sopra, deve trovare una soluzione .

Tre gli interventi che proponiamo:

1) Introduzione, per via legislativa, del divieto assoluto di subappalto dei servizi di vigilanza privata per le imprese di intermediazione professionale autorizzate ex art. 115 del TULPS. A tali imprese rimarrebbe consentita solo l’attività di intermediazione finalizzata a mettere in relazione soggetti tra i quali, anche per il tramite di idonei poteri di rappresentanza conferiti all’intermediario, si instauri un vincolo contrattuale diretto.

2) Introduzione, per via legislativa, di limiti al subappalto tra imprese di vigilanza autorizzate ex art. 134 del TULPS, attraverso l’obbligo posto a carico dell’impresa subcommittente di svolgere direttamente una percentuale significativa pari almeno al 50% dei servizi di cui risulti appaltatrice.

3) Introduzione, per via legislativa o regolamentare, di un obbligo di comunicazione alle autorità pubbliche o, meglio ancora, di pubblicità diffusa (magari in modalità “on line” su un apposito sito web) dei contratti stipulati dalle agenzie d’affari con i loro committenti. Ovviamente valutando l’opportunità di selezionare i contenuti contrattuali per i quali non si pongano esigenze di riservatezza e limitando il regime di pubblicità solo ad alcune categorie.

Tre proposte che riteniamo sostenibili e che, se accettate, potrebbero risultare risolutive per uno dei principali problemi che affliggono il settore.

Rivedere la norma in merito alle aziende di intermediazione è indispensabile e improcrastinabile, pena la sopravvivenza del settore, ma di per sé non  sufficiente.

Più volte abbiamo sostenuto la necessità che sia rivisto l’attuale testo del art. 256 bis del DPR che vada a definire, una volta per tutte, il nostro perimetro operativo. Modifica  tanto più necessaria visto che, avverso tale articolo, è già pendente un ricorso al TAR. Ma chiediamo anche che sia fatto rispettare ciò che già oggi è previsto di nostra esclusiva pertinenza (art.18 legge 155/2005),  come i servizi di vigilanza all’interno dei porti in cui, troppo spesso ancora ci si affida ad aziende prive dei necessari titoli e, ancor più grave, senza che dalle Autorità siano presi i giusti provvedimenti.

Riteniamo infine che debbano essere aggiornate le cause di revoca della licenza previste all’art.257 quater in cui giustamente si fa menzione alla parte contrattuale, assistenziale e previdenziale, ma nulla si dice per quanto attiene a quella fiscale/tributaria. Non vorremmo che passasse il principio che sia giusto pagare i contributi, ma che si possa chiudere un occhio su tasse e IVA. Emblematico il caso di imprenditori che, nell’appalto sopracitato, dichiarano di essere pagati non 16,40 euro/ora, ma 19,68 considerando evidentemente la cifra lorda… Un vantaggio competitivo, pari almeno al 20%, evidentemente incolmabile e sinceramente, per chi opera nel rispetto della legalità e per mezzo di un titolo di pubblica sicurezza, inaccettabile. Così come per i contributi, è dimostrabile la propria regolarità attraverso il possesso del DURC, stessa cosa è possibile fare per tasse e IVA con i carichi pendenti risultanti dall’anagrafe tributaria.

In coerenza con quanto appena richiesto, ASSIV si appresta a varare una riforma del proprio regolamento Associativo che preveda la possibilità di adesione solo se l’azienda richiedente attesti la propria regolarità contributiva presentando DURC, carichi pendenti risultanti dall’anagrafe tributaria e previa consultazione con delegato regionale.

Tra i fatti positivi di maggior rilievo non posso non citare l’avvio della Commissione Consultiva Centrale.

Da tale tavolo, inutile negarlo, ci aspettiamo molto, convinti come siamo che questa sia l’occasione giusta, non solo per rispondere alle eccezioni mosse dalla Corte di Giustizia Europea, ma anche l’occasione, forse ultima, per qualificare e rilanciare questo settore.

L’elaborato su cu si sta lavorando, ancora non certamente definitivo, ma su cui siamo convinti si possa addivenire ad una sintesi condivisa, ci sembra orientato nella giusta direzione con novità - cui plaudiamo - di grande rilievo. Penso alle norme generali che sottendono ad un regolamento unico nazionale per i servizi di vigilanza e trasporto valori, provvedimento invocato da anni, finalmente in dirittura di arrivo, che consentirà una più agevole e razionale gestione delle aziende.

Procedendo su questa strada sarà, però, necessario individuare una regolamentazione alternativa ai sistemi tradizionali di trasporto valori che vede nell’uso della tecnologia la migliore difesa dei valori trasportati e - ancor più importante - la massima garanzia di sicurezza per i lavoratori.

Così  come ci piace il principio di autorizzazioni a fasce purché siano individuati degli ambiti certi cui corrispondano predeterminati requisiti di qualità minimi. Siamo inoltre favorevoli ad un sistema di garanzie che passi attraverso assicurazioni e cauzioni, misure che riteniamo adeguate e proporzionate all’obiettivo. Uno strumento di persuasione forte nelle mani delle Amministrazioni con un costo per le aziende sostenibile e un controllo indotto, da parte degli enti erogatori, che potrebbe essere molto utile.  Stesso dicasi per gli standard minimi per attrezzature, dotazioni logistiche e tecnologiche per centrali operative sedi e caveaux.

Un sistema così fatto, se rispettato, è il giusto preludio affinché nella competizione a prevalere siano le aziende più organizzate, in termine di marketing, di rete vendita di ricerca e sviluppo, di organizzazione e non, come troppo spesso ancora oggi accade, semplicemente quelle più disinvolte. Innegabile che il punto critico di tutto l’impianto, che vede in queste nuove regole una opportunità e non dei costi sostenuti da pochi, sarà la capacità dell’Amministrazione di far rispettare quelle stesse regole ovunque sul territorio Nazionale.

Oggi più  di ieri abbiamo bisogno di controlli, controlli e ancora controlli cui seguano altrettanto seri e rigorosi provvedimenti. Non ci si dica che il rischio è quello di far chiudere alcune aziende (per inciso che dovrebbero aver già chiuso da anni) con i conseguenti problemi occupazionali, non lo possiamo accettare, convinti che i livelli occupazionali non siano fatti dalle Prefetture, ma dal mercato per cui l’unica reale conseguenza sarà quella di un mercato più sano con l’assorbimento di quei lavoratori da parte di aziende serie con un miglioramento effettivo per tutti.

Pochi giorni fa il Sottosegretario Mantovano ci ha illustrato la sua volontà di rilanciare un progetto già noto e che ci sta particolarmente a cuore, che si chiama Mille Occhi sulle Città.

Il progetto si basa sulla collaborazione informativa tra Istituti di vigilanza privata e organi di Polizia per il monitoraggio di situazioni o accadimenti di interesse per la sicurezza pubblica e urbana. E’ un progetto che condividiamo e per il quale diamo da subito, pubblicamente, la nostra piena disponibilità. Il progetto sottende ad un ruolo sociale della vigilanza privata, di cui siamo convinti sostenitori, tanto da augurarci che questo sia solo il preludio, il primo passo, per una collaborazione più ampia cui miriamo. Non posso però non segnalare come questa giusta iniziativa sia caratterizzata da un indirizzo, che apprezziamo molto, differente rispetto al protocollo firmato il 14/7/2009 dal Ministro dell’Interno con Confcommercio e Confesercenti che prevede la possibilità di collegare, gratuitamente, sistemi di videosorveglianza e antirapina installati presso esercizi commerciali, con le centrali operative delle FF.OO., erodendo il nostro mercato e - a nostro parere - creando solo difficoltà a strutture che già oggi, con i fondi disponibili sono costrette a fare i salti mortali. Un detto popolare rende bene l’idea “non si può contemporaneamente fischiare e ciucciare”.

Ho una visione per questo settore.

Il problema sicurezza nel nostro Paese, come è dimostrato da molteplici indagini, tra cui cito quella dell’ISPO del Prof. Renato Mannheimer, è particolarmente sentito, tanto che quasi l’80% della popolazione ravvisa una percezione di maggiore insicurezza rispetto al passato. In ragione di questa chiede al Governo di procedere con nuovi importanti provvedimenti. L’Italia però, giova ricordarlo,  è il Paese con il terzo debito pubblico del mondo. E’ un Paese che chiuderà con un PIL 2009 negativo di quasi 5 punti. Si aggiunga la constatazione  che in Europa siamo il Paese con il più alto numero di addetti delle Forze dell’Ordine (in valore percentuale e assoluto) in rapporto alla popolazione. Situazione non semplice, come emerge dalla relazione unitaria sul quadro finanziario del Ministro dell’Interno e dalle ultime due finanziarie, entrambe caratterizzate da una riduzione delle somme disponibili.

Da qui due sono le possibili soluzioni:

- La prima vede la propria risposta nel volontariato. Al di là dell’efficacia, quantomeno dubbia e sorvolando sui rischi, connessi alla difficoltà di un coordinamento del proprio operato con le Forze dell’Ordine, ritengo personalmente questa scelta quasi una resa incondizionata delle Amministrazioni. La certificazione della propria incapacità di saper fornire una risposta adeguata ad un problema reale.

- La seconda che, per evidenti motivi preferiremmo, è invece correlata alla possibilità di procedere delegando, per quanto di competenza, ad un privato sotto lo stretto controllo della Pubblica Amministrazione, potendo così razionalizzare il proprio intervento e rendendolo, quindi, maggiormente efficace.

La Vigilanza Privata oggi, legittimamente, si candida a ricoprire tale ruolo.

A Voi il compito di fare in modo che quella che per Noi, oggi più che mai può costituire una opportunità primaria di sopravvivenza e di crescita, possa divenire un domani, per il Paese, una straordinaria opportunità.

Grazie a tutti.

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