XVII Convegno SicurEurope. Alcune anticipazioni

By admin at 13 novembre, 2009, 6:15 pm

Norme poco precise, poco realistiche (in attesa di quattro decreti attuativi), stanno logorando la categoria. Abbiamo discusso sul testo di modifica intervenuto con urgenza (il cosiddetto salva - infrazione dovuto alla condanna della Corte Europea), che da una parte ha legiferato, ma che contestualmente ha spalancato le porte a società di altra natura, che non vengono regolamentate, non hanno obblighi nei confronti delle istituzioni, appartengono al libero mercato dei servizi cosiddetti generalisti per cui non occorre - salvo accorte politiche aziendali - dare garanzie di moralità ed affidabilità, e vengono però genericamente indicate a svolgere ed a sostituirsi per prestazioni di sicurezza. A limite potremmo parlare di attività di services (pulizie, accoglienza, custodi - portieri svolte a mezzo di operatori per lo più improvvisati e/o part - time a costi bassissimi) in qualche modo fiduciarie, ma non di sicurezza tra le quali si annidano vere e proprie società abusive e spacciandosi per poliziotti o polizia locale, società di vigilanza privata di cui recentemente la cronaca ci ha offerto esempi che destano preoccupazione.

Non dico nulla di nuovo, tra l’altro basta andare in un ipermercato e si può agevolmente notare personale in divisa non armato con compiti di sorveglianza e accoglienza che sfociano in veri e propri servizi di vigilanza. Perchè si ricorre a questo? Semplicemente per una questione di costi, che hanno senza dubbio la loro importanza ma in qualche modo danno l’idea che chi assume questi soggetti poi si assuma anche il rischio, non ricorrendo a professionalità specifiche, per cui chi pagherà il conto in caso di aggressione, danneggiamenti, rapine etc?

A nostro modo di vedere si è abbassata la soglia di garanzie di sicurezza considerando che circola molto denaro e nel caso di grandi centri commerciali assistiamo ad una particolare concentrazione di persone e merci di un certo valore. Luoghi sensibili che richiederebbero solo guardie giurate? Siamo dell’idea che più professionalità debbano coesistere in ruoli diversi in quanto comunque trattasi di obiettivi a rischio poichè circola tanta gente, malintenzionati, nessuno escluso.

Cronaca parziale della prima giornata

Pubblicare queste lunghe serie di pagine (qualora si abbia voglia di affrontare una lunga e corposa lettura) può servire a motivare imprenditori sfiduciati e suggerire loro di non disertare l’ultima occasione data martedi 17 a Roma  presso la sede di Confindustria dall’Assemblea annuale dell’ASSIV che nella parte aperta al pubblico dalle h: 11,15, registrerà la presenza del Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e del Sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano. Come già accaduto in precedenti occasioni, vi sarà la partecipazione di media e potrebbe esserci spazio, ce lo auguriamo, per interloquire con rappresentanti istituzionali anche per singoli interventi di imprenditori.

Al riguardo, volendo fornire una traccia, riprendiamo alcuni parziali interventi della prima giornata di lavori del SicurEurope, quali quelli del dr. Raffaele Zanè, vicepresidente ASSIV e del dr. Diego Agus, direzione generale per la tutela della concorrenza AGCM, in risposta al primo.

Intervento del dr. Raffaele Zanè

Io ho seguito l’intervento del dottor Agus che indubbiamente dal punto di vista giuridico è inoppugnabile, però io che sono un imprenditore devo fare dei rilievi, e devo farne proprio all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che peraltro era mio cliente e che adesso ha invece scelto di cambiare istituto, scegliendo una società che fra le altre cose son sicuro sia andata sotto tariffa. Dal punto di vista teorico insomma va tutto bene, poi bisogna fare i conti al momento di pagare i propri dipendenti, quando deve gestire e programmare i costi negli anni in cui c’è programmato già un rinnovo di contratto collettivo nazionale, c’è poi da fare i conti sulla tipologia di servizio. Io mi son trovato ad esempio a riscontrare, nel caso del contratto relativo alla sicurezza dell’Autorità, che la concorrenza è andata sottocosto. Nonostante questo il Garante non ha considerato questo rilievo, e cioè che il servizio, per poter essere svolto in maniera opportuna, richiedeva dei requisiti.

Quali sono i requisiti?

Innanzitutto l’istituto dal punto di vista normativo dev’essere indiscutibile. Dopodichè la tipologia del servizio dev’essere vista nel suo insieme, vale a dire che se viene chiesto un servizio frazionato io devo ovviamente farlo effettuare da più soggetti (nel caso specifico dell’Autorità si trattava di 2 ore la mattina e 4 al pomeriggio), quindi con un utilizzo di auto che si spostano da un punto all’altro.

Tralasciando comunque il caso personale che vede protagonisti l’Autorità, intesa come utente e la mia impresa, faccio un altro rilievo al dottor Agus.

Sempre più si stanno presentando dei capitolati di gara dove l’anomalia dei requisiti è di tutta evidenza, dove viene praticamente già segnalato il soggetto che dovrà vincere la gara, soprattutto nella città di Roma e Milano. Parlo dei grandi appalti, di gare che movimentano migliaia di guardie giurate.

Su questo tema i rilievi dell’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato sono stati quasi inesistenti. Questo è un tema estremamente delicato, perché queste gare sono in tutta evidenza manipolate.

Occorre sicuramente essere molto precisi nella disposizione dei fatti, nel mercato, occorre che i soggetti che si presentano a fare vigilanza siano puliti, occorre che al nostro interno si faccia pulizia e che le autorità evidenzino le molte anomalie, le molte storture, che in questo momento esistono.

Continuando così la categoria, per colpa di pochi, continua ad essere chiacchierata, mentre tutto il sistema trae detrimento.

Oggi noi, come categoria, come associazione, come imprenditori, abbiamo una grande responsabilità, che è quella di dare giustamente risposta alle istanze dei lavoratori che in questo momento si trovano a rinnovare i loro contratti. Per far questo abbiamo però bisogno di risorse, e queste risorse devono venir fuori da una pulizia di mercato che corrisponda ad una garanzia di tariffe, ad una certezza di tariffe giuste, di pulizia nel senso di appalti regolari e di un corretto confronto con tutte le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Per far questo occorre che si sviluppino nella pratica ed ottengano risposta due temi importantissimi, quello del cambio d’appalto, che ritengo debba essere considerato tout court, senza ripensamenti o pensieri di paletti che si interpongano nella sua chiarezza di visione. E poi il soggetto economico che utilizza il 115 e che ha fatto un gravissimo danno a tutto il settore, portandolo, praticamente all’annientamento. Ha distrutto i piccoli ed i medi istituti, che costituivano la base economica, la base del futuro sviluppo della categoria, gli ha stroncato le gambe utilizzando un sistema che non ha nulla in quanto a regolarità economica, a beneficio solo ed esclusivo di alcuni soggetti speculatori, soggetti, in qualche caso, di dubbia provenienza, dequalificando il mercato.

Tale dequalificazione ha riguardato anche i servizi, le guardie giurate, le imprese.

La risposta, se non può arrivare dalle istituzioni, credo possa invece giungere dal confronto diretto fra le organizzazioni delle imprese e quelle sindacali.

E’un tema molto delicato, ma estremamente importante per la sopravvivenza della categoria.

Grazie

Intervento del dr. Diego Agus

Intanto alcune brevi considerazioni. Io non ritengo che l’attività in oggetto debba essere svolta in assenza di regola, o in nome di una concorrenza assoluta.

Probabilmente è più un problema di prospettive.

L’Autorità non ritiene che la concorrenza significhi lasciar morire le imprese, per molti sensi quello concorrenziale è un concetto freddo. Anche la scuola di Chicago ha avuto delle critiche sotto questo profilo. La concorrenza non deve essere sorda a quelle che sono le esigenze di varia natura che si prospettano a chi fa impresa.

Ciò non vuol dire che la regolamentazione, di cui c’è urgente bisogno, debba intervenire limitando la concorrenza, perchè queste poi producono sul lungo periodo degli effetti negativi anche sulle imprese.

Sul problema delle gare e del servizio sottocosto l’Autorità non ha formalmente il compito di verificare se una tariffa sia o meno al di sotto dei prezzi sostenuti dall’impresa, il lavoro dell’Autorità mira invece a far si che l’impresa possa determinare il più liberamente possibile il prezzo al quale offrire uno specifico servizio sulla base di un calcolo che è interno e che non può essere fatto da soggetti esogeni che non sono a conoscenza degli elementi necessari per svolgere tale calcolo.

Il prezzo di una prestazione si compone di diversi fattori di costo che conosce l’impresa che determina il prezzo.

Se poi la determinazione del prezzo avviene in violazione di una serie considerevole di disposizioni che contraddistinguono lo svolgimento dell’attività imprenditoriale, questo è un ambito su cui l’Autorità non ha competenza.

Non è un lavarsi le mani di quelle che sono le problematiche che affrontano le imprese, ma la gara, che è uno strumento di concorrenza per il mercato, serve a far sì che si ottenga da una parte un beneficio per l’amministrazione e dall’altra di consentire al più ampio numero di soggetti di parteciparvi.

I tre principi fondamentali che governano l’azione pubblica, economicità, efficienza ed efficacia sono garantiti attraverso lo strumento della gara. Se poi nell’ambito della gara vengono effettuate delle offerte che non rispondono a dei costi che dovrebbero e non sono sostenuti da imprese che hanno quindi la possibilità di presentare offerte sottocosto, è la regola che è stata violata per offrire quel servizio sottocosto che andrebbe verificata, anche perché non vorrei che l’Autorità fosse l’unica istituzione ad essere presa di mira perché parla, perché fa quello che deve fare.

Onestamente ritengo che molta parte di questa problematica dev’essere attribuita a chi deve svolgere un’attività di vigilanza rispetto alle norme che vengono violate al fine di offrire dei servizi sottocosto

Peraltro non dimentichiamoci che se un’impresa offre un servizio sottocosto per un lungo periodo alla fine dovrebbe uscire dal mercato. Se non esce dal mercato evidentemente non ha quei costi. Se non ha quei costi, previsti dalla legislazione vigente, evidentemente il problema si sposta sulla verifica del rispetto della suddetta legislazione.

Nello specifico, per quanto riguarda i capitolati di gara, rispetto ai quali il dottor Zanè denunciava prima gravi ed evidenti anomalie, dal 2006 l’Autorità di Vigilanza sui Lavori ed i Contratti Pubblici ha visto aumentati i propri poteri al fine di verificare le situazioni di anomalie nelle procedure d’appalto.

L’Autorità garantisce il libero espletarsi delle regole del gioco concorrenziale, non regolamenta, non interviene sulle regolamentazioni, non ha il compito di far rispettare le regolamentazioni, compito che spetta ad altri poteri pubblici.

L’Autorità verifica che non vi siano condotte anticompetitive nell’ambito di un mercato dove le imprese più efficienti ampliano le proprie fette di mercato, le altre le perdono.

Questo è il libero alternarsi del gioco di mercato. E’ chiaro che poi nondimeno ci sono esigenze di tipo sociale ed occupazionale che vanno affrontate, ciò è evidente, il compito dell’Autorità è quello di applicare la disciplina concorrenziale.

Le altre violazioni vanno perseguite dai soggetti deputati a farlo.

Fulvio Valandro – Io ritengo che l’Autorità sia stata investita da denunce fatte da singoli operatori, non ne ho la certezza ma credo di sì. Lei ritiene che una società autorizzata da una licenza di polizia possa essere valutata alla stregua di soggetti, mi riferisco ai network, che questa licenza non la possiedono? Ritiene che possano essere messi sullo stesso piano?

E’giusto insomma ritenere una società che presta servizi di vigilanza alla stregua di un società che intermedia servizi di vigilanza? Le pongo questa domanda perché credo che nel caso di servizi per gli istituti di credito ci sia stata una forte battaglia da parte di operatori che si sono visti sostituiti da questi soggetti intermediari.

Agus – Bisogna fare una distinzione. La sede deputata al fine di verificare se un soggetto può svolgere o meno attività di intermediazione è quella legislativa.

Non v’è dubbio che in alcuni casi lo strumento dell’intermediazione può essere utile al fine di accrescere il bacino d’utenza di alcuni operatori più piccoli.

Bisogna poi dire che la concorrenza potrebbe essere esercitata direttamente dagli imprenditori che eliminando i costi di intermediazione potrebbero aggiudicarsi le gare.

L’apertura del mercato in senso ultraprovinciale permette alle aziende di presentarsi direttamente alle procedure d’appalto eliminando un costo che poi va a ricaricarsi direttamente sull’utente.,

Parziali interventi della seconda giornata

Ma tornando al SicurEurope e alla seconda giornata si è discusso di qualità e sicurezza, delle norme stringenti che provengono dall’Europa e che hanno fatto chiarezza sulla sicurezza portuale ed aeroportuale (gli interventi dei relatori sull’argomento: la dr.ssa Giuseppina Lacriola, Direttore Security ENAC, e del dr. Pietro Leoni, Security Manager Terminal Porto di Civitavecchia unitamente a quelli di altri relatori saranno pubblicati integralmente sulla rivista) ma ancora rimangono dei dubbi, ad esempio, sulle banche: sono o no considerabili obiettivi sensibili? Si movimenta molto denaro, si rischiano rapine e stress per gli impiegati, per cui io ritengo assurdo possano non essere considerate tali. Di questo ed altro si è discusso nella due giorni di lavori congressuali dalla quale abbiamo messo sul sito una breve sintesi. Ritorniamo sull’argomento per dare ulteriori informazioni perchè possano essere da stimolo per tutti quegli imprenditori della vigilanza privata che non intravedono soluzioni, almeno nel breve periodo, a tal punto che ormai non vanno neanche più a difendere i propri interessi sia in questa sia in altre manifestazioni. Siamo stati informati che l’ultima conclusasi ieri ed organizzata e gestita da un operatore (con altre risorse e possibilità rispetto alle nostre di editoria pura ormai alla canna del gas) proprietario di un’altra rivista di settore, ha registrato, con merito, grande affluenza per i convegni di taglio tecnico - professionale, tenutisi in due sale separate mentre nella terza, dedicata alle problematiche della vigilanza privata, che vedeva tra i relatori esponenti delle associazioni di categoria, ci dicono (perchè non vi abbiamo partecipato) si contavano all’incirca venti presenze, poco meno di quelle registrate in occasione della XVIIa edizione del nostro convegno SecurEurope.

Non c’è più voglia di discutere, di dibattere, c’è scoramento, per essere stati messi di imperio, dalla deregolamentazione in atto, ai margini del mercato in qualità di servizi residuali. Sic! La mancanza di partecipazione al nostro e ad altri convegni io la leggo quasi come una protesta, una protesta che però non posso accettare perchè mancante di contenuti.

A limite avrei potuto comprendere cento sedie piene e nessun intervento, manifestando con il silenzio il proprio dissenso e preoccupazione, ma l’assenza (nel nostro caso), dopo avere suggerito gli argomenti, dopo averci sollecitati, dopo averci fatto mettere la faccia, francamente è disarmante.

La Ronda è una rivista, ed ha comunque la possibilità di informare (finché ci riesce), di mettere nero su bianco, le risultanze di quest’incontro, ma non si può sostituire agli imprenditori.

Con questa parziale ripresa di una piccola (ma sostanziale) parte della cronaca congressuale, che i nostri lettori potranno leggere sulla rivista nella sua integrità, vogliamo segnalare alcuni interventi di relatori, che possono contribuire a dare un’idea dello spessore di alcuni argomenti trattati, come ad esempio quello del dr. Acunzo, funzionario presso il Ministero dell’Interno e del dr. Malferrari della Commissione Europea che ne riassumono parzialmente la sostanza convegnistica.

L’intervento del dr. Acunzo si allaccia al dibattito apertosi in sala in merito alla modifica legislativa apportata (in materia di vigilanza ed investigazione privata) dalla Repubblica di San Marino ma in particolar modo risponde all’intervento di un imprenditore sammarinese presente in sala.

Intervento del dr. Vincenzo Acunzo – Non dobbiamo confondere le attività. L’installazione di apparecchiature è un’attività economica e risponde alle leggi della libera circolazione in maniera piena nell’ambito dell’Unione e tramite convenzioni nel caso di paesi non appartenenti all’UE. Ci sono accordi con la Svizzera, c’è l’area Schengen.

Il problema è capire qual è il servizio. Le dico che la vigilanza privata è fuori dalle attività economiche, tant’è che è stata espressamente lasciata fuori dalla direttiva di liberalizzazione Bolkenstein, diversa ancora è l’attività di investigazione privata, dal momento che la Commissione Europea ritiene che l’investigazione debba rientrare nella Bolkenstein, pur condividendo il principio nazionale secondo cui comunque va regolamentata.

Su questi temi io lavoro dal 1996, ho vissuto tutto il cammino, ho vissuto i cammini che sono cominciati e che dopo 4 anni si sono fermati, sto rivivendo il nuovo passaggio. Noi siamo in un guado, abbiamo cominciato una rivoluzione che è innanzitutto culturale, non l’abbiamo ancora portata a termine, non ci siamo offesi per il fatto che San Marino non c’abbia preso a riferimento, dal momento che il nostro quadro non è ancora completo, avete fatto bene insomma, la dottoressa parlava di tre settimane per l’iter legislativo, da noi in tre settimane forse riusciamo a prendere un appuntamento…

Noi siamo purtroppo al centro del guado, nella parte più complicata, perchè stiamo gestendo alcuni effetti della riforma senza avere tutti gli strumenti che la riforma pensa. Abbiamo proceduto ad una revisione del regolamento d’esecuzione del Tulps e non dell’intera legge, per un motivo di tempo, visto che la sentenza della Corte di Giustizia Europea c’ha tagliato le gambe rispetto alla possibilità di operare una revisione integrale del testo, che avevamo provato a fare nel 2002 (c’avevamo messo 4 anni…) ma che non è arrivata a buon fine.

Con l’ok della Commissione stessa abbiamo quindi modificato il regolamento, che in realtà incide in maniera sostanziale sulla legge, per cui modificando il regolamento abbiamo inciso in maniera sostanziale sulla legge, tranne che per un paio di punti che la Commissione ha sottolineato e che sono stati modificati direttamente sulla legge, tramite il “salva- infrazioni”che veniva citato prima; abbiamo aggiunto il 134 bis, regolamentando la disciplina per imprese stabilite in altro stato dell’Unione Europea e relativamente alla qualifica di incaricato di pubblico servizio.

E’ chiaro che con un decreto quale il “salvainfrazioni” potevamo fare solo un intervento chirurgico, non certo modificare la legge, abbiamo cercato di contemperare le due necessità.

Il sistema che si disegna adesso è un sistema che punta a due obiettivi: la tutela del lavoro delle guardie giurate con conseguente della qualificazione professionale delle stesse e l’innalzamento della qualità dei servizi resi.

La Corte c’ha dato un calcione, facendoci correre in avanti, che il settore avesse forti criticità lo sapevamo però tutti, che le criticità riguardassero proprio la formazione, la qualificazione professionale degli operatori e la qualità dei servizi resi, ne eravamo perfettamente consapevoli.

Il problema al momento è che noi abbiamo disegnato un sistema che prevede un decreto del presidente della Repubblica, entrato in vigore il 21ottobre del 2008, che fissa le linee generali, che fa però riferimento a quattro decreti attuativi che deve adottare il Ministro dell’Interno, che non sono ancora pronti e che non sono un accessorio, perchè trattano di capacità tecnica e requisiti minimi di qualità delle aziende, di formazione professionale, di investigatori e della loro identificabilità e, in ultimo, dell’individuazione di parametri per la valutazione dei costi.

E’chiaro che avendo aperto all’Europa il sistema, avendo fatto cadere alcuni vincoli, quali la licenza provinciale, il numero massimo delle guardie giurate, l’obbligo di una sede con centrale operativa in ogni provincia, la possibilità per lavoratori ed aziende stabilite in altro stato europeo di venire in Italia in maniera stabile oppure per servizi transfrontalieri o transnazionali, avendo già disposto questo, avendolo fatto entrare in vigore queste possibilità dal 21 ottobre del 2008, mancando quei tasselli che dovevano completare questo quadro, viene adesso la parte più difficile.

Gestire il nuovo con non tutte le regole a disposizione, questo è il problema principale; al termine dell’operazione riteniamo saremo in grado di disegnare un nuovo sistema della sicurezza privata, che parte da un principio di professionalità, di integrazione tra le varie forme di sicurezza privata e che consenta agli italiani di operare in maniera più adeguata ed agli europei di venire a lavorare nel nostro paese.

Anche noi prevediamo una fase transitoria a percorso finito, ma poiché parliamo oggi di 1700 licenze di vigilanza privata e di 2500 circa di investigazione privata, in tre settimane sarà difficile mettere tutto al suo posto, anche perchè in effetti gli interventi che si chiedono sono estremamente significativi e sostanziali, soprattutto in un mondo in cui almeno la metà degli operatori è assolutamente lontana, anzi lontanissima, dagli standard che il regolamento prevede. E allora è inevitabile che tre anni siano una previsione ottimistica di adeguamento del sistema.

E’vero, abbiamo una serie di problemi di relazione con i paesi europei e non europei, e questo dovremo considerarlo. La legge ad esempio prevede che il Ministro dell’Interno possa fare accordi con i suoi omologhi degli stati membri, poi magari troveremo quindi il modo di approfondire tali questioni.

Qual è la prima cosa da fare adesso?

Considerato che la legge fa un primo passo rispetto a quell’esigenza che è da tutti manifestata, ovvero la distinzione fra servizi di portierato e servizi di vigilanza, fra quello cioè che è obbligatoriamente vigilanza privata e quindi va svolta da determinati soggetti e quello che invece non lo è. Premesso che quando abbiamo proposto un decreto ad hoc il Consiglio di Stato ce l’ha, peraltro giustamente, bocciato, dicendo che non potevamo individuare per decreto chi fa cosa e come lo deve fare e soprattutto che non potevamo chiudere indiscriminatamente il mercato, bisogna ora piuttosto fissare delle regole su come si fa quello che abbiamo stabilito, che la legge dice essere, vigilanza privata.

La censura così forte non si può fare insomma. Ce l’ha detto il Consiglio di Stato, ce l’ha ricordato l’Europa (qualora l’avessimo dimenticato…), ce lo rammenta ogni tanto l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Un passo significativo del DPR 153 del 4 agosto 2008 però c’è.

Il 256 bis, che è stato citato prima, individua quei servizi, definiti di sicurezza complementare, che, attesa la delicatezza, il riverbero che hanno sulla sicurezza pubblica, la maggiore professionalità che richiedono, debbano essere obbligatoriamente svolti da guardie particolari giurate, dunque da istituti di vigilanza. E’vero che lascia fuori i centri commerciali, piuttosto che quelli che genericamente si definiscono obiettivi non sensibili o che l’Autorità di P.S. non ritiene sensibili, ma anche qui siamo stati obbligati dal Consiglio di Stato, perchè dovevamo lasciare una riserva aperta al resto del mondo imprenditoriale, non potevamo racchiudere tutto dentro l’alveo della sicurezza privata. E allora si dice: determinati ambiti, a meno che il Prefetto non stabilisca diversamente, possono essere affidati alla custodia dei portieri.

Valandro – Non per entrare a gamba tesa, ma anche sentendo il parere di diversi tecnici, si riscontra che nei centri commerciali c’è un movimento di denaro molto importante. Noi abbiamo delle normative che regolano il servizio di trasporto valori e che specificano in che modo bisogna proteggere il cosiddetto “rischio marciapiede”, vale a dire eseguendo procedure che a mio parere possono essere svolte solo da guardie giurate, dunque, mi chiedo, oltre alla questione casse, come si risolve questa contraddizione?

Acunzo – La norma non dice che tutto quello che avviene nel centro commerciale può essere fatto dal portiere, prima di arrivare al comma relativo ai centri commerciali sono elencate altre disposizioni. Una di queste disposizioni dice che i servizi che riguardano custodia, trasporto, movimentazione di denaro, rientrano in quelli di sicurezza complementare. La difficoltà semmai è definire le singole attività. Non ci interessa riservare l’attività al portiere, ma stabilire cos’è vigilanza privata, cos’è vigilanza fissa, cos’è il teleallarme, cos’è l’intervento su allarme, cos’è il trasporto valori, cosa si intende per valori, e via dicendo; di questo ci stiamo occupando, e siamo ancora a metà del lavoro, per cui è anche ingiusto criticare tout court un progetto che è ancora in fase di sviluppo.

Secondo noi, fatta questa operazione, peraltro portata avanti da una commissione della quale fanno parte associazioni di categoria, sindacati, Ministero del Lavoro e tante altre eccellenti professionalità, quello che resta, peraltro a mio parere davvero residuale, starà in mano al portiere.

Inoltre, che senso ha prevedere in un centro commerciale 50 guardie giurate? Non è preferibile avere un numero programmato di addetti che si occupano dell’imbustamento, o dell’accesso, un paio di investigatori che a spot individuano le case degli ammanchi, ed un gruppo di guardie particolari giurate che svolgano i compiti tipici delle guardie giurate?

Fulvio Valandro Sulla distinzione di operatori e addetti e sulle singole professionalità sono assolutamente d’accordo nel rispetto ovviamente dei costi che i singoli ruoli richiedono.

Vincenzo Acunzo Questo è il sistema che stiamo disegnando, quando parliamo di integrazione tra le attività di sicurezza privata intendiamo proprio questo, vale a dire una complementarietà fra soggetti che secondo noi devono interagire, tant’è vero che stiamo creando un database degli operatori della sicurezza privata, un sistema unico, che comprende gpg, istituti di vigilanza ed investigatori privati.

È necessario individuare quali sono i servizi, è giusto che si capisca chiaramente che guardare il bene, attraverso un televisore piuttosto che per mezzo di un segnale GPS, è vigilanza privata, e non si scappa. Poi dobbiamo però stabilire di cosa si tratta, ad esempio, se quei dati di rilevamento non li si gestisce, li si raccoglie e basta. E’ vigilanza questa? Probabilmente no.

Ha un senso dire che faccio vigilanza privata se la mia attività si sostanzia nel ricevere l’allarme e fare il 113? Secondo me no. Non può essere vigilanza privata, perchè non puoi rimpallare alle forze di polizia quello che dovrebbe essere il tuo lavoro, come qualcuno in passato ha fatto ed ancora tenta di fare.

Vigilanza significa ricevere l’allarme e garantire l’intervento!

Questa è una rivoluzione culturale, noi stiamo innovando fortemente un sistema che nasce nel 1930.

E’una rivoluzione sia per le imprese che per la pubblica autorità, per chi è stato abituato dal 1930 a gestire la vigilanza nell’ambito della provincia, per gli investigatori che nel 1958 furono autorizzati dal Consiglio di Stato a “sconfinare” nel corso dell’investigazione.

Chiudo poi con una novità relativa alla sicurezza portuale, dal momento che se ne è discusso molto stamattina.

Noi abbiamo cominciato a lavorare su queste legislazioni nel ‘92, e poi ancora nel ‘99, com’è stato ricordato, tramite il regolamento degli aeroporti in cui abbiamo affidato ai privati, intesi come gestori aeroportuali, i servizi. Si sta ora estendendo tutta la normativa legislativa di cui si è parlato all’intero sistema nazionale di mobilità. In questi luoghi, come previsto dal decreto Pisanu del 2005, gli istituti di vigilanza svolgono compiti di tutela dell’incolumità pubblica.

E’vero, c’è stato un intervallo tra la normative del 2005 e la sua estensione, ma sta per essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale questo decreto attuativo che regolamenta le attività di sicurezza nei porti, nelle stazioni, nelle ferrovie, nel trasporto urbano.

Abbiamo addirittura fatto un ulteriore passo in avanti, sollecitato dall’utenza, così che le guardie giurate adibite a sicurezza sui mezzi di trasporto possono contestare la violazione del mancato pagamento del biglietto. Si tratta di un accessorio, autorizzato dal parere del Consiglio di Stato, ma si tratta comunque di una cosa importante.

Ovviamente, per far questo era necessario che le gpg diventassero incaricate di pubblico servizio, che non significa essere un mezzo ufficiale, non confondiamo.

L’incaricato di pubblico servizio è espressamente previsto dal codice penale, individuato nelle responsabilità attribuitegli. E’vero che l’incaricato di pubblico servizio manca della potestà certificativa ed autoritativa, ma non serve, laddove è necessario la legge già riconosce la qualifica, e peraltro sapete che le qualifiche di polizia giudiziaria, tanto richieste, non esistono come atto divino, la legge stabilisce a chi e quando vanno attribuite.

Valandro – Voglio stoppare alcune domande dalla platea, solo per un attimo, al fine di dare la parola al dottor Iaconis, rappresentante dell’ABI, che ha molta fretta e deve andar via ma che vorrei comunque intervenisse nel dibattito, anche per avere un riscontro diretto dal dottor Acunzo. Il mio punto di vista è noto: io ritengo che gli istituti di credito vadano considerati obiettivi sensibili, lo scriviamo da tempo sulla rivista e disapproviamo il fatto che nelle banche si parli di custodi, di portieri, di vigilanza virtuale, e per questo siamo stati molto critici con il mondo delle banche, con l’Abi stessa.

Marco Iaconis responsabile ufficio sicurezza ABI– Giusto due battute, proprio partendo da qualcosa che ho appena letto sulla rivista La Ronda, che stavo giusto sfogliando e dove si da evidenza dei buoni risultati in termini di prevenzione che si sono ottenuti. Oggi il mercato offre soluzioni di vario tipo, penso ai rilevatori biometrici, penso alle casseforti temporizzate. Nel protocollo che abbiamo definito con le varie Prefetture abbiamo individuato tredici misure di sicurezza e tra queste vi è chiaramente il piantonamento, ci sono i collegamenti con le centrali operative e così via.

Ci tenevo a dire che i risultati ci sono e va dato merito anche al settore delle vigilanza.

Statisticamente il servizio di piantonamento è presente nel 13% delle agenzie bancarie sparse sul territorio nazionale, ovviamente con differenziazioni regionali. Ho qui dei dati secondo i quali ad esempio in Lazio abbiamo il 31% di agenzie piantonate, il 36% in Sicilia, mentre in altri contesti il ricorso a questo servizio è decisamente più basso.

Fulvio Valandro Non abbiamo fatto altro che pubblicare un vostro comunicato, ciò non vuol dire che lo condividiamo anzi. Ci sono però alcuni aspetti, ben noti, da approfondire, come ad esempio le procedure d’appalto, private, con le quali le banche assegnano i propri servizi. Sta accadendo, da un paio di anni a questa parte, che nel corso di queste gare non si ricerchi più la professionalità, il giusto prezzo al servizio di vigilanza, ma un ribasso pilotato dei costi, anche a causa degli intermediatori, parte integrante del meccanismo.

Lei crede si tratti davvero di una politica corretta? Perchè un intermediatore deve sostituirsi ad un istituto di vigilanza, traendo un vantaggio economico che poi, a conti fatti, limita la capacità operativa e di sviluppo di un altro soggetto?

Come mai gli istituti di credito approfittano in maniera abnorme di questo gioco di intermediazione?

E’stato dimostrato, con le tabelle di congruità emanate dal Ministro del Lavoro, che il costo minimo del lavoro di una guardia particolare giurata di sesto livello, secondo le tabelle ufficiali, è di 18,39 euro orari, e allora perchè chi fa la gara, conscio di quali sono i costi che sosterranno gli istituti, affida i servizi ad un network per 16, 40 euro?

Mi piacerebbe capire da chi, da cosa dipende. State distruggendo un settore.

Iaconis – E’ attiva una commissione ministeriale, di cui noi facciamo parte, che avrà il compito di stabilire i requisiti minimi per i servizi da svolgere; quando questi requisiti saranno definiti lavoreremo per dare massima evidenza alla qualità.

L’Italia d’altronde è un’anomalia in Europa, nel senso che in tanti paesi abbiamo appena due o tre operatori, noi ne abbiamo più di ottocento, di cui soltanto una parte autorizzata a svolgere il servizio di trasporto valori. Viviamo un momento di discontinuità, per cui se qualche banca si muove in un certo modo non è addebitabile a noi.

Noi come associazione porteremo avanti una politica chiara nell’ambito della commissione, mirando ad un innalzamento della qualità dei servizi, e dunque, lo dico chiaramente, puntando anche ad eliminare quegli operatori che non sono in grado di garantire degli standard minimi.

C’è un gran numero di banche sul territorio ed i comportamenti non sono identici, la nostra associazione manterrà comunque una linea molto chiara, nella direzione dell’innalzamento della qualità.

AcunzoParlando dei network, vorrei fare due piccole osservazioni. E’ vero che le banche tendono a dare i servizi sottocosto, ma è anche vero che c’è qualcuno che glielo offre. Se non trovassero nessuno che svolge un determinato servizio a 16, 15, 14 euro, dovrebbero evidentemente assegnarlo per 20 euro. Perchè c’è qualcuno che ancora oggi è in grado di offrire servizi sottocosto?

Perchè quelle regole di qualità di cui parlavamo prima non ci sono, e allora c’è modo di economizzare non pagando i contributi, non pagando gli stipendi, non pagando l’Iva. Questo è il punto, e su questo stiamo lavorando.

Abbiamo fissato ora dei parametri indefettibili per l’accesso alla professione e per il mantenimento delle licenze, parametri estremamente rigidi in termini di capitale sociale interamente versato, indice di solvibilità, certificazioni Inps, Inail e dell’Agenzia delle entrate (dunque Iva). E poi ancora l’assoluto divieto di avere situazioni fallimentari anche pregresse o concordati poi sanati.

Stiamo insomma prevedendo un sistema che dal punto di vista economico sarà di grande tutela.

Chi potrà rispondere a tutti quegli step che il decreto fissa in termini di numero di personale, di qualificazione professionale e formazione del personale, di mezzi, di strutture, di centrale operativa, non si potrà più permettere i 12 euro, i sottocosto, non ce la farà.

Sui network, noi a cancellarli c’avevamo provato, ma l’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato c’ha detto che non si poteva fare, cassando la norma che escludeva i network dal settore.

Certe scelte sono dunque state obbligate; dall’analisi di quello che è successo e che sta accadendo probabilmente il network cesserà comunque di esistere, oppure sopravviverà ma solo a determinati standard qualitativi, e dunque di costo. Non si potrà più giocare, praticare ribassi eccessivi, ed a quel punto il network potrà essere utile, perchè il grande utente che non vuole avere a che fare con troppi soggetti può avere necessità del mediatore qualificato.

Le regole saranno estremamente stringenti.

Imprenditrice dal pubblico – Dottor Acunzo, quanto lei ha esposto va indubbiamente bene, ed io glielo sento dire da tempo, ormai ci conosciamo da anni; sicuramente c’è stata una rivoluzione e chi lavora nel settore se ne è reso conto. Abbiamo però un problema, che credo lei conosca, dal momento che l’abbiamo sollevato più volte e riguarda il fatto che giornalmente noi abbiamo a che fare con le Questure, le Prefetture, le Divisioni Amministrative, con chi redige i provvedimenti, con chi ci sanziona. In questo momento, se le mostrassi un regolamento ufficiale emanato da un questore che non nominerò, noterà che fra i servizi ritenuti “sensibili” vi sono anche, ad esempio, la vigilanza saltuaria, la vigilanza stradale, insomma, una grande confusione.

Per cui, premesso che io mi rendo conto del lavoro che state portando ed avete portato avanti, bisogna relazionarsi in maniera più precisa con la pubblica amministrazione, e questo è un qualcosa che dovete fare voi, che non possiamo in alcun modo fare noi, è un vostro dovere.

Acunzo – Mi scusi, ma lei dice di seguire da anni il mio lavora ma poi si dimentica le cose che io dico, evidentemente… La questione è che i decreti sono rivolti innanzitutto alle autorità che li devono far applicare e rispettare. Detto questo, quando avremo stabilito per decreto cosa s’intende per “obiettivo sensibile” non ci sarà questore che potrà sindacare, fermo restando che il range di autonomia che l’autorità di P.S. deve avere, in relazione alla estrema diversificazione del nostro territorio, non può essere intaccato, perchè è solo l’autorità locale che in alcuni casi può interpretare le norme in relazione al contesto in cui si opera.

Detto questo noi stabiliremo delle regole comuni, da Aosta a Pantelleria, lasciando uno spazio operativo alla singola autorità di P.S., per calarle nello specifico del suo territorio. Lo scarto in tal senso sarà comunque estremamente ridotto.

Nel frattempo noi stiamo lavorando, io sto andando in giro per l’Italia, c’incontriamo nei capoluoghi di regioni, facciamo convergere Prefetture e Questure ed insieme ci confrontiamo. Siamo stati a Milano, a Bologna, a Napoli, saremo a Bari prossimamente, poi andremo a Torino.

Non è semplice, ma stiamo cercando di risolvere queste difficoltà di interpretazione di norme che non essendo ancora complete lasciano ancora un po’ di spazio soggettivo. Noi stiamo cercando di omogeneizzare le interpretazioni, finchè la norma non sarà completa.

Valandro – Devo necessariamente fare una considerazione su quanto ho appena ascoltato da parte del rappresentante dell’ABI che fa riferimento a tre società operanti su territori di singoli stati e quindi auspicando una situazione simile anche in Italia, situazione, scusatemi, sulla quale non sono assolutamente d’accordo. Perchè favorire la crescita di tre o quattro soggetti a discapito di altre centinaia utili sul territorio con strutture il know - how, nel loro piccolo, così utili alla collettività e all’utenza? E’ noto che da tempo in qualche paese a cui si fa riferimento certi oligopoli e certi trust non sono così ben visti, perchè li dovremmo desiderare così tanto in Italia? Già ieri le considerazioni di un sindacalista mi avevano in parte stupito e su questi argomenti, su un mercato che si vuole ricondotto e tre quattro soggetti mi piacerebbe avere l’opinione dell’Autorità Garante, ma mi rendo conto delle numerose questioni che la platea vorrebbe sollevare, ma prima devo dare la parola a Loris Brizio, in rappresentanza del sindacato Fabi (Federazione Autonomi Bancari Italiana), per un velocissimo intervento.

Loris Brizio Commissione naz.le Sicurezza FABI – Sarò rapidissimo. E’ evidente che il problema della sicurezza nel credito è molto sentito sia dagli operatori che dalle aziende del credito, anche se a volte per ragioni differenti.

Quello che è importante considerare riguarda il fatto che la presenza della guardia giurata è strutturale al sistema del credito, al momento non possiamo ipotizzare una realtà bancaria italiana dove le gpg e gli istituti di vigilanza non operino, vuoi per il trasporto valori, vuoi per la gestione di servizi,vuoi per le centrali operative di controllo e la sorveglianza delle filiali in orario di lavoro e fuori dall’orario di lavoro.

A questo punto la considerazione che da parte sindacale si dà sulla presenza delle vigilanza è che inevitabilmente debba essere considerata secondo dei criteri di ottimizzazione e di qualità.

Mi spiego meglio.

La valutazione del rischio sottesa alla 81/2008 ed alle altre normative specifiche, le quali prevedono la considerazione di quali strumenti adottare dopo aver valutato la gravità della situazione e le specificità di ogni punto operativo, riguarda l’inserimento di particolari dispositivi che servono ad eliminare od a mitigare il rischio.

Dal nostro punto di vista in questo meccanismo la guardia giurata è un elemento molto importante e va considerata non soltanto per quello che può dare secondo i canoni tradizionali, ma anche per ciò che può dare seguendo protocolli diversi dal passato.

Siamo consapevoli che la vigilanza intesa come piantonamento fisso di filiale in molti casi può considerarsi superata, ma siamo anche certi che senza la qualità della vigilanza privata questa qualità non può esistere. La vigilanza improvvisata non serve a nulla.

La richiesta essenziale è che questi aspetti siano considerati, perchè chi fa un certo lavoro sia grado di farlo al meglio, senza badare ai costi che introdurrebbero dei criteri di qualità accomunati ai costi.

In secondo luogo bisogna attentamente valutare l’interazione con i dipendenti di banca, perchè poi la guardia giurata e l’istituto di vigilanza devono coordinarsi con i dipendenti ed è dunque opportuno che al momento di studiare le strategie specifiche si arrivi ad una condivisione degli obiettivi, al coinvolgimento attivo del dipendente nell’interscambio operativo con la guardia giurata, in vista di un accordo specifico che veda una condivisione del modo, delle modalità e degli obiettivi.

Su questo si sta lavorando, anche grazie all’iniziativa della conferenza delle regioni italiane, in vista di una sorta di protocollo, di linea indicativa, non dissimile, nella proposta che abbiamo visto, dalle linee guida della Regione Toscana in ambito di sicurezza, e che potrebbe essere il futuro modello su cui modulare le varie attività, le varie azioni, i vari accordi, che devono essere sviluppati dalle parti sociali al momento delle contrattazioni oggettive.

Valandro – Bene, lascio allora la parola al dottor Malferrari in rappresentanza della Commissione Europea. Certamente avrà avuto modo di raccogliere numerose informazioni dopo l’ampio dibattito della mattinata.

Dr. Luigi Malferrari direzione generale “sezione mercato e servizi” della Commissione Europea – Innanzitutto ci tengo a ringraziare il direttore Valandro per avermi dato questa opportunità. Per la Commissione Europea è fondamentale il riscontro diretto con gli operatori del settore, in particolare in Italia che non soltanto è il mio paese natio ma soprattutto uno dei principali stati membri dell’Unione Europea.

Cercherò di essere breve; innanzitutto perchè la Comunità Europea s’interessa di questo settore, che in realtà, come voi sapete, è molto variegato? Il punto è che si tratta di attività che sono definite secondo il diritto comunitario come servizi, nonostante tutte le loro particolarità, sono cioè delle prestazioni remunerate.

Questo apre la via all’applicazione del mercato unico, che si fonda sulla libera circolazione non soltanto di persone, merci e capitali, ma anche, appunto, di servizi.

Libera circolazione di servizi significa fondamentalmente due cose: la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi.

E’stato fatto accenno alla questione dell’applicabilità della direttiva Bolkenstein alla vigilanza privata, è importante sottolineare che innanzitutto la direttiva Bolkenstein si applica senza ombra di dubbio ad alcune attività che interessano voi qui oggi. E’ stata menzionata l’attività di investigazione, si può aggiungere l’installazione di materiale tecnico per la sicurezza, e via dicendo; potrei aggiungere altre attività, ma evito di entrare nei dettagli.

Cioè che è interessante notare è che sia che si applicano le regole generali del trattato comunitario, cioè gli articoli 43 e 49, già menzionati prima dal collega Leoni, sia che si applichi la direttiva Bolkenstein, le regole del mercato interno sono le stesse. La direttiva Bolkenstein alla fine dei conti offre alcune possibilità aggiuntive, dei vantaggi, come ad esempio la collaborazione amministrativa tra gli stati membri.

L’idea di dire “siamo rimasti fuori dalla direttiva Bolkenstein” è quindi innanzitutto solo parzialmente vera e comunque non tiene conto dei vantaggi offerti dalla suddetta direttiva.

Il contenuto della libertà di stabilimento e della libertà di prestazione di servizi è molteplice. Vi sono tanti risvolti che queste libertà hanno. Ad esempio vi è il divieto ai limiti territoriali della licenza, che è stato sancito dalla Corte di Giustizia Europea nella già menzionata sentenza del dicembre 2007. Altro vantaggio è quello di poter operare sulla base dell’autorizzazione dello stato di provenienza, in altri stati membri. Si pensa sempre che questa libertà di prestazioni e servizi permetta alle aziende straniere di venire in Italia, mentre in generale permette in genere alle aziende straniere di installarsi all’estero per prestare i propri servizi.

Ovviamente questo settore presenta delle particolarità di cui la Commissione Europea è conscia (tra l’altro in parte tali particolarità sono menzionate nella sentenza della Corte di Giustizia, che parla espressamente di uno stretto controllo da parte delle autorità), dal momento che noi non intendiamo il mercato libero come una sorta di Far West, ma piuttosto ritenendo che gli interessi di natura pubblica devono essere amministrati dagli stati membri in conformità con i principi della libera circolazione, ponendo dunque dei lacciuoli che non vadano al di là di quello che è necessario, senza discriminare sulla base della nazionalità, senza rendere la prestazione dei servizi ad imprese stabilite in altri stati membri più difficile rispetto alle imprese domestiche, alle imprese nazionali, senza infine dimenticare che la Corte di Giustizia Europea nella sua sentenza prevede anche la possibilità di controlli amministrativi regolari.

E’stato poi menzionata nel corso del dibattito la questione dell’armonizzazione comunitaria del settore nei prossimi anni. Innanzitutto va detto che l’attività della Commissione Europea è quella di monitorizzazione delle leggi nazionali, in Italia è stato fatto un grande lavoro di adattamento della legislazione nazionale a seguito delle sentenze della Corte di Giustizia, ma va ricordato che anche legislazioni di altri paesi membri sono state oggetto di interesse da parte della Corte di Giustizia (Spagna, Portogallo, Paesi Bassi) e che le legislazioni di altri stati membri ancora sono state monitorate dalla Commissione Europea ma non sentenziate dalla Corte di Giustizia perchè gli stati in questione hanno adattato, cambiato, i propri testi di legge prima del giudizio della Corte.

Al momento sono pendenti, a livello di procedure interna e dunque di interrelazione fra la Commissione e lo stato membro, varie procedure, vedremo se sarà necessario portare gli stati membri in questione di fronte alla Corte di Giustizia o se si potrà risolvere il contenzioso diversamente.

Tornando all’armonizzazione, è importante rammentare che l’articolo 38 b della direttiva servizi prevede la presa in considerazione della possibilità di armonizzare a livello comunitario il settore, ciò significa che la Commissione deve prendere in considerazione tale possibilità, ma che non vi è obbligo di procedere con l’armonizzazione.

Per evitare fraintendimenti, leggo il testo ufficiale relativo alla procedura di monitoraggio rispetto ad una eventuale armonizzazione comunitaria del settore della sicurezza privata: “la Commissione esamina entro il 28 dicembre 2010 la possibilità di presentare proposte di misure d’armonizzazione”, dunque non vi è un obbligo, ma una possibilità.

Vedremo cosa sarà opportuno fare, nel frattempo la Commissione si è però già mossa con una prospettiva concreta di una proposta di armonizzazione su un aspetto molto specifico, che è quello del trasporto di euro su strada all’interno della zona europea. Si tratta ancora di un progetto in cantiere, al momento in fase di studio, di discussione, ma che si sta approfondendo con le parti interessate e gli stati membri.

E’chiaro che un’armonizzazione di questi settori è un’opera immane, perchè in un’Unione formata da 27 stati membri cercare di trovare il giusto equilibrio è ovviamente un’impresa.

Ovviamente l’Europa non è una panacea per tutti i mali, ciò che la Commissione Europea può fare in realtà è davvero limitato, gran parte del lavoro va svolto dalle amministrazioni, dai paesi membri.

Dal nostro punto di vista i principi del mercato interno non sono oggetto di negoziazione, tenendo ovviamente conto delle particolarità del settore.

Noi chiediamo agli stati membri di applicare le regole nazionali alla luce di tali regole di mercato.

La Commissione non dice agli stati membri ciò che si deve fare, ma piuttosto ciò che non si deve fare.

La prospettiva della Commissione Europea non è quella di entrare nel dettaglio, noi facciamo in modo che determinate logiche di mercato siano prese in considerazione nella loro giusta dimensione, e che quando si tutelano gli interessi dei consumatori e la pubblica sicurezza non si vada limitando la libertà d’impresa. Sulle modalità con cui gli stati fanno ciò, noi siamo disponibili a confrontarci, ma non spetta a noi un ruolo propositivo in tal senso.

Per quanto riguarda l’armonizzazione ci sono tanti problemi, noi ce ne stiamo già rendendo conto portando avanti lo studio relativo alla possibile armonizzazione del trasporto valori; si tratta di un processo molto complesso, perchè le differenze legislative fra gli stati membri per quanto riguarda il porto d’armi, i requisiti del personale, quelli del veicolo, e via dicendo, sono notevoli, e quindi è difficile sia dal punto di vista tecnico che da quello politico fare delle scelte, senza dimenticare la questione della tecnica legislativa, che ha delle ripercussioni anche politiche.

Vi è poi lo strumento da utilizzare per procedere con l’armonizzazione: armonizzazione totale, parziale, convergimento. Si tratta di un concetto dietro cui vi sono varie possibilità.

In questo momento vi è questo cantiere aperto, e vedremo come andrà a finire.

Penso che sia una palestra utile, sulla base della quale poi faremo anche delle valutazioni di carattere generale in merito alla possibilità di armonizzare di tutto il settore a livello comunitario.

Su questo concludo e rimango a disposizione per qualsiasi domanda o delucidazione. Ringrazio nuovamente il direttore Valandro per avermi invitato, la discussione si è rivelata davvero interessantissima.

Acunzo – La questione del trasporto valori è vitale, soprattutto in queste ore. Peraltro c’interessa moltissimo tale questione, per un fatto fondamentale: noi stiamo già gestendo trasporti dall’estero. Abbiamo gestito un trasporto di valori dalla Slovenia e adesso sta per arrivarne uno dalla Germania.

Sinora c’è andata bene, dalla Germania sta arrivando cartamoneta. Abbiamo fatto un trasporto con mezzi blindati e guardie armate, ma i problemi nascono, nasceranno, rispetto alla tipologia di furgone, alla modalità di porto, alla blindatura dei furgoni. Dovremo armonizzare il sistema, nel frattempo dovranno andare avanti le nostre regole, per garantire gli standard nazionali di sicurezza, legate alla tipologia degli attacchi. In Italia recentemente hanno cominciato a tagliare i furgoni, o ad utilizzare il kalashnikov, si tratta di metodi di rapina utilizzati solo in Italia, a livello di mezzi blindati siamo gli unici ad avere delle blindature che proteggano da attacchi del genere.

Valandro – Ci sono volute molta pazienza e tantissima fiducia per organizzare questo convegno. Fiducia nelle persone che alla fine sono qui oggi, che hanno deciso di intervenire, e che io voglio davvero ringraziare per la loro presenza. Un ringraziamento forte va anche al dottor Acunzo ed al dottor Malferrari, che hanno dato un contributo fondamentale alla discussione e che sopratttutto hanno dimostrato con la loro presenza, rimanendo sino alla fine dei lavori, la loro disponibilità e la loro apertura al confronto con le parti.

Proprio quel giorno irragionevolmente assenti.

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