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	<title>Edironda website</title>
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	<description>Rivista di sicurezza e prevenzione</description>
	<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 21:23:03 +0000</pubDate>
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		<title>Purtroppo nell&#8217;immaginario collettivo l&#8217;onestà è indice di stupidità</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 16:40:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Rileggere i commenti, gli umori, le riflessioni dei nostri lettori è certamente un motivo di forte orgoglio che a dire il vero non ci sorprende ma nello stesso tempo è motivo di rammarico, che lascia un sapore ancor più amaro.
Insomma possiamo affermare che abbiamo ancora amici, dopo tre mesi di assenza, ci rincuorano tali amichevoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span>Rileggere i commenti, gli umori, le riflessioni dei nostri lettori è certamente un motivo di forte orgoglio che a dire il vero non ci sorprende ma nello stesso tempo è motivo di rammarico, che lascia un sapore ancor più amaro.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Insomma possiamo affermare che abbiamo ancora amici, dopo tre mesi di assenza, ci rincuorano tali amichevoli interventi ma purtroppo non bastano. Ringrazio ovviamente chi ha lasciato un messaggio di conforto ma soprattutto di speranza, quella che in qualche modo, seppur latente, non ci abbandona, tant’è che abbiamo deciso di pubblicare un nuovo editoriale poichè è venuto a trovarmi un ex redattore, anche lui disorientato avendo perso un punto di riferimento, tanto per intenderci, uno di quei nostri bravi collaboratori che in passato hanno scritto per voi ma che non siamo più in condizione di pagare. Una delle prime cose che mi ha detto è stata: direttore, ma dobbiamo davvero proprio rassegnarci? Scomparire in questo modo “silenzioso” quasi come se non fossimo mai esistiti? Io ho una gran voglia di scrivere, mi sento per certi versi defraudato, manchevole di qualcosa di importante. Appartenendo alla vecchia guardia, non essendo particolarmente abile con il mezzo tecnologico (parlo di internet e del pc ovviamente) così su due piedi abbiamo deciso ieri di scrivere un ringraziamento e di pubblicare un’aggiunta al mio editoriale cercando di improntarlo su un tono non troppo rassegnato ma, purtroppo, c’è poco da fare. Mi sono svenato per star dietro a questa piccola impresa e cercando di dare spazio a tutti. Ma a questo punto, per non creare false aspettative, è opportuno che faccia un piccolo resoconto. Questa rivista esisteva da vent’anni anche e soprattutto perchè avevo possibilità e voglia di investire in un progetto, in un’idea. Parliamo di anni lontani (ma non troppo) quando c’era una differente conformazione del mercato e del settore della vigilanza, tempi in cui vi era il dominio dei monopoli, oligopoli, argomenti che non vorrei rinvangare dopo anni e anni di battaglie. Battaglie che purtroppo non sono state portate fino in fondo da un comparto unito che sicuramente non poteva rivendicare il monopolio, tant’è che sin dal primo giorno abbiamo messo in guardia tutti gli operatori ponendo immediatamente l’accento sull’impossibilità di una continuità dello status quo a cui tutti si erano abituati abbondantemente e non volevano rinunciarvi e del resto chi <img class="alignleft" src="http://lh6.ggpht.com/_1lOFatLq3tc/SjIqUhpxQWI/AAAAAAAAANo/UBipTEPgrX8/s512/GPGPAG.13.jpg" alt="" width="145" height="512" />l’avrebbe fatto. L’Europa, ma anche l’utenza, aveva bisogno di avere una scelta, poter scegliere tra un paio o tre, quattro, cinque istituti la qualità, di poter cambiare e in alcune zone d’Italia, voi lo sapete, non c’era modo che ciò potesse verificarsi. C’era un soggetto, al massimo due o tre, che limitavano la scelta dell’utenza, anzi, in alcune province esistevano addirittura uno o più operatori che facevano capo a una persona, era il periodo delle cosiddette “teste di legno”, dando in tal modo l’impressione di un mercato concorrenziale ma di fatto, inesistente, fittizio. Questa situazione non poteva durare e l’abbiamo fin da subito evidenziato: non durerà per sempre, affermazione che, nelle nostre intenzioni, voleva spingere gli operatori del settore ad abituarsi o prepararsi ad un cambiamento del mercato che si sarebbe adeguato agli standard europei. Abbiamo organizzato anche convegni, non a caso dal titolo SicurEurope e l’altro TeletecnoSicurezza e proprio nell’ultima edizione (la XVIIsima del Sicur– numero che forse, col senno di poi, avremmo fatto meglio a saltare) non abbiamo fatto altro che ripeterlo: cercare di trovare una forza unitaria in grado di far fronte al cambiamento, governarlo, far capire ai politici, alle istituzioni (e tanti politici di diversi schieramenti hanno realmente capito le dinamiche del mondo della vigilanza frequentando i nostri convegni) quale sarebbe stata la portata del cambiamento. Più indietro nel tempo abbiamo cercato di farvi costituire in associazione (e ci siamo riusciti con la nascita dell’UNIV), per tutelare soprattutto quegli istituti medio - piccoli che spesso e volentieri si trovavano di fronte a degli oligopoli forti (in associazioni autoreferenziali) che tecnicamente non dovevano esistere poichè contro la legge ma che invece di fatto, grazie alle già citate teste di legno, imperversavano in molte province d’Italia. A ben vedere, quasi quasi rimpiango quei tempi perchè se non altro c’erano più garanzie per le guardie giurate che una volta assunte da un istituto di vigilanza quanto meno avevano la certezza di poter arrivare fino alla pensione, con tutte le eccezioni del caso ovvio, ma certamente ben diverso da oggi. Quindi la rivista è nata proprio vertendo da subito su queste tematiche: la possibilità e il diritto sia dell’utenza sia di altri soggetti di poter accedere alle licenze cercando di compendiare le cose, facendo parte l’Italia dell’Unione Europea, preparandosi all’inevitabile cambiamento il quale non è che sia arrivato da un giorno all’altro ma nel corso di una decina d’anni in modo subdolo, in cui titolari di licenze di istituti che facevano fatica ad entrare in un’altra provincia hanno dovuto fare ricorsi al Tar dimostrando che in quella data provincia vi fossero realmente oligopoli. Si è giunti in seguito (il 2000) alla circolare dell’allora Ministro dell’Interno Giorgio Napolitano in cui si intimava alle prefetture e questure di verificare se in quelle province esistevano oligopoli e</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>chiaramente, esistevano.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Tralasciando però inutili richiami al passato che rischierebbero di tediare i lettori che vanno sul sito mi limiterò solo a questo. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Abbiamo sempre detto inoltre che non tutti i servizi dovevano necessariamente essere ad esclusivo appannaggio degli istituti di vigilanza ma che l’utenza avrebbe potuto avere esigenze differenti e se qualcuno ricorda già circa una quindici anni fa abbiamo organizzato convegni in merito per informare e spiegare agli istituti di vigilanza l’opportunità o la necessità di formare altre società, offrendo quindi dei servizi non di sicurezza, che non includessero l’utilizzo di una guardia giurata e dei costi che esso comporta, tipici dell’accoglienza, portierato, che invece oggi, proprio in assenza di una politica di questo tipo stanno prevaricando. Tra l’altro tali servizi sono stati inseriti in un decreto, a nostro avviso fantasioso, che dà la possibilità di discernere autonomamente se davanti ad una banca può starci una guardia giurata armata o un pastore protestante, piuttosto che un ex parcheggiatore. Pazzesco, letteralmente pazzesco. Questa cosa proprio non la si comprende ne riusciamo a mandarla giù. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Quindi cari amici, tornando a parlare della speranza cui si è fatto accenno all’inizio, speranza che da ogni parte (collaboratori, lettori e certamente il sottoscritto) esiste e resiste, bisogna dire che proprio l’indipendenza di<img class="alignright" src="http://lh6.ggpht.com/_1lOFatLq3tc/SjIqUhpxQWI/AAAAAAAAANo/UBipTEPgrX8/s512/GPGPAG.13.jpg" alt="" width="145" height="512" />questa rivista seccava, dava fastidio ad alcuni sindacati, qualche associazione, ovviamente agli oligopolisti, anche se ci è capitato di reclamizzare queste società in quanto quelle erano le regole per stare al gioco e nel nostro caso un modo per sopravvivere, senza mai scendere però a patti che limitassero oltre modo la nostra libertà. Proprio questo ci ha condannato, abbiamo perso man mano queste grandi imprese italiane, piccole realtà se confrontate con altre europee. Oggi un mercato impazzito, che non tutela le società piccole, medie o grandi, in cui prevalgono gli intermediatori sfruttati da alcune clientele (soprattutto quella bancaria) ha tolto la titolarità all’impresa di trattare i propri affari e servizi col cliente. Questo chiaramente, in prima istanza, ha causato l’arricchimento degli intermediatori (in questo affaire erano presenti soprattutto le grandi imprese) alle spalle delle società meno organizzate e in seguito hanno acquisito quella forza contrattuale che permette loro persino di decidere la tariffa, attualmente siamo di fronte a costi incredibili per cui un istituto di vigilanza non può più permettersi si assumere guardie, formarle o di consolidata esperienza e anzianità accumulata. Il che comporta conflitti sindacali, perchè non potendoli tenere alle proprie dipendenze, vengono licenziate, messe in mobilità o ricorrendo a contratti di apprendistato. Condizione che poi ne genera altre molto più scomode e dannose per chi accetta contratti e tariffe sottocosto, fallimenti milionari di società che non hanno pagato per anni contributi, Iva e in qualche caso nemmeno gli stipendi (spesso in nero?) lasciando buchi economici disastrosi per i contribuenti e quindi le casse dello Stato.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questi avvenimenti abbiamo sempre denunciato, e come è anche lontanamente immaginabile che sulla rivista noi avremmo potuto avere la pubblicità da questi squali? Oppure a qualche grande imprenditore, notizia proprio di oggi, è stato preso in fragranza con 3 kg di cocaina? A tali individui dovremmo legarci? Siccome sono diventati sempre più numerosi siamo rimasti con pochi benpensati, poche società che hanno ancora un’affezione al proprio lavoro e un riguardo per le guardie giurate e si contano realmente in sparute unità, medio – piccole soprattutto che ben poco sostegno possono dare a questa rivista. Qualcuno ha provato a sostenerci farvi partecipi istituzioni, politici etc. per cercare di riscrivere<span> </span>in qualche modo e fare fronte comune nei confronti dell’attuale situazione. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Abbiamo combattuto aspramente questi ultimi anni con pochissima pubblicità e rimettendoci moltissime risorse, causa che ha condotto all’inevitabile chiusura. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma tornando all’argomento iniziale: perchè non si può? Perchè c’è così poca speranza per una rivista indipendente di riuscire a stampare ogni mese una sessantina di fogli? La ragione è semplice: non ci sono nemmeno abbonamenti. Nessuno ha avuto interesse a far conoscere alle guardie giurate<span> </span>l’esistenza di una rivista, che cercando di salvaguardare l’interesse di tutti, ponesse l’accento sull’etica, che difendeva le guardie nel parlare di legalità e norme. Pertanto è facile intuire perchè con ostracismo, nessun avesse quest’interesse verso le quarantamila guardie presenti in Italia che attraverso una rivista di questo genere, sostenibile con poche lire (circa 40 euro l’anno) potevano essere informate, leggere e sapere che ci fosse soprattutto per loro, un punto di riferimento. E senza propositi di tipo sindacale, quindi non un organo dichiaratamente politico e dunque, per ovvie ragioni, legato ad un guinzaglio e falsato nelle sue critiche. Quando siamo nati abbiamo raggiunto l’apice con circa un migliaio di abbonati, oggi a contarli si sono ridotti ad alcune centinaia. Questo perchè molte sono andate in pensione o hanno cambiato lavoro. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Se si considera che interessati a una simile pubblicazione <em>sono circa 40.000 guardie giurate, lo stesso numero, 40.000 (cifra più cifra meno), di custodi e portieri, 3-4000 società di investigazioni e circa mille società di vigilanza privata</em>, sono pochi o tanti? A tutti questi andrebbero aggiunti appartenenti alle forze dell’ordine (molti meno in realtà), Prefetture e Questure e perchè no, un pò di utenze, soprattutto grandi aziende che utilizzano per i loro uffici sicurezza consulenti e non disdegnerebbero contributi tecnico-professionali tra i quali noi ci annoveriamo. Perchè un settore con tanti addetti (<strong><em>circa 100.000 se non di più</em></strong>) non è capace di garantire a se stesso la vita di due o tre pubblicazione con caratteristiche simili o migliori della nostra?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><img class="alignleft" src="http://lh6.ggpht.com/_1lOFatLq3tc/SjIqUhpxQWI/AAAAAAAAANo/UBipTEPgrX8/s512/GPGPAG.13.jpg" alt="" width="145" height="512" />Tra i denti: quello di cui avremmo bisogno sarebbero qualche migliaia di abbonamenti (<strong><em>3500 per la precisione</em></strong>) che in tal modo ci permetterebbero innanzitutto di sopravvivere e continuare, quindi, la nostra attività ma anche di poter fare a meno di gran parte della pubblicità che in alcuni casi potrebbe limitarci in espressività e obiettività. E tale riflessione non è rivolta soltanto alle guardie giurate, ma anche ai custodi e ai portieri, che se qualche volta hanno già avuto modo di leggerci, avranno ben inteso che mai ci siamo schierati contro di loro o il tipo di professione che svolgono, ma semplicemente nei confronti degli avventurieri e di chi li usa come carne da macello. Riflessione che è rivolta anche agli imprenditori seri, che hanno a cuore la propria attività e che quotidianamente si vedono defraudati non solo dei propri sforzi ma della qualità dei loro servizi, alle utenze che subiscono le conseguenze di tali politiche e sono costrette a fare i conti molto spesso con servizi svolti da personale raccogliticcio che viene loro presentato come “formato” e specializzato quando avrebbero dovuto sostenere un corso di formazione seppur minimo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In ultimo ci tenevo a sottolineare che non sarò in grado, per i motivi che adducevo all’inizio, di poter continuare a esistere su internet, un mezzo di comunicazione verso il quale, lo ammetto, non ci siamo forse approcciati benissimo ma dal quale, stando ai dati che quotidianamente eravamo e siamo in grado di riportare e considerando le visite al nostro e ad altri siti amici, non abbiamo mai riscontrato una numerosa affluenza di visite o contatti, sempre fermi intorno a un migliaio di utenti, accaniti o fedeli lettori rispetto ai centomila (uno più, uno meno) addetti che operano nel settore. Sarà forse perchè la gran parte dei lavoratori del settore (guardie e custodi portieri) non utilizzano il mezzo virtuale e quei pochi si concentrano su forum e sui siti di associazioni e sindacati di categoria. D’altronde, comunque, c’è da dire anche che nel grande calderone di internet molto spesso ci si trova di fronte a notizie rapide, critiche superficiali, confusionarie che non hanno, gioco forza, la stessa valenza o concretezza della carta stampata. A questo punto non sarebbe meglio poter contare sul nostalgico e concreto supporto cartaceo in grado forse di svolgere un ruolo realmente efficace di informazione e critica? </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Per legarci e citare un commento di un nostro lettore, “</span><span>ogni volta che una persona perbene abbandona il campo è una sconfitta ed una ferita per tutto il popolo degli “onesti”. Nonostante ciò, ci perdoni il lettore ma gli onesti purtroppo nell’immaginario collettivo, fanno la figura o passano sempre più per fessi, ci rivolgiamo proprio a questo popolo degli onesti, a quegli operatori e guardie forse impaurite o troppo prese a far i conti col proprio destino per interessarsi realmente alla situazione cagionevole che in qualche modo le denigra lavorativamente. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Forse è, l’etica, l’onestà, caro lettore, ad aver assunto un ruolo sbagliato, a lungo andare piuttosto che pagare ti chiede il conto.</span><span></span></p>
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		<title>Dopo tre mesi di silenzio&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 17:19:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In vent’anni di attività editoriale quotidiana, senza mai forzate o dovute interruzioni mi riesce al quanto complicato commentare questi primi tre mesi di “silenzio” trascorsi certamente in fretta (si sa che gioco forza la quotidianeità fluisce piuttosto rapidamente) ma non si può nascondere l’altro aspetto, forse ancor più duro da commentare e che riguarda la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In vent’anni di attività editoriale quotidiana, senza mai forzate o dovute interruzioni mi riesce al quanto complicato commentare questi primi tre mesi di “silenzio” trascorsi certamente in fretta (si sa che gioco forza la quotidianeità fluisce piuttosto rapidamente) ma non si può nascondere l’altro aspetto, forse ancor più duro da commentare e che riguarda la sconcertante lentezza scaturità da una costante riflessione. In tal lungo e breve silenzio, non sono certamente rimasto seduto alla mia scrivania con le mani alle tempie, dinanzi al muro bianco di una redazione ormai svuotata e senza più mobilia, come certe scene sempre più frequenti mostrano quasi quotidianamente. Non v’è dubbio che costantemente, assieme al magone del  rimpianto mi echeggia nella mente la domanda: a cosa sono serviti vent’anni di lavoro? A cosa e a chi? Beh, certamente, considerata la realtà attuale, non a me stesso.<br />
In questi tre mesi comunque è accaduto di tutto e di più. Molti istituti di vigilanza sono collassati, altri che, accettando di lavorare a 13 – 14 euro, non hanno resistito e hanno dovuto desistere o, magari vedendola con un pizzico di malizia, sono nati proprio con quell’intento: chiudere per cedere poi rami d’azienda e perpretrare all’infinito con altri soggetti e una nuova società lo stesso misfatto. Alcuni imprenditori, lo dico in via strettamente confidenziale a quei fedeli lettori che ancora oggi ci supportano con messaggi di vicinanza e comune rammarico, che si sono aggiudicati importantissimi appalti bancari oggi lamentano un’enorme difficoltà, piagnucolano le proprie miserie poichè fanno fatica a sostenerne i costi improvvisando di volta in volta.<br />
Comunque nel frattempo il settore non si è fatto mancare nulla, si parla di fusioni tra grandi gruppi, se ne parla ormai da molto tempo, grandi concentrazioni che potrebbero realizzarsi e magari potrebbero verificarsi in seguito situazioni che già abbiamo largamente affrontato in passato, e cioè l’intervento del Garante nei confronti di grandi concentrazioni troppo dominanti sul mercato che violerebbero il principio della concorrenza. Molti altri falsi istituti scoperti a Roma, chissà perchè si scoprono solo a Roma (circa 6 o 7), finte guardie con pistole col tappo rosso o finte pistole senza il tappo e la domanda che viene da porre è: chissà perchè si scoprono solo a Roma&#8230;<br />
Magari, azzardo una risposta, la vicinanza con il Ministero dell’Interno e gli uffici di polizia amministrativa presuppone un maggior controllo e menomale allora che restano di stanza solo nella capitale poichè se mettessero il naso anche nelle altre grandi città d’Italia a quest’ora staremmo a raccontarne di peggiori poichè la “sola” in fondo non è una prerogativa prettamente romana.<br />
Sempre più insoddisfazione, pertanto (e come poteva essere altrimenti), alberga negli animi degli addetti ai lavori e non vorrei però che a parlar troppo di crisi ci inimicassimo ancor di più coloro che si sentono contestati. L’abbiamo dichiarato, non siamo mai stati genuinamente di sinistra (a parte qualche “bandito” di sinistra che di quando in quando veniva a trovarci in redazione). Anzi, in questo senso ci siamo sempre dichiarati liberali, l’unico aspetto sul quale abbiamo insistito con forza riguardava la maggior attenzione e rispetto delle regole per un mercato impazzito.<br />
Le regole non si danno o se si danno arrivano troppo tardi e nel frattempo si distruggono aziende meritevoli per favorire squali ed improvvisatori.<br />
In un certo senso preoccupa il nuovo che avanza. Legandoci a quanto affermato da chi ancora ci cerca, tirandoci, anche se per pochi istanti, fuori dall’oblio, la situazione attuale della vigilanza sta sempre più degenerando. Portierato e custodia stanno arrivando a limiti tariffari incredibili che sfiorano i 6 – 7 euro, e tutto ciò viene spacciato per sicurezza. E ci chiediamo quindi se la nostra denuncia in merito alla pubblicità ingannevole, espressa al Garante per la Concorrenza, in occasione dell’ultimo convegno di Ottobre e in quella sede giudicata valida, abbia poi realmente mobilitato l’Autorità ad intervenire o sia caduta nel vuoto. È un mercato dunque (e difinire quello attuale con il termine mercato è una nobilitazione) senza più freni di alcuna sorta, dove tutto è possibile come ad esempio utilizzare dietro l’angolo una guardia per quattro centesimi e spacciarla come sicurezza, oppure un custode per 3 centesimi come si fa al mercato delle vacche. In tutta franchezza, considerando quanto avviene fuori, in questa situazione attuale di assoluta anarchia, quasi quasi restiamo dove siamo magari ad occuparci di altro.<br />
Del resto è noto, la crisi ha fatto si che imprenditori che non riuscivano più resistere hanno ceduto al suicidio. Io come editore non ho tali drastiche debolezze (concedetemi almeno l’ironia) e per questo ringrazio anche molti amici che cercano di coinvolgermi nelle loro attività per collaborare, con la speranza di riuscire a ritrovarci insieme a chi ancora pensa che bisogna resistere e soprattutto possiede i mezzi (tecnologia, capacità tecnica ed economica) per poterlo fare; e con qualcuno di loro credo che alla fine mi legherò quantomeno per sbarcare il lunario.<br />
In merito alle ultime notizie, radio vigilanza ci informa che una sottocommissione all’interno della Commissione Consultiva Centrale ha in esame un decreto attuativo in merito ai requisiti soggettivi ed oggettivi necessari alle aziende della vigilanza per operare. Stiamo parlando quindi di un decreto che riguarda la capacità tecnica non solo della vigilanza privata ma anche dell’investigazione. Un decreto di natura amministrativa che fa riferimento al decreto presidenziale del 4 agosto 2008 del Presidente della Repubblica. Dopo la riunione di questo sottogruppo il decreto andrà in Commissione Consultiva Centrale per la discussione (Aprile o giù di lì) e qualora venga accettato diverrà a tutti gli effetti un decreto e sarà emanato dal Ministero dell’Interno dopo il dovuto parere del Consiglio di Stato, tutto potrebbe verificarsi entro la fine di luglio o addirittura dopo l’estate.<br />
Nulla invece per quello che riguarda l’art.“115” (quando utilizzare guardie giurate e quando invece portieri o personale non armato e decretato), sembra che sia una faccenda che non suscita particolare interesse, chi si aspettava quindi un intervento contro le pseudo società di sicurezza e le loro politiche al ribasso (custodi a 6 – 7 euro davanti banche, supermercati etc.) rimarrà certamente deluso.<br />
Praticamente i problemi maggiori restano immutati. Vengono solo posti paletti in merito ai requisiti soggettivi e oggettivi di fronte al dilagare di estensioni e rilascio di nuove licenze, cosa che le Prefetture, trovandosi ingolfate dall’enorme mole di richieste, non possono più rinunciare a fare e sempre in ossequio al libero mercato. Ci risulta inoltre anche che una volta concesse spesso, dopo breve tempo, vengono rimesse sul mercato al miglior offerente&#8230; normale, normale.<br />
C’è poi da menzionare i mancati pagamenti degli enti nei confronti degli istituti che in tal modo collassano per mancanza di liquidità, aspetto che purtroppo (non siamo un sindacato ma abbiamo avuto sempre a cuore le sorti delle guardie particolari giurate) nuoce alle migliaia di guardie giurate, padri di famiglia, che perderanno il lavoro. La preccupazione, l’abbiamo sempre evidenziata, va alla loro condizione di precarietà che mina il loro equilibrio mentale ed emotivo e restano pur sempre lavoratori armati e certamente non lasciano presagire orizzonti rassicuranti.<br />
Cari lettori, di solito negli editoriali non si pongono saluti nè ringraziamenti ma in questa occasione sento opportuno trasgredire questa tacita regola porgendovi però anche un amaro quesito, forse retorico: Uscire dall’oblio&#8230; perchè?</p>
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		<title>Editoriale</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 15:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ai lettori la ronda]]></category>

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L&#8217;ultimo nostro contributo alla sicurezza
La crisi c&#8217;impone una pausa

L&#8217;avevamo intuito, prospettato.
L&#8217;avevamo temuto e scongiurato ma, come si sa, gli scongiuri appartengono a quella dimensione romantica che purtroppo, praticamente, non regala nulla.
Sembrano lontani, lontanissimi, quei primi mesi del 1989, quando nasceva La Ronda, una rivista nuova, diversa, destinata, nel bene e nel male, a diventare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 	 	 --></p>
<h2><span style="color: #000080;"><strong>L&#8217;ultimo nostro contributo alla sicurezza</strong></span></h2>
<h2><span style="color: #000080;"><strong>La crisi c&#8217;impone una pausa</strong></span></h2>
<p><!-- 	 	 --></p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;avevamo intuito, prospettato.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;avevamo temuto e scongiurato ma, come si sa, gli scongiuri appartengono a quella dimensione romantica che purtroppo, praticamente, non regala nulla.</p>
<p align="JUSTIFY">Sembrano lontani, lontanissimi, quei primi mesi del 1989, quando nasceva La Ronda, una rivista nuova, diversa, destinata, nel bene e nel male, a diventare una voce libera del panorama editoriale della stampa specializzata di settore, quando nascevano, appunto, le pagine che ancora oggi tenete fra le mani.</p>
<p align="JUSTIFY">Sono passati vent&#8217;anni, e sembra davvero scorrano le immagini di un&#8217;altra epoca, un&#8217;epoca in cui comunque e nonostante tutto si percepivano energie, stimoli, la voglia di provare a cambiare le cose.</p>
<p align="JUSTIFY">Ci siamo riusciti solo in parte, di certo abbiamo lasciato il segno, un segno positivo.</p>
<p align="JUSTIFY">C&#8217;abbiamo provato, con tutte le nostre forze, ad andare avanti in ogni caso, esponendoci (forse anche più del dovuto a volte) rischiando, cercando di contribuire fuori dagli schemi alla crescita di questo comparto.</p>
<p align="JUSTIFY">Un punto di riferimento per molti e abbiamo accettato di buon grado le responsabilità che il settore ci ha pian piano consegnato, sempre, facendo informazione libera, diretta, portando sino ai limiti più estremi, scomodamente, quel valore d&#8217;indipendenza che è forse oggi proprio ciò che ci condanna rispetto ad altri media, forti di ben più ampie risorse.</p>
<p align="JUSTIFY">Aggregare in funzione evolutiva le imprese grandi, medie e piccole della sicurezza, provare a tenere unita una buona parte (quella che guarda al mercato con speranza e onestà di intenti) della vigilanza, con le sue infinite diversificazioni, ha costituito, costantemente, il nostro obiettivo principale, un focus che non abbiamo mai perso di vista e che anzi, nonostante il momento difficile, cercheremo, dal limbo nel quale precipitiamo, di non abbandonare, magari provando a rivitalizzare aggregazioni, oggi più di ieri indispensabili, nell&#8217;interesse di tutti quei soggetti imprenditoriali medi e piccoli che qualcuno vorrebbe far sparire da quel mercato nel quale ogni impresa dovrebbe poter avere opportunità e garanzie. Si tratta certo di iniziative coraggiose, come quella di promuovere, ad esempio, lo sviluppo di una nuova società consortile di sicurezza, un&#8217;esperienza che nel recentissimo passato non c&#8217;ha dato quei risultati che avremmo invece meritato di ottenere.</p>
<p align="JUSTIFY">La suicida politica del sottocosto, che ha già ridotto allo stremo moltissime imprese negli ultimi tre anni, ha invece tarpato le ali ad un&#8217;idea di aggregazione imprenditoriale pulita, limpida, che ad ogni modo insisteremo nel rivitalizzare.</p>
<p align="JUSTIFY">La Ronda, insomma, chiude i battenti. Ma non ci diamo per vinti, ed insisteremo, proveremo in ogni modo a trovare</p>
<p align="JUSTIFY">una soluzione, a scovare forme differenti, modalità che ci permettano di continuare a fare il nostro lavoro nella maniera che conoscete, l&#8217;unica che riteniamo possibile, e cioè restando liberi di informare e, perchè no, di fare formazione in un mondo votato sempre più alla dequalificazione, al servilismo.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo strano mercato e la crisi economica ci stanno &#8220;facendo fuori&#8221;, alla stregua di altre tante aziende che si vedono costrette a chiudere i battenti per mancanze di prospettive o di liquidità.</p>
<p align="JUSTIFY">La globalizzazione e gli eccessi di un libero mercato volutamente malinteso ci consegnano imprese ridotte all&#8217;osso da intermediatori spuri, colpevolmente tollerati a livello istituzionale, fomentati dalla pratica generalizzata del clientelismo, secondo alcuni del banditismo.</p>
<p align="JUSTIFY">Registriamo inoltre una crescita nella nascita di società &#8220;civetta&#8221;, dannose per le risorse dello Stato, costituite per perpetrare l&#8217;illegalità, il dumping, imprese che non versano contributi, iva e che attraverso la cessione di rami aziendali, vengono smembrate e riavviate in un ciclo perverso, con l&#8217;unico risultato di ricominciare a generare perdite e a far danni a discapito delle aziende virtuose e della collettività.</p>
<p align="JUSTIFY">Pretenziosamente o &#8220;positivamente&#8221; abbiamo utilizzato la parola &#8220;pausa&#8221;, quasi per un&#8217;inconscia aspirazione intima che ci spinge ancora, forse cocciutamente, verso un sentimento di speranza nei confronti del nostro prossimo futuro, seguendo quel proverbio risaputo al quale sentiamo di dover ricorrere, anche per una piccola e voluta consolazione intellettuale.</p>
<p align="JUSTIFY">Il nostro intento dunque (ma in questo momento è molto p iù un auspicio) resta quello di continuare a svolgere la nostra funzione che professionalmente (lo dicono i nostri lettori) abbiamo portato avanti per oltre vent&#8217;anni, utilizzando questa dovuta e inevitabile pausa &#8220;riflessiva&#8221;, anche per ripensare il progetto editoriale, ridiscuterlo e magari poterlo riproporre, grazie a sponsor consapevoli, nei primi mesi del 2010. Un nuovo modello di rivista, che possa continuare a informare, a far emergere gli illeciti e le positività, insomma a dare spazio alle proposte, alle voci, ai lamenti e, se la situazione peggiorasse, alle urla di imprenditori onesti e lavoratori.</p>
<p align="JUSTIFY">Ci si augura che le aziende di questo settore trovino la forza per reagire e riprendersi da questa fase discendente - un&#8217;opportunità viene offerta dal recente Decreto sulla sicurezza in ambito portuale che fa giustizia sull&#8217;utilizzo improprio di custodi - portieri e figure raccogliticce - invertendo la tendenza emersa chiaramente anche nel corso della XVIIa edizione del SicurEurope (a dire il vero nemmeno la cabala ci ha assistito), affinché venga scongiurato l&#8217;amaro presagio che prefigura gli &#8220;ultimi giorni&#8221; di una categoria, quella della vigilanza , della sicurezza, che, in virtù di un diffuso libertinaggio, più che liberismo, da più parti ormai, sembra ripugnata e respinta adducendo pretenziosamente l&#8217;idea di un  &#8220;tanfo&#8221; d&#8217;antico.</p>
<p align="JUSTIFY">Buona fortuna a tutti.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Fulvio Valandro</strong></p>
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		<title>Le novtà legislative in materia di sicurezza:ausiliari attività di intrattenimento e spettacolo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 15:22:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Gentili lettori e lettrici,
avendo affrontato qualche tempo fa la problematica delle ronde che, purtroppo, ha trovato conferma nel testo di legge approvato dal Parlamento – a seguito, come sapete, di una mozione di fiducia da parte del Governo sul relativo testo comprendente anche tale discutibile figura – la redazione della rivista la Ronda mi ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm;" align="JUSTIFY">Gentili lettori e lettrici,</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm;" align="JUSTIFY">avendo affrontato qualche tempo fa la problematica delle ronde che, purtroppo, ha trovato conferma nel testo di legge approvato dal Parlamento – a seguito, come sapete, di una mozione di fiducia da parte del Governo sul relativo testo comprendente anche tale discutibile figura – la redazione della rivista la Ronda mi ha chiesto un piccolo commento anche sull’attività degli “addetti ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi” prevista all’art. 3, commi 7 – 13, del testo di legge approvato dal Senato il 2 luglio 2009.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm;" align="JUSTIFY">Dalla lettura delle disposizioni legislative appena indicate, evidenzio quanto segue.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm;" align="JUSTIFY">In primo luogo, per sedare alcuni dubbi che i tradizionali operatori nel campo della sicurezza possono individuare, ritengo che l’ambito operativo di tali addetti è <strong>specificatamente limitato ad una attività di controllo concernente servizi di intrattenimento e spettacolo, senza che si possa estendere l’ambito ad altri servizi che nulla hanno a che vedere con detto controllo. </strong>In definitiva, il legislatore, a differenza della discutibile figura delle ronde, ha inteso regolamentare una volta per tutte coloro che operano nel settore degli spettacoli, intrattenimenti, discoteche ed altro denominati comunemente “<em>buttafuori</em>”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm;" align="JUSTIFY">Categoria quindi già operante da moltissimi anni che, con tale normativa, ha trovato una chiara collocazione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm;" align="JUSTIFY">Detto questo, passerei ad evidenziare le notevoli criticità che la legge, anche in tal caso, troppo frettolosamente ha inteso regolamentare.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm;" align="JUSTIFY">Se è vero che tali operatori di sicurezza, pur essendo utilizzati da molti imprenditori nel campo dell’intrattenimento, non avevano un inquadramento certo e chiaro, è altrettanto vero che la normativa in questione lascia insoluti molti problemi, soprattutto per quanto concerne il rapporto che dovrà essere instaurato tra il fruitore del servizio in questione ed il singolo addetto iscritto nell’elenco tenuto dal Prefetto “<em>(…) competente per territorio</em>” (comma 8).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm;" align="JUSTIFY">Per prima cosa ravviso anche in tale disposizione l’incostituzionalità della stessa nella parte in cui <span style="font-size: small;">ha indicato in modo del tutto generico e senza alcun specifico parametro e/o limite i requisiti che i predetti operatori devono possedere per ottenere l’iscrizione al predetto elenco prefettizio, demandando quindi ad un decreto ministeriale il compito di individuare </span><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>tutte le caratteristiche, gli ambiti operativi ed i requisiti che deve avere il personale in questione</strong></span></span><span style="font-size: small;">. Si tratta della medesima eccezione di incostituzionalità da me rilevata nei riguardi delle istituite “Ronde”, che, per brevità, non riporto in questo articolo. </span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"> </span><span style="font-size: small;">Detto ciò, mi accingo a commentare brevemente le ultime novità normative che sono state adottate in merito.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Infatti, il Ministro dell’Interno, in esecuzione del dettato legislativo in questione ha emesso, in data 6 ottobre 2009, il decreto concernente i “</span><span style="font-size: small;"><em>Requisiti per l’iscrizione nell’elenco e modalità di selezione del personale addetti ai servizi di controllo</em></span><span style="font-size: small;">”.</span></p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.5cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Esaminando il provvedimento ministeriale non si può che rilevare, senza molti sforzi interpretativi, delle notevolissimi similitudini con la regolamentazione dei cd. “stewards” utilizzati negli stadi di calcio, visto che anche in tal caso il personale iscritto nell’elenco istituito presso le Prefetture potrà espletare il servizio di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacoli solo allorquando sarà </span><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>dipendente del titolare della predetta attività ovvero “</strong></span></span><span style="font-size: small;"><em><span style="text-decoration: underline;"><strong>(…) personale dipendente da istituti autorizzati a norma dell’art. 134 del Testp Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931 n. 773</strong></span></em></span><span style="font-size: small;">” anche perché </span><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>la domanda per essere iscritti a detto elenco deve essere fatta e presentata “</strong></span></span><span style="font-size: small;"><em><span style="text-decoration: underline;"><strong>(…) al Prefetto competente per territorio a cura del gestore delle attività di cui al comma 1 ovvero del titolare dell’istituto di cui al comma 2</strong></span></em></span><span style="font-size: small;">”.</span></p>
<p style="margin-right: 0.05cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.49cm;" align="JUSTIFY">Quindi, la figura del cd. “buttafuori” ha trovato una collocazione precisa: o è un dipendente del titolare del locale di intrattenimento (ovvero dell’esercizio pubblico di spettacoli) oppure deve essere assunto da un “<em>(…) istituto autorizzato ai sensi dell’art. 134 del tulps</em>” e tale requisito è indispensabile, posto che la domanda di iscrizione nell’elenco prefettizio va fatta dalle predette figure giuridiche e non direttamente dall’operatore dei servizi di controllo.</p>
<p style="margin-right: 0.05cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.49cm;" align="JUSTIFY">In considerazione di quanto sopra, la domanda spontanea che viene da farsi è, come per gli stewards, la seguente: a parte il proprietario del locale, il Ministro a quale delle autorizzazioni ex art. 134 tulps ha inteso riferirsi per ottenere l’iscrizione del personale in questione? Alle società di vigilanza privata ? agli istituti di investigazione? Oppure ad entrambe? Esaminando tutto il decreto, francamente faccio fatica a dare una risposta che possa essere degna di questo nome. Infatti, dall’esame dell’art. 5 (Impiego del personale addetto al controllo) ricavo una sorte di attività a contenuto misto vigilanza-investigazione, atteso che se il controllo accessi, il presidio degli ingressi e controllo visivo delle persone mi farebbe propendere per una sorte di vigilanza, l’osservazione per “<em>(…) verificare la presenza di eventuali sostanze illecite o oggetti proibiti</em>” ovvero “<em>(…) attività generica di osservazione per la verifica del rispetto delle disposizioni, prescrizioni o regole di comportamento stabilite da soggetti pubblici o privati</em>” è inquadrabile nella tipica attività investigativa. A ciò va aggiunto che l’elenco specifico dei requisiti soggettivi, previsto dal citato decreto, che necessariamente deve possedere l’ausiliario, oltre al rilevante fatto di dover effettuare un corso di formazione che dovrà essere organizzato dalle Regioni, rende ancora di più ibrida la figura in commento, visto che, pur non essendo qualificabile e paragonabile ad guardia particolare giurata, il predetto ausiliario non rientra tra i cd. collaboratori investigativi di cui all’art. 259 del reg. di esecuzione al TULPS ai quali non sono richieste tali peculiari condizioni soggettive. Se ciò e vero, allora, sulla base della mia personale esperienza, sorgeranno notevoli problemi applicativi della disciplina dettata dal Decreto, atteso che ci si dovrà chiedere quale sarà la posizione che assumerà la Prefettura se la richiesta di iscrizione viene fatta sia da un istituto di vigilanza che da un istituto di investigazioni private, visto che la disciplina regolamentare delle due figure e sotto certi aspetti diversa (anzi antinomica). A questo punto attendiamoci il proliferare di circolari esplicative e, conseguentemente, di posizioni differenziate tra Prefetture e Prefetture e, conseguentemente di contenziosi (visto che comunque il settore è economicamente interessante). Infine, giusto per fornire uno spunto di riflessione ai lettori, rilevo che il Ministro dell’Interno ha previsto una norma transitoria di chiusura (art. <img src='http://www.edironda.com/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> acconsentendo agli attuali “buttafuori” di continuare ad operare per un termine di sei mesi; ciò posto, mi chiedo ma le società che si sono in questi anni organizzate per l’espletamento di detta attività (infatti non esistono più singoli operatori ma strutture organizzative anche di notevoli dimensioni) che fine fanno? Può darsi che le stesse proveranno ad ottenere il titolo di polizia necessario per l’espletamento dell’attività in commento (vedasi l’esempio dei cd. periti assicurativi affrontato dal Ministero dell’Interno nel 1997)  oppure dovranno scomparire per far posto ai soggetti che attualmente hanno il titolo di polizia richiesto dal decreto. Che la guerra cominci!</p>
<p style="margin-right: 0.05cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.49cm;" align="JUSTIFY">Avv. Alfredo Passaro</p>
<p style="margin-right: 0.05cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.49cm;" align="JUSTIFY"><strong>(il presente articolo, come mi è stato riferito dal direttore della rivista sarà l’ultimo dell’anno, visto che la RONDA dovrà sospendere la sua attività giornalistica “per mancanza fondi”. È una circostanza che dispiace – fatemelo dire forte e chiaro, visto che la mia collaborazione è sempre stata gratuita e disinteressata – soprattutto quando una rivista cerca di fare informazione scevra da condizionamenti di sorta ed al solo scopo di fornire notizie ed aggiornamenti in un settore, come quello della sicurezza, così delicato ed importante della vita del nostro paese. Ma siccome viviamo in una continua contraddizione – si pensi alla critica condizione economica e gestionale delle Forze dell’Ordine, quando la sicurezza </strong> &lt;!&#8211; 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	&#8211;&gt;<strong>sarebbe il punto più importante del nostro Governo – purtroppo non mi stupisco più di niente, neanche di quanto riferitomi dal sig. Valandro. L’unica cosa che dico è che mi dispiace e che se tale momento di crisi passerà sarò di nuovo pronto a collaborare con la rivista che mi ha sempre offerto la possibilità di dire anche la mia. Grazie)</strong></p>
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		<title>Assemblea Generale Assiv: sintesi dei lavori</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 12:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Come previsto e annunciato si è tenuta a Roma, presso la sede di Confindustria, l&#8217;assemblea generale annuale dell&#8217;Assiv (Associazione Italiana Vigilanza). Nella fase aperta al pubblico, alla presenza di media, si è registrata l&#8217;affluenza di molti istituti richiamati dall&#8217;evento e dalle partecipazioni istituzionali di rilievo. Il Presidente Balestero ha aperto i lavori con un certo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come previsto e annunciato si è tenuta a Roma, presso la sede di Confindustria, l&#8217;assemblea generale annuale dell&#8217;Assiv (Associazione Italiana Vigilanza). Nella fase aperta al pubblico, alla presenza di media, si è registrata l&#8217;affluenza di molti istituti richiamati dall&#8217;evento e dalle partecipazioni istituzionali di rilievo. Il Presidente Balestero ha aperto i lavori con un certo ritardo in attesa dell&#8217;arrivo del Ministro del Lavoro, il senatore Maurizio Sacconi il quale aveva assicurato la sua partecipazione. Chi si trovava a Roma il 17 novembre avrà notato che la Capitale era attraversata da più di un corteo e da incontri istituzionali come l&#8217;Assemblea della Fao. Per tali motivi si temeva che il Ministro fosse costretto a dare forfait come del resto poi è accaduto. Quindi alla presenza del Presidente di Confindustria Anie Guidalberto Guidi e del Sottosegretario on. Alfredo Mantovano hanno preso il via i lavori con la relazione del Pres. Matteo Balestrero che ha affrontato temi scottanti quali: il sottocosto, le gare d&#8217;appalto, il ruolo nefasto di alcuni network e degli auspicabili e urgenti chiarimenti a seguito delle riunioni della Commissione Consultiva centrale. Mantovano ha invece ribadito ciò che molti lettori e operatori già sanno, ovvero che sono al vaglio iniziative che dovrebbero far chiarezza in questo settore. Ma che purtroppo esistono dei tempi tecnici da cui non si può prescindere. <em>E&#8217; a tutti noto che con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 5 Novembre entra in vigore il D.M. 154/2009 che prevede l&#8217;utilizzo di sole gpg per i servizi di security portuale. I nostri lettori che hanno seguito le anticipazioni del nostro </em><a href="http://www.edironda.com/?p=1015"><em>convegno SicurEurope</em></a><em> sanno che questo decreto era di imminente pubblicazione così come evidenziato dall&#8217;intervento del dr. Vincenzo Acunzo</em>. Decreto che va a fare chiarezza sull&#8217;utilizzo improprio di addetti al portierato nell&#8217;espletamento di vari compiti espressamente indicati e chiariti dalla norma tra i quali il controllo dei varchi, il controllo badges, la vigilanza sottobordo, il controllo dei macchinari radiogeni e dei portali a mezzi di metal detector, compiti esclusivi degli istituti di vigilanza a mezzo di guardie particolari giurate. Questa buona notizia dovrebbe favorire  gli istituti di vigilanza nella lotta contro quell&#8217;abusivismo di ruoli strisciante da noi e da loro ampiamente denunciato. E&#8217; chiaro che a questo punto, come negli aeroporti, entra in ballo un discorso di qualità e professionalità nonchè di formazione e scolarità adeguate. Inoltre il sottosegretario ha parlato del progetto Mille occhi sulla Città, un protocollo di scambio di informazioni tra diversi operatori di sicurezza, forze di polizia e istituti di vigilanza sul quale torneremo a tempo debito. Questa breve sintesi per annunciare di seguito la pubblicazione integrale della relazione del Presidente Assiv Balestrero.</p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Spettabili Autorità, gentili Ospiti, Colleghe, Colleghi, </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"><img class="alignnone" src="http://lh5.ggpht.com/_1lOFatLq3tc/SwU8CdLCktI/AAAAAAAAAZE/gkYFEDUhxCo/s640/JPG_0129.jpg" alt="" width="640" height="418" />un saluto a Voi tutti e un ringraziamento di cuore per una nuova</span><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: #ff0000; font-size: medium;"> </span><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">partecipazione tanto qualificata e così straordinaria a questa nostra Assemblea. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Vedere di nuovo la sala così gremita ad un anno di distanza non può che farmi enorme piacere e costituisce, al contempo, una testimonianza evidente delle tante aspettative che nutre il settore. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Non posso sin da ora non ringraziare personalmente il Senatore, Ministro del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi, che con la sua  presenza, oggi, ci onora, dimostrando peraltro, con concreti provvedimenti, una sensibilità e una attenzione assolutamente fuori dal comune. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Non da meno è la partecipazione dell’Onorevole Alfredo Mantovano, da sempre e sempre più riferimento della nostra categoria, nelle cui sapienti e preparate mani è affidato buona parte del futuro di questo comparto. Per concludere con la partecipazione del nostro Presidente, Guidalberto Guidi, quale - non è più una novità - Padrone di casa. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Nel corso di quest’anno molti fatti sono occorsi, alcuni di grande rilievo e importanza per il nostro settore, alcuni positivi, li citerò volentieri, altri, ahimè, certamente molto negativi. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Partirò  da uno di quelli più spiacevoli, (<em>perdonatemi mi tolgo subito il dente)</em> e cioè l’aggiudicazione con i primi dell’anno di due appalti,  entrambi primari, riferibili al mondo bancario. Dico primari perché parliamo di appalti per decine di migliaia di ore di lavoro e per la valenza che queste due società hanno nel panorama Nazionale, con il rischio, pericolosissimo, purtroppo puntualmente realizzatosi, di un effetto domino. Decine di migliaia di ore,appaltate ad una tariffa oraria di 16,40 euro, per servizi che impiegano esclusivamente manodopera per la quale non è possibile effettuare alcuna economia di scala, essendo il costo del lavoro, per sua natura incomprimibile. Servizi, che secondo il DPR n.153 del 6/10/2008 sono da considerarsi quali complementari alla sicurezza pubblica da svolgersi obbligatoriamente con personale armato, sottoposto al CCNL della vigilanza privata sotteso ad un tariffa, salvo eludere qualche istituto contrattuale – previdenziale o assistenziale - che produce una perdita di almeno 4 euro l’ora. Beh, permettetemi di dire che quanto accaduto è vergognoso, non degno, non solo di chi, a giusto titolo visto il primo margine operativo lordo della gestione caratteristica al 31/12/2008, pari a circa 8 miliardi di euro, si vorrebbe ergere a campione nazionale, ma neanche dell’ultimo degli “<em>scalzacane</em>”. Fa sorridere che nei citati contratti si richiamino più volte la regolarità contributiva, assistenziale, previdenziale, il rispetto delle normative vigenti, financo l’applicazione di condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi applicabili, salvo poi procedere con l’assegnazione al massimo ribasso e ad una tariffa in nessun modo compatibile con il rispetto di queste voci. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">In questo senso parole di grande valore e significato quali EQUITA’, INTEGRITA’, ECCELLENZA, TRASPARENZA, finiscono incredibilmente per perdere qualsiasi valore se non quello residuale di un po’ di inchiostro sull’immancabile codice etico. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Pure secondo noi sono stati sottovalutati, o non pienamente compresi, i rischi cui queste due aziende si sono sottoposte. L’articolo 29, comma 2, del d. lgs. 276/2003 dispone che, in presenza di un appalto genuino di opere o di servizi, “il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l&#8217;appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali ulteriori subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell&#8217;appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e i contributi previdenziali dovuti”. Tale vincolo di solidarietà dovrebbe riguardare anche le contribuzioni da versare agli enti esercenti forme di previdenza complementare. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Proprio in questi giorni si iniziano a manifestare nel nostro settore i primi casi.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Ministro, so di dire qualcosa, forse in controtendenza, vista anche la situazione generale dell’economia che potrebbe suggerire una linea più soft, ma su questi temi non possiamo non invitarla, con grande forza, a mantenere alta la guardia. Così come sarebbe utile per questo settore, complementare alla sicurezza pubblica, abbandonare il sistema di aggiudicazione al massimo ribasso, i cui risultati sono evidenti a tutti, in ragione di un più corretto criterio di aggiudicazione quale quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa.  Scusatemi lo sfogo ma il tema è essenziale e mi si perdoni se dico che la risposta che era lecito attendersi, soprattutto in termini di controlli, come da nostra richiesta/esposto del 22 Gennaio scorso, è stata, nei fatti, decisamente al di sotto delle possibilità e delle aspettative. Passando a cose decisamente più positive, sarei colpevole se, nuovamente, (<em>è una buona abitudine annuale</em>), non ringraziassi il Ministro Sacconi per avere emanato, con decreto dell’8 Luglio 2009, le tabelle riguardanti il costo medio orario del lavoro per il personale dipendente da Istituti di vigilanza privata a livello Nazionale. Costo che nel caso di un “vigile” del Centro Nord inquadrato al IV livello è pari a 21,23 Euro/ora. Vale la pena ricordare che tale costo non comprende quello che deriva da accordi territoriali di secondo livello ove presenti. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Grazie! </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Abbiamo anche provato Ministro a sdebitarci subito manifestando, nelle opportune sedi, la nostra disponibilità a siglare - in anticipo sul rinnovo del CCNL - un accordo per  il mantenimento dei livelli occupazionali in caso di cambio di appalto. Un vero e proprio ammortizzatore sociale a costo zero per lo Stato Italiano. Purtroppo per ragioni non sempre lineari, in questa fase, non è stato possibile arrivare ad una sintesi che non disperiamo si possa però ottenere, se ancora di attualità, all’interno di una contrattazione più ampia. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Contrattazione che, va detto, si preannuncia  però complessa, vista la sensazione, ma farei meglio a dire la certezza, da parte delle aziende, di non riuscire a ribaltare sulla propria clientela neanche una minima parte dei  costi che produrrà il rinnovo contrattuale. Fatto questo, di per sé già preoccupante, che acquisisce ancora maggior rilievo se si considera - ne siamo tutti consapevoli - in quale stato versi il settore già da svariati anni. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Un costo secco che, in pochissimi fortunati casi, ridurrà i margini mentre, nella stragrande maggioranza, andrà semplicemente ad aumentare le perdite. E’ un problema comune, non solo aziendale, al quale, insieme con le Organizzazioni Sindacali, dobbiamo riuscire a dare una risposta adeguata. In questo senso Enti Bilaterali (emblematico il caso del Lazio) e commissioni paritetiche possono svolgere un ruolo importante, in aggiunta ad un nuovo avviso comune che riteniamo indispensabile e a rinnovate norme comportamentali. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">In questa sede non possiamo non fare alcune considerazioni e proposte in merito ad una delle principali cause di questa situazione. Penso al fenomeno “degenerato” riconducibile alla intermediazione di appalti di vigilanza privata ad opera di aziende autorizzate ex art.115. Oggi, sarebbe facile e politicamente produttivo, chiedere, in questa sede, una revisione della norma che escluda questa tipologia di aziende dal nostro settore. Otterrei dei facili applausi, cui però nei fatti, seguirebbe poco. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">La sicura riconducibilità di tali attività all’esercizio della libertà di iniziativa economica, garantita dall’art. 41 della Costituzione, rende particolarmente problematica l’introduzione di un divieto generale dell’intermediazione sia pure riferito al solo settore dei servizi di vigilanza privata. Poco fa dicevo “degenerato” perché si è passati dallo svolgere una “legittima” attività di intermediazione ad una talmente penetrante nell’attività del <span style="text-decoration: underline;">subappaltatore</span>, da renderlo mero esecutore o “<em>nudus minister</em>” violando il principio di personalità delle autorizzazioni di Polizia e del divieto di rappresentanza nelle attività autorizzate. Ma la situazione attuale che definire critica è eufemistico, che ha portato ai risultati di cui sopra, deve trovare una soluzione .</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Tre gli interventi che proponiamo: </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">1) Introduzione, per via legislativa, del divieto assoluto di subappalto dei servizi di vigilanza privata per le imprese di intermediazione professionale autorizzate ex art. 115 del TULPS. A tali imprese rimarrebbe consentita solo l’attività di intermediazione finalizzata a mettere in relazione soggetti tra i quali, anche per il tramite di idonei poteri di rappresentanza conferiti all’intermediario, si instauri un vincolo contrattuale diretto.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">2) Introduzione, per via legislativa, di limiti al subappalto tra imprese di vigilanza autorizzate ex art. 134 del TULPS, attraverso l’obbligo posto a carico dell’impresa subcommittente di svolgere direttamente una percentuale significativa pari almeno al 50% dei servizi di cui risulti appaltatrice.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">3) Introduzione, per via legislativa o regolamentare, di un obbligo di comunicazione alle autorità pubbliche o, meglio ancora, di pubblicità diffusa (magari in modalità “on line” su un apposito sito web) dei contratti stipulati dalle agenzie d’affari con i loro committenti. Ovviamente valutando l’opportunità di selezionare i contenuti contrattuali per i quali non si pongano esigenze di riservatezza e limitando il regime di pubblicità solo ad alcune categorie.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Tre proposte che riteniamo sostenibili e che, se accettate, potrebbero risultare risolutive per uno dei principali problemi che affliggono il settore.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Rivedere la norma in merito alle aziende di intermediazione è indispensabile e improcrastinabile, pena la sopravvivenza del settore, ma di per sé non  sufficiente.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Più volte abbiamo sostenuto la necessità che sia rivisto l’attuale testo del art. 256 bis del DPR che vada a definire, una volta per tutte, il nostro perimetro operativo. Modifica  tanto più necessaria visto che, avverso tale articolo, è già pendente un ricorso al TAR. Ma chiediamo anche che sia fatto rispettare ciò che già oggi è previsto di nostra esclusiva pertinenza (art.18 legge 155/2005),  come i servizi di vigilanza all’interno dei porti in cui, troppo spesso ancora ci si affida ad aziende prive dei necessari titoli e, ancor più grave, senza che dalle Autorità siano presi i giusti provvedimenti. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Riteniamo infine che debbano essere aggiornate le cause di revoca della licenza previste all’art.257 quater in cui giustamente si fa menzione alla parte contrattuale, assistenziale e previdenziale, ma nulla si dice per quanto attiene a quella fiscale/tributaria. Non vorremmo che passasse il principio che sia giusto pagare i contributi, ma che si possa chiudere un occhio su tasse e IVA. <img class="alignnone" src="http://lh6.ggpht.com/_1lOFatLq3tc/SwU8BWmX07I/AAAAAAAAAZA/RGH0jtCvTfw/s640/JPG_0191.jpg" alt="" width="640" height="425" />Emblematico il caso di imprenditori che, nell’appalto sopracitato, dichiarano di essere pagati non 16,40 euro/ora, ma 19,68 considerando evidentemente la cifra lorda… Un vantaggio competitivo, pari almeno al 20%, evidentemente incolmabile e sinceramente, per chi opera nel rispetto della legalità e per mezzo di un titolo di pubblica sicurezza, inaccettabile. Così come per i contributi, è dimostrabile la propria regolarità attraverso il possesso del DURC, stessa cosa è possibile fare per tasse e IVA con i carichi pendenti risultanti dall’anagrafe tributaria. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">In coerenza con quanto appena richiesto, ASSIV si appresta a varare una riforma del proprio regolamento Associativo che preveda la possibilità di adesione solo se l’azienda richiedente attesti la propria regolarità contributiva presentando DURC, carichi pendenti risultanti dall’anagrafe tributaria e previa consultazione con delegato regionale. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Tra i fatti positivi di maggior rilievo non posso non citare l’avvio della Commissione Consultiva Centrale. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Da tale tavolo, inutile negarlo, ci aspettiamo molto, convinti come siamo che questa sia l’occasione giusta, non solo per rispondere alle eccezioni mosse dalla Corte di Giustizia Europea, ma anche l’occasione, forse ultima, per qualificare e rilanciare questo settore. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">L’elaborato su cu si sta lavorando, ancora non certamente definitivo, ma su cui siamo convinti si possa addivenire ad una sintesi condivisa, ci sembra orientato nella giusta direzione con novità - cui plaudiamo - di grande rilievo. Penso alle norme generali che sottendono ad un regolamento unico nazionale per i servizi di vigilanza e trasporto valori, provvedimento invocato da anni, finalmente in dirittura di arrivo, che consentirà una più agevole e razionale gestione delle aziende. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Procedendo su questa strada sarà, però, necessario individuare una regolamentazione alternativa ai sistemi tradizionali di trasporto valori che vede nell’uso della tecnologia la migliore difesa dei valori trasportati e - ancor più importante - la massima garanzia di sicurezza per i lavoratori. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Così  come ci piace il principio di autorizzazioni a fasce purché siano individuati degli ambiti certi cui corrispondano predeterminati requisiti di qualità minimi. Siamo inoltre favorevoli ad un sistema di garanzie che passi attraverso assicurazioni e cauzioni, misure che riteniamo adeguate e proporzionate all’obiettivo. Uno strumento di persuasione forte nelle mani delle Amministrazioni con un costo per le aziende sostenibile e un controllo indotto, da parte degli enti erogatori, che potrebbe essere molto utile.  Stesso dicasi per gli standard minimi per attrezzature, dotazioni logistiche e tecnologiche per centrali operative sedi e caveaux. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Un sistema così fatto, se rispettato, è il giusto preludio affinché nella competizione a prevalere siano le aziende più organizzate, in termine di marketing, di rete vendita di ricerca e sviluppo, di organizzazione e non, come troppo spesso ancora oggi accade, semplicemente quelle più disinvolte. Innegabile che il punto critico di tutto l’impianto, che vede in queste nuove regole una opportunità e non dei costi sostenuti da pochi, sarà la capacità dell’Amministrazione di far rispettare quelle stesse regole ovunque sul territorio Nazionale.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Oggi più  di ieri abbiamo bisogno di controlli, controlli e ancora controlli cui seguano altrettanto seri e rigorosi provvedimenti. Non ci si dica che il rischio è quello di far chiudere alcune aziende (per inciso che dovrebbero aver già chiuso da anni) con i conseguenti problemi occupazionali, non lo possiamo accettare, convinti che i livelli occupazionali non siano fatti dalle Prefetture, ma dal mercato per cui l’unica reale conseguenza sarà quella di un mercato più sano con l’assorbimento di quei lavoratori da parte di aziende serie con un miglioramento effettivo per tutti.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Pochi giorni fa il Sottosegretario Mantovano ci ha illustrato la sua volontà di rilanciare un progetto già noto e che ci sta particolarmente a cuore, che si chiama Mille Occhi sulle Città. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Il progetto si basa sulla collaborazione informativa tra Istituti di vigilanza privata e organi di Polizia per il monitoraggio di situazioni o accadimenti di interesse per la sicurezza pubblica e urbana. E’ un progetto che condividiamo e per il quale diamo da subito, pubblicamente, la nostra piena disponibilità. Il progetto sottende ad un ruolo sociale della vigilanza privata, di cui siamo convinti sostenitori, tanto da augurarci che questo sia solo il preludio, il primo passo, per una collaborazione più ampia cui miriamo. Non posso però non segnalare come questa giusta iniziativa sia caratterizzata da un indirizzo, che apprezziamo molto, differente rispetto al protocollo firmato il 14/7/2009 dal Ministro dell’Interno con Confcommercio e Confesercenti che prevede la possibilità di collegare, gratuitamente, sistemi di videosorveglianza e antirapina installati presso esercizi commerciali, con le centrali operative delle FF.OO., erodendo il nostro mercato e - a nostro parere - creando solo difficoltà a strutture che già oggi, con i fondi disponibili sono costrette a fare i salti mortali. Un detto popolare rende bene l’idea “<em>non si può contemporaneamente fischiare e ciucciare</em>”. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Ho una visione per questo settore.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Il problema sicurezza nel nostro Paese, come è dimostrato da molteplici indagini, tra cui cito quella dell’ISPO del Prof. Renato Mannheimer, è particolarmente sentito, tanto che quasi l’80% della popolazione ravvisa una percezione di maggiore insicurezza rispetto al passato. In ragione di questa chiede al Governo di procedere con nuovi importanti provvedimenti. L’Italia però, giova ricordarlo,  è il Paese con il terzo debito pubblico del mondo. E’ un Paese che chiuderà con un PIL 2009 negativo di quasi 5 punti. Si aggiunga la constatazione  che in Europa siamo il Paese con il più alto numero di addetti delle Forze dell’Ordine (in valore percentuale e assoluto) in rapporto alla popolazione. Situazione non semplice, come emerge dalla relazione unitaria sul quadro finanziario del Ministro dell’Interno e dalle ultime due finanziarie, entrambe caratterizzate da una riduzione delle somme disponibili.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"> </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Da qui due sono le possibili soluzioni:</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">- La prima vede la propria risposta nel volontariato. Al di là dell’efficacia, quantomeno dubbia e sorvolando sui rischi, connessi alla difficoltà di un coordinamento del proprio operato con le Forze dell’Ordine, ritengo personalmente questa scelta quasi una resa incondizionata delle Amministrazioni. La certificazione della propria incapacità di saper fornire una risposta adeguata ad un problema reale.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">- La seconda che, per evidenti motivi preferiremmo, è invece correlata alla possibilità di procedere delegando, per quanto di competenza, ad un privato sotto lo stretto controllo della Pubblica Amministrazione, potendo così razionalizzare il proprio intervento e rendendolo, quindi, maggiormente efficace. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">La Vigilanza Privata oggi, legittimamente, si candida a ricoprire tale ruolo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">A Voi il compito di fare in modo che quella che per Noi, oggi più che mai può costituire una opportunità primaria di sopravvivenza e di crescita, possa divenire un domani, per il Paese, una straordinaria opportunità.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">Grazie a tutti.</span></p>
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		<title>XVII Convegno SicurEurope. Alcune anticipazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 17:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span>Norme poco precise, poco realistiche (in attesa di quattro decreti attuativi), stanno logorando la categoria. Abbiamo discusso sul testo di modifica intervenuto con urgenza (il cosiddetto salva - infrazione dovuto alla condanna della Corte Europea), che da una parte ha legiferato, ma che contestualmente ha spalancato le porte a società di altra natura, che non vengono regolamentate, non hanno obblighi nei confronti delle istituzioni, appartengono al libero mercato dei servizi cosiddetti generalisti per cui non occorre - salvo accorte politiche aziendali - dare garanzie di moralità ed affidabilità, e vengono però genericamente indicate a svolgere ed a sostituirsi per prestazioni di sicurezza. A limite potremmo parlare di attività di services (pulizie, accoglienza, custodi - portieri svolte a mezzo di operatori per lo più improvvisati e/o part - time a costi bassissimi) in qualche modo fiduciarie, ma non di sicurezza tra le quali si annidano vere e proprie società abusive e spacciandosi per poliziotti o polizia locale, società di vigilanza privata di cui recentemente la cronaca ci ha offerto esempi che destano preoccupazione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non dico nulla di nuovo, tra l&#8217;altro basta andare in un ipermercato e si può agevolmente notare personale in divisa non armato con compiti di sorveglianza e accoglienza che sfociano in veri e propri servizi di vigilanza. Perchè si ricorre a questo? Semplicemente per una questione di costi, che hanno senza dubbio la loro importanza ma in qualche modo danno l’idea che chi assume questi soggetti poi si assuma anche il rischio, non ricorrendo a professionalità specifiche, per cui chi pagherà il conto in caso di aggressione, danneggiamenti, rapine etc? </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>A nostro modo di vedere si è abbassata la soglia di garanzie di sicurezza considerando che circola molto denaro e nel caso di grandi centri commerciali assistiamo ad una particolare concentrazione di persone<span> </span>e merci di un certo valore. Luoghi sensibili che richiederebbero solo guardie giurate? Siamo dell’idea che più professionalità debbano coesistere in ruoli diversi in quanto comunque trattasi di obiettivi a rischio poichè circola tanta gente, malintenzionati, nessuno escluso.</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><strong><span>Cronaca parziale della prima giornata</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Pubblicare queste lunghe serie di pagine (qualora si abbia voglia di affrontare una lunga e corposa lettura) può servire a motivare imprenditori sfiduciati e suggerire loro di non disertare l’ultima occasione data martedi 17 a Roma  presso la sede di Confindustria dall’Assemblea <img class="alignnone" src="http://lh4.ggpht.com/_1lOFatLq3tc/Sv2OaPlyHnI/AAAAAAAAAXQ/crJZGs8XjTk/s640/alfredo%20mantovano.JPG" alt="" width="640" height="427" />annuale dell’</span><a href="http://www.assiv.it/" target="_blank">ASSIV che nella parte aperta al pubblico dalle h: 11,15, registrerà la presenza del Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e del Sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano</a><span>. Come già accaduto in precedenti occasioni, vi sarà la partecipazione di media e potrebbe esserci spazio, ce lo auguriamo, per interloquire con rappresentanti istituzionali anche per singoli interventi di imprenditori. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Al riguardo, volendo fornire una traccia, riprendiamo alcuni parziali interventi della prima giornata di lavori del SicurEurope, quali quelli<span> </span>del dr. Raffaele Zanè, vicepresidente ASSIV e del dr. Diego Agus, direzione generale per la tutela della concorrenza AGCM, in risposta al primo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span><span> </span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span>Intervento del dr. Raffaele Zanè</span></span></strong><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Io ho seguito l’intervento del dottor Agus che indubbiamente dal punto di vista giuridico è inoppugnabile, però io che sono un imprenditore devo fare dei rilievi, e devo farne proprio all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che peraltro era mio cliente e che adesso ha invece scelto di cambiare istituto, scegliendo una società che fra le altre cose son sicuro sia andata sotto tariffa. Dal punto di vista teorico insomma va tutto bene, poi bisogna fare i conti al momento di pagare i propri dipendenti, quando deve gestire e programmare i costi negli anni in cui c’è programmato già un rinnovo di contratto collettivo nazionale, c’è poi da fare i conti sulla tipologia di servizio. Io mi son trovato ad esempio a riscontrare, nel caso del contratto relativo alla sicurezza dell’Autorità, che la concorrenza è andata sottocosto. Nonostante questo il Garante non ha considerato questo rilievo, e cioè che il servizio, per poter essere svolto in maniera opportuna, richiedeva dei requisiti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Quali sono i requisiti?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Innanzitutto l’istituto dal punto di vista normativo dev’essere indiscutibile. Dopodichè la tipologia del servizio dev’essere vista nel suo insieme, vale a dire che se viene chiesto un servizio frazionato io devo ovviamente farlo <img class="alignnone" src="http://lh5.ggpht.com/_1lOFatLq3tc/Sv2QTlR5rhI/AAAAAAAAAXw/Ed-Bfh1Plrw/s640/raffaele%20zan%C3%A8.JPG" alt="" width="640" height="427" />effettuare da più soggetti (nel caso specifico dell’Autorità si trattava di 2 ore la mattina e 4 al pomeriggio), quindi con un utilizzo di auto che si spostano da un punto all’altro.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Tralasciando comunque il caso personale che vede protagonisti l’Autorità, intesa come utente e la mia impresa, faccio un altro rilievo al dottor Agus.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sempre più si stanno presentando dei capitolati di gara dove l’anomalia dei requisiti è di tutta evidenza, dove viene praticamente già segnalato il soggetto che dovrà vincere la gara, soprattutto nella città di Roma e Milano. Parlo dei grandi appalti, di gare che movimentano migliaia di guardie giurate. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Su questo tema i rilievi dell’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato sono stati quasi inesistenti. Questo è un tema estremamente delicato, perché queste gare sono in tutta evidenza manipolate.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Occorre sicuramente essere molto precisi nella disposizione dei fatti, nel mercato, occorre che i soggetti che si presentano a fare vigilanza siano puliti, occorre che al nostro interno si faccia pulizia e che le autorità evidenzino le molte anomalie, le molte storture, che in questo momento esistono.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Continuando così la categoria, per colpa di pochi, continua ad essere chiacchierata, mentre tutto il sistema trae detrimento.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Oggi noi, come categoria, come associazione, come imprenditori, abbiamo una grande responsabilità, che è quella di dare giustamente risposta alle istanze dei lavoratori che in questo momento si trovano a rinnovare i loro contratti. Per far questo abbiamo però bisogno di risorse, e queste risorse devono venir fuori da una pulizia di mercato che corrisponda ad una garanzia di tariffe, ad una certezza di tariffe giuste, di pulizia nel senso di appalti regolari e di un corretto confronto con tutte le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Per far questo occorre che si sviluppino nella pratica ed ottengano risposta due temi importantissimi, quello del cambio d’appalto, che ritengo debba essere considerato tout court, senza ripensamenti o pensieri di paletti che si interpongano nella sua chiarezza di visione. E poi il soggetto economico che utilizza il 115 e che ha fatto un gravissimo danno a tutto il settore, portandolo, praticamente all’annientamento. Ha distrutto i piccoli ed i medi istituti, che costituivano la base economica, la base del futuro sviluppo della categoria, gli ha stroncato le gambe utilizzando un sistema che non ha nulla in quanto a regolarità economica, a beneficio solo ed esclusivo di alcuni soggetti speculatori, soggetti, in qualche caso, di dubbia provenienza, dequalificando il mercato. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Tale dequalificazione ha riguardato anche i servizi, le guardie giurate, le imprese.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La risposta, se non può arrivare dalle istituzioni, credo possa invece giungere dal confronto diretto fra le organizzazioni delle imprese e quelle sindacali. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E’un tema molto delicato, ma estremamente importante per la sopravvivenza della categoria.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Grazie</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span><span> </span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span>Intervento del dr. Diego Agus</span></span></strong><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Intanto alcune brevi considerazioni. Io non ritengo che l’attività in oggetto debba essere svolta in assenza di regola, o in nome di una concorrenza assoluta.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Probabilmente è più un problema di prospettive.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>L’Autorità non ritiene che la concorrenza significhi lasciar morire le imprese, per molti sensi quello concorrenziale è un concetto freddo. Anche la scuola di Chicago ha avuto delle critiche sotto questo profilo. La concorrenza non deve essere sorda a quelle che sono le esigenze di varia natura che si prospettano a chi fa impresa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ciò non vuol dire che la regolamentazione, di cui c’è urgente bisogno, debba intervenire limitando la concorrenza, perchè queste poi producono sul lungo periodo degli effetti negativi anche sulle imprese.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sul problema delle gare e del servizio sottocosto l’Autorità non ha formalmente il compito di verificare se una tariffa sia o meno al di sotto dei prezzi sostenuti dall’impresa, il lavoro dell’Autorità mira invece a far si che l’impresa possa determinare il più liberamente possibile il prezzo al quale <img class="alignnone" src="http://lh5.ggpht.com/_1lOFatLq3tc/Sv2O26FAbGI/AAAAAAAAAXU/_n8C_OV1e9I/s640/diego%20agus.JPG" alt="" width="640" height="427" />offrire uno specifico servizio sulla base di un calcolo che è interno e che non può essere fatto da soggetti esogeni che non sono a conoscenza degli elementi necessari per svolgere tale calcolo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il prezzo di una prestazione si compone di diversi fattori di costo che conosce l’impresa che determina il prezzo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Se poi la determinazione del prezzo avviene in violazione di una serie considerevole di disposizioni che contraddistinguono lo svolgimento dell’attività imprenditoriale, questo è un ambito su cui l’Autorità non ha competenza.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non è un lavarsi le mani di quelle che sono le problematiche che affrontano le imprese, ma la gara, che è uno strumento di concorrenza per il mercato, serve a far sì che si ottenga da una parte un beneficio per l’amministrazione e dall’altra di consentire al più ampio numero di soggetti di parteciparvi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>I tre principi fondamentali che governano l’azione pubblica, economicità, efficienza ed efficacia sono garantiti attraverso lo strumento della gara. Se poi nell’ambito della gara vengono effettuate delle offerte che non rispondono a dei costi che dovrebbero e non sono sostenuti da imprese che hanno quindi la possibilità di presentare offerte sottocosto, è la regola che è stata violata per offrire quel servizio sottocosto che andrebbe verificata, anche perché non vorrei che l’Autorità fosse l’unica istituzione ad essere presa di mira perché parla, perché fa quello che deve fare.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Onestamente ritengo che molta parte di questa problematica dev’essere attribuita a chi deve svolgere un’attività di vigilanza rispetto alle norme che vengono violate al fine di offrire dei servizi sottocosto</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Peraltro non dimentichiamoci che se un’impresa offre un servizio sottocosto per un lungo periodo alla fine dovrebbe uscire dal mercato. Se non esce dal mercato evidentemente non ha quei costi. Se non ha quei costi, previsti dalla legislazione vigente, evidentemente il problema si sposta sulla verifica del rispetto della suddetta legislazione.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Nello specifico, per quanto riguarda i capitolati di gara, rispetto ai quali il dottor Zanè denunciava prima gravi ed evidenti anomalie, dal 2006 l’Autorità di Vigilanza sui Lavori ed i Contratti Pubblici ha visto aumentati i propri poteri al fine di verificare le situazioni di anomalie nelle procedure d’appalto.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>L’Autorità garantisce il libero espletarsi delle regole del gioco concorrenziale, non regolamenta, non interviene sulle regolamentazioni, non ha il compito di far rispettare le regolamentazioni, compito che spetta ad altri poteri pubblici.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>L’Autorità verifica che non vi siano condotte anticompetitive nell’ambito di un mercato dove le imprese più efficienti ampliano le proprie fette di mercato, le altre le perdono.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questo è il libero alternarsi del gioco di mercato. E’ chiaro che poi nondimeno ci sono esigenze di tipo sociale ed occupazionale che vanno affrontate, ciò è evidente, il compito dell’Autorità è quello di applicare la disciplina concorrenziale.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Le altre violazioni vanno perseguite dai soggetti deputati a farlo.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span>Fulvio Valandro</span></span></strong><span> – Io ritengo che l’Autorità sia stata investita da denunce fatte da singoli operatori, non ne ho la certezza ma credo di sì. Lei ritiene che una società autorizzata da una licenza di polizia possa essere valutata alla stregua di soggetti, mi riferisco ai network, che questa licenza non la possiedono? Ritiene che possano essere messi sullo stesso piano?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E’giusto insomma ritenere una società che presta servizi di vigilanza alla stregua di un società che intermedia servizi di vigilanza? Le pongo questa domanda perché credo che nel caso di servizi per gli istituti di credito ci sia stata una forte battaglia da parte di operatori che si sono visti sostituiti da questi soggetti intermediari.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span>Agus</span></span></strong><span> – Bisogna fare una distinzione. La sede deputata al fine di verificare se un soggetto può svolgere o meno attività di intermediazione è quella legislativa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non v’è dubbio che in alcuni casi lo strumento dell’intermediazione può essere utile al fine di accrescere il bacino d’utenza di alcuni operatori più piccoli.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Bisogna poi dire che la concorrenza potrebbe essere esercitata direttamente dagli imprenditori che eliminando i costi di intermediazione potrebbero aggiudicarsi le gare.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>L’apertura del mercato in senso ultraprovinciale permette alle aziende di presentarsi direttamente alle procedure d’appalto eliminando un costo che poi va a ricaricarsi direttamente sull’utente.,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><strong><span>Parziali interventi della seconda giornata</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma tornando al SicurEurope e alla seconda giornata si è discusso di qualità e sicurezza, delle norme stringenti che provengono dall’Europa e che hanno fatto chiarezza sulla sicurezza portuale ed aeroportuale (gli interventi dei relatori sull’argomento: la dr.ssa Giuseppina Lacriola, Direttore Security ENAC, e del dr. Pietro Leoni, Security Manager Terminal Porto di Civitavecchia unitamente a quelli di altri relatori saranno pubblicati integralmente sulla rivista) ma ancora rimangono dei dubbi, ad esempio, sulle banche: sono o no considerabili obiettivi sensibili? Si movimenta molto denaro, si rischiano rapine e stress per gli impiegati, per cui io ritengo assurdo possano non essere considerate tali. Di questo ed altro si è discusso nella due giorni di lavori congressuali dalla quale abbiamo messo sul sito una breve sintesi. Ritorniamo sull’argomento per dare ulteriori informazioni perchè possano essere da stimolo per tutti quegli imprenditori della vigilanza privata che non intravedono soluzioni, almeno nel breve periodo, a tal punto che ormai non vanno neanche più a difendere i propri interessi sia in questa sia in altre manifestazioni. Siamo stati informati che l’ultima conclusasi ieri ed organizzata e gestita da un operatore (con altre risorse e possibilità rispetto alle nostre di editoria pura ormai alla canna del gas) proprietario di un&#8217;altra rivista di settore, ha registrato, con merito, grande affluenza per i convegni di taglio tecnico - professionale, tenutisi in due sale separate mentre nella terza, dedicata alle problematiche della vigilanza privata, che vedeva tra i relatori esponenti delle associazioni di categoria, ci dicono (perchè non vi abbiamo partecipato) si contavano all’incirca venti presenze, poco meno di quelle registrate in occasione della XVIIa edizione del nostro convegno SecurEurope.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non c’è più voglia di discutere, di dibattere, c’è scoramento, </span><strong><em>per essere stati messi di imperio, dalla deregolamentazione in atto, ai margini del mercato in qualità di servizi residual</em></strong><span>i. Sic! La mancanza di partecipazione al nostro e ad altri convegni io la leggo quasi come una protesta, una protesta che però non posso accettare perchè mancante di contenuti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>A limite avrei potuto comprendere cento sedie piene e nessun intervento, manifestando con il silenzio il proprio dissenso e preoccupazione, ma l’assenza (nel nostro caso), dopo avere suggerito gli argomenti, dopo averci sollecitati, dopo averci fatto mettere la faccia, francamente è disarmante. </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>La Ronda è una rivista, ed ha comunque la possibilità di informare (finché ci riesce), di mettere nero su bianco, le risultanze di quest’incontro, ma non si può sostituire agli imprenditori.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Con questa parziale ripresa di una piccola (ma sostanziale) parte della cronaca congressuale, che i nostri lettori potranno leggere sulla rivista nella sua integrità, vogliamo segnalare alcuni interventi di relatori, che possono contribuire a dare un’idea dello spessore di alcuni argomenti trattati, come ad esempio quello del dr. Acunzo, funzionario presso il Ministero dell’Interno e del dr. Malferrari della Commissione Europea che ne riassumono parzialmente la sostanza convegnistica.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>L’intervento del dr. Acunzo si allaccia al dibattito apertosi in sala in merito alla modifica legislativa apportata (in materia di vigilanza ed investigazione privata) dalla Repubblica di San Marino ma in particolar modo risponde all’intervento di un imprenditore sammarinese presente in sala.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span>Intervento del dr. Vincenzo Acunzo</span></span></strong><span> – Non dobbiamo confondere le attività. L&#8217;installazione di apparecchiature è un&#8217;attività economica e risponde alle leggi della libera circolazione in maniera piena nell&#8217;ambito dell&#8217;Unione e tramite convenzioni nel caso di paesi non appartenenti all&#8217;UE. Ci sono accordi con la Svizzera, c&#8217;è l&#8217;area Schengen. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il problema è capire qual è il servizio. Le dico che la vigilanza privata è fuori dalle attività economiche, tant&#8217;è che è stata espressamente lasciata fuori dalla direttiva di liberalizzazione Bolkenstein, diversa ancora è l&#8217;attività di investigazione privata, dal momento che la Commissione Europea ritiene che l&#8217;investigazione debba rientrare nella Bolkenstein, pur condividendo il principio nazionale secondo cui comunque va regolamentata. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span><img class="alignnone" src="http://lh6.ggpht.com/_1lOFatLq3tc/Sv2O3Jx8EoI/AAAAAAAAAXY/pkfiGI5Ppdg/s640/dr.%20acunzo%202.JPG" alt="" width="640" height="427" /></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Su questi temi io lavoro dal 1996, ho vissuto tutto il cammino, ho vissuto i cammini che sono cominciati e che dopo 4 anni si sono fermati, sto rivivendo il nuovo passaggio. Noi siamo in un guado, abbiamo cominciato una rivoluzione che è innanzitutto culturale, non l&#8217;abbiamo ancora portata a termine, non ci siamo offesi per il fatto che San Marino non c&#8217;abbia preso a riferimento, dal momento che il nostro quadro non è ancora completo, avete fatto bene insomma, la dottoressa parlava di tre settimane per l&#8217;iter legislativo, da noi in tre settimane forse riusciamo a prendere un appuntamento&#8230;</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Noi siamo purtroppo al centro del guado, nella parte più complicata, perchè stiamo gestendo alcuni effetti della riforma senza avere tutti gli strumenti che la riforma pensa.</span></em></strong><span> Abbiamo proceduto ad una revisione del regolamento d&#8217;esecuzione del Tulps e non dell&#8217;intera legge, per un motivo di tempo, visto che la sentenza della Corte di Giustizia Europea c&#8217;ha tagliato le gambe rispetto alla possibilità di operare una revisione integrale del testo, che avevamo provato a fare nel 2002 (c&#8217;avevamo messo 4 anni&#8230;) ma che non è arrivata a buon fine.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Con l&#8217;ok della Commissione stessa abbiamo quindi modificato il regolamento, che in realtà incide in maniera sostanziale sulla legge, per cui modificando il regolamento abbiamo inciso in maniera sostanziale sulla legge, tranne che per un paio di punti che la Commissione ha sottolineato e che sono stati modificati direttamente sulla legge, tramite il “salva- infrazioni”che veniva citato prima; abbiamo aggiunto il 134 bis, regolamentando la disciplina per imprese stabilite in altro stato dell&#8217;Unione Europea e relativamente alla qualifica di incaricato di pubblico servizio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E&#8217; chiaro che con un decreto quale il “salvainfrazioni” potevamo fare solo un intervento chirurgico, non certo modificare la legge, abbiamo cercato di contemperare le due necessità.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Il sistema che si disegna adesso è un sistema che punta a due obiettivi: la tutela del lavoro delle guardie giurate con conseguente della qualificazione professionale delle stesse e l&#8217;innalzamento della qualità dei servizi resi.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>La Corte c&#8217;ha dato un calcione, facendoci correre in avanti, che il settore avesse forti criticità lo sapevamo però tutti, che le criticità riguardassero proprio la formazione, la qualificazione professionale degli operatori e la qualità dei servizi resi, ne eravamo perfettamente consapevoli.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il problema al momento è che noi abbiamo disegnato un sistema che prevede un decreto del presidente della Repubblica, entrato in vigore il 21ottobre del 2008, <strong><em>che fissa le linee generali, che fa però riferimento a quattro decreti attuativi che deve adottare il Ministro dell&#8217;Interno, che non sono ancora pronti e che non sono un accessorio, perchè trattano di capacità tecnica e requisiti minimi di qualità delle aziende, di formazione professionale, di investigatori e della loro identificabilità e, in ultimo, dell&#8217;individuazione di parametri per la valutazione dei costi.</em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E&#8217;chiaro che avendo aperto all&#8217;Europa il sistema, avendo fatto cadere alcuni vincoli, quali la licenza provinciale, il numero massimo delle guardie giurate, l&#8217;obbligo di una sede con centrale operativa in ogni provincia, la possibilità per lavoratori ed aziende stabilite in altro stato europeo di venire in Italia in maniera stabile oppure per servizi transfrontalieri o transnazionali, avendo già disposto questo, avendolo fatto entrare in vigore queste possibilità dal 21 ottobre del 2008, mancando quei tasselli che dovevano completare questo quadro, viene adesso la parte più difficile.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Gestire il nuovo con non tutte le regole a disposizione, questo è il problema principale; <strong><em>al termine dell&#8217;operazione riteniamo saremo in grado di disegnare un nuovo sistema della sicurezza privata, che parte da un principio di professionalità, di integrazione tra le varie forme di sicurezza privata </em></strong>e che consenta agli italiani di operare in maniera più adeguata ed agli europei di venire a lavorare nel nostro paese.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Anche noi prevediamo una fase transitoria a percorso finito, <strong><em>ma poiché parliamo oggi di 1700 licenze di vigilanza privata </em></strong>e di 2500 circa di investigazione privata, in tre settimane sarà difficile mettere tutto al suo posto, anche perchè in effetti gli interventi che si chiedono sono estremamente significativi e sostanziali, soprattutto in un mondo in cui almeno la metà degli operatori è assolutamente lontana, anzi lontanissima, dagli standard che il regolamento prevede. E allora è inevitabile che tre anni siano una previsione ottimistica di adeguamento del sistema. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E&#8217;vero, abbiamo una serie di problemi di relazione con i paesi europei e non europei, e questo dovremo considerarlo. La legge ad esempio prevede che il Ministro dell&#8217;Interno possa fare accordi con i suoi omologhi degli stati membri, poi magari troveremo quindi il modo di approfondire tali questioni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Qual è la prima cosa da fare adesso?</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Considerato che la legge fa un primo passo rispetto a quell&#8217;esigenza che è da tutti manifestata, ovvero la distinzione fra servizi di portierato e servizi di vigilanza, fra quello cioè che è obbligatoriamente vigilanza privata e quindi va svolta da determinati soggetti e quello che invece non lo è.</span></em></strong><span> Premesso che quando abbiamo proposto un decreto ad hoc il Consiglio di Stato ce l&#8217;ha, peraltro giustamente, bocciato, dicendo che non potevamo individuare per decreto chi fa cosa e come lo deve fare e soprattutto che non potevamo chiudere indiscriminatamente il mercato, bisogna ora piuttosto fissare delle regole su come si fa quello che abbiamo stabilito, che la legge dice essere, vigilanza privata.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La censura così forte non si può fare insomma. Ce l&#8217;ha detto il Consiglio di Stato, ce l&#8217;ha ricordato l&#8217;Europa (qualora l&#8217;avessimo dimenticato&#8230;), ce lo rammenta ogni tanto l&#8217;Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Un passo significativo del DPR 153 del 4 agosto 2008 però c&#8217;è.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il 256 bis, che è stato citato prima, individua quei servizi, definiti di sicurezza complementare, che, attesa la delicatezza, il riverbero che hanno sulla sicurezza pubblica, la maggiore professionalità che richiedono, debbano essere obbligatoriamente svolti da guardie particolari giurate, dunque da istituti di vigilanza. E&#8217;vero che lascia fuori i centri commerciali, piuttosto che quelli che genericamente si definiscono obiettivi non sensibili o che l&#8217;Autorità di P.S. non ritiene sensibili, ma anche qui siamo stati obbligati dal Consiglio di Stato, perchè dovevamo lasciare una riserva aperta al resto del mondo imprenditoriale, non potevamo racchiudere tutto dentro l&#8217;alveo della sicurezza privata. E allora si dice: determinati ambiti, a meno che il Prefetto non stabilisca diversamente, possono essere affidati alla custodia dei portieri.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span>Valandro</span></span></strong><span> – Non per entrare a gamba tesa, ma anche sentendo il parere di diversi tecnici, si riscontra che nei centri commerciali c&#8217;è un movimento di denaro molto importante. Noi abbiamo delle normative che regolano il servizio di trasporto valori e che specificano in che modo bisogna proteggere il cosiddetto “rischio marciapiede”, vale a dire eseguendo procedure che a mio parere possono essere svolte solo da guardie giurate, dunque, mi chiedo, oltre alla questione casse, come si risolve questa contraddizione?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span>Acunzo</span></span></strong><span> – La norma non dice che tutto quello che avviene nel centro commerciale può essere fatto dal portiere, prima di arrivare al comma relativo ai centri commerciali sono elencate altre disposizioni. Una di queste disposizioni dice che i servizi che riguardano custodia, trasporto, movimentazione di denaro, rientrano in quelli di sicurezza complementare. La difficoltà semmai è definire le singole attività. Non ci interessa riservare l&#8217;attività al portiere, ma stabilire cos&#8217;è vigilanza privata, cos&#8217;è vigilanza fissa, cos&#8217;è il teleallarme, cos&#8217;è l&#8217;intervento su allarme, cos&#8217;è il trasporto valori, cosa si intende per valori, e via dicendo; di questo ci stiamo occupando, e siamo ancora a metà del lavoro, per cui è anche ingiusto criticare tout court un progetto che è ancora in fase di sviluppo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Secondo noi, fatta questa operazione, peraltro portata avanti da una commissione della quale fanno parte associazioni di categoria, sindacati, Ministero del Lavoro e tante altre eccellenti professionalità, quello che resta, peraltro a mio parere davvero residuale, starà in mano al portiere.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Inoltre, che senso ha prevedere in un centro commerciale 50 guardie giurate? Non è preferibile avere un numero programmato di addetti che si occupano dell&#8217;imbustamento, o dell&#8217;accesso, un paio di investigatori che a spot individuano le case degli ammanchi, ed un gruppo di guardie particolari giurate che svolgano i compiti tipici delle guardie giurate?</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Fulvio Valandro</span></strong><span> Sulla distinzione di operatori e addetti e sulle singole professionalità sono assolutamente d’accordo nel rispetto ovviamente dei costi che i singoli ruoli richiedono.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Vincenzo Acunzo</span></strong><span> Questo è il sistema che stiamo disegnando, quando parliamo di integrazione tra le attività di sicurezza privata intendiamo proprio questo, vale a dire una complementarietà fra soggetti che secondo noi devono interagire, <strong><em>tant&#8217;è vero che stiamo creando un database degli operatori della sicurezza privata, un sistema unico, che comprende gpg, istituti di vigilanza ed investigatori privati.</em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>È necessario individuare quali sono i servizi, <strong><em>è giusto che si capisca chiaramente che guardare il bene, attraverso un televisore piuttosto che per mezzo di un segnale GPS, è vigilanza privata, e non si scappa.</em></strong> Poi dobbiamo però stabilire di cosa si tratta, ad esempio, se quei dati di rilevamento non li si gestisce, li si raccoglie e basta. E&#8217; vigilanza questa? Probabilmente no.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Ha un senso dire che faccio vigilanza privata se la mia attività si sostanzia nel ricevere l&#8217;allarme e fare il 113? Secondo me no. Non può essere vigilanza privata, perchè non puoi rimpallare alle forze di polizia quello che dovrebbe essere il tuo lavoro, come qualcuno in passato ha fatto ed ancora tenta di fare. </span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Vigilanza significa ricevere l&#8217;allarme e garantire l&#8217;intervento! </span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questa è una rivoluzione culturale, noi stiamo innovando fortemente un sistema che nasce nel 1930. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E&#8217;una rivoluzione sia per le imprese che per la pubblica autorità, per chi è stato abituato dal 1930 a gestire la vigilanza nell&#8217;ambito della provincia, per gli investigatori che nel 1958 furono autorizzati dal Consiglio di Stato a “sconfinare” nel corso dell&#8217;investigazione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Chiudo poi con una novità relativa alla sicurezza portuale, dal momento che se ne è discusso molto stamattina.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Noi abbiamo cominciato a lavorare su queste legislazioni nel &#8216;92, e poi ancora nel &#8216;99, com&#8217;è stato ricordato, tramite il regolamento degli aeroporti in cui abbiamo affidato ai privati, intesi come gestori aeroportuali, i servizi. <strong><em>Si sta ora estendendo tutta la normativa legislativa di cui si è parlato all&#8217;intero sistema nazionale di mobilità. In questi luoghi, come previsto dal decreto Pisanu del 2005, gli istituti di vigilanza svolgono compiti di tutela dell&#8217;incolumità pubblica.</em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>E&#8217;vero, c&#8217;è stato un intervallo tra la normative del 2005 e la sua estensione, ma sta per essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale questo decreto attuativo che regolamenta le attività di sicurezza nei porti, nelle stazioni, nelle ferrovie, nel trasporto urbano.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Abbiamo addirittura fatto un ulteriore passo in avanti, sollecitato dall&#8217;utenza, così che le guardie giurate adibite a sicurezza sui mezzi di trasporto possono contestare la violazione del mancato pagamento del biglietto. Si tratta di un accessorio, autorizzato dal parere del Consiglio di Stato, ma si tratta comunque di una cosa importante.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ovviamente, per far questo era necessario che le gpg diventassero incaricate di pubblico servizio, che non significa essere un mezzo ufficiale, non confondiamo. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>L&#8217;incaricato di pubblico servizio è espressamente previsto dal codice penale, individuato nelle responsabilità attribuitegli. E&#8217;vero che l&#8217;incaricato di pubblico servizio manca della potestà certificativa ed autoritativa, ma non serve, laddove è necessario la legge già riconosce la qualifica, e peraltro sapete che le qualifiche di polizia giudiziaria, tanto richieste, non esistono come atto divino, la legge stabilisce a chi e quando vanno attribuite.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span>Valandro</span></span></strong><span> – Voglio stoppare alcune domande dalla platea, solo per un attimo, al fine di dare la parola al dottor Iaconis, rappresentante dell&#8217;ABI, che ha molta fretta e deve andar via ma che vorrei comunque intervenisse nel dibattito, anche per avere un riscontro diretto dal dottor Acunzo. Il mio punto di vista è noto: io ritengo che gli istituti di credito vadano considerati obiettivi sensibili, lo scriviamo da tempo sulla rivista e disapproviamo il fatto che nelle banche si parli di custodi, di portieri, di vigilanza virtuale, e per questo siamo stati molto critici con il mondo delle banche, con l&#8217;Abi stessa. </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Marco Iaconis responsabile ufficio sicurezza ABI</span></strong><span>– Giusto due battute, proprio partendo da qualcosa che ho appena letto sulla rivista La Ronda, che stavo giusto sfogliando e dove si da evidenza dei buoni risultati in termini di prevenzione che si sono ottenuti. Oggi il mercato offre soluzioni di <img class="alignnone" src="http://lh4.ggpht.com/_1lOFatLq3tc/Sv2PmwSTIvI/AAAAAAAAAXk/lv8CabyZd04/s640/marco%20iaconis.JPG" alt="" width="640" height="427" />vario tipo, penso ai rilevatori biometrici, penso alle casseforti temporizzate. Nel protocollo che abbiamo definito con<span> </span>le varie Prefetture abbiamo individuato tredici misure di sicurezza e tra queste vi è chiaramente il piantonamento, ci sono i collegamenti con le centrali operative e così via.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ci tenevo a dire che i risultati ci sono e va dato merito anche al settore delle vigilanza.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Statisticamente il servizio di piantonamento è presente nel 13% delle agenzie bancarie sparse sul territorio nazionale, ovviamente con differenziazioni regionali. Ho qui dei dati secondo i quali ad esempio in Lazio abbiamo il 31% di agenzie piantonate, il 36% in Sicilia, mentre in altri contesti il ricorso a questo servizio è decisamente più basso.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Fulvio Valandro</span></strong><span> Non abbiamo fatto altro che pubblicare un vostro comunicato, ciò non vuol dire che lo condividiamo anzi. Ci sono però alcuni aspetti, ben noti, da approfondire, come ad esempio le procedure d&#8217;appalto, private, con le quali le banche assegnano i propri servizi. Sta accadendo, da un paio di anni a questa parte, che nel corso di queste gare non si ricerchi più la professionalità, il giusto prezzo al servizio di vigilanza, ma un ribasso pilotato dei costi, anche a causa degli intermediatori, parte integrante del meccanismo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lei crede si tratti davvero di una politica corretta? Perchè un intermediatore deve sostituirsi ad un istituto di vigilanza, traendo un vantaggio economico che poi, a conti fatti, limita la capacità operativa e di sviluppo di un altro soggetto? </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Come mai gli istituti di credito approfittano in maniera abnorme di questo gioco di intermediazione?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E&#8217;stato dimostrato, con le tabelle di congruità emanate dal Ministro del Lavoro, che il costo minimo del lavoro di una guardia particolare giurata di sesto livello, secondo le tabelle ufficiali, è di 18,39 euro orari, e allora perchè chi fa la gara, conscio di quali sono i costi che sosterranno gli istituti, affida i servizi ad un network<span> </span>per 16, 40 euro?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Mi piacerebbe capire da chi, da cosa dipende. State distruggendo un settore.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Iaconis</span></strong><span> – E&#8217; attiva una commissione ministeriale, di cui noi facciamo parte, che avrà il compito di stabilire i requisiti minimi per i servizi da svolgere; quando questi requisiti saranno definiti lavoreremo per dare massima evidenza alla qualità.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>L&#8217;Italia d&#8217;altronde è un&#8217;anomalia in Europa, nel senso che in tanti paesi abbiamo appena due o tre operatori, noi ne abbiamo più di ottocento, di cui soltanto una parte autorizzata a svolgere il servizio di trasporto valori. Viviamo un momento di discontinuità, per cui se qualche banca si muove in un certo modo non è addebitabile a noi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Noi come associazione porteremo avanti una politica chiara nell&#8217;ambito della commissione, mirando ad un innalzamento della qualità dei servizi, e dunque, lo dico chiaramente, puntando anche ad eliminare quegli operatori che non sono in grado di garantire degli standard minimi.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>C&#8217;è un gran numero di banche sul territorio ed i comportamenti non sono identici, la nostra associazione manterrà comunque una linea molto chiara, nella direzione dell&#8217;innalzamento della qualità.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Acunzo</span></strong><span> – <strong><em>Parlando dei network, vorrei fare due piccole osservazioni. E&#8217; vero che le banche tendono a dare i servizi sottocosto, ma è anche vero che c&#8217;è qualcuno che glielo offre. Se non trovassero nessuno che svolge un determinato servizio a 16, 15, 14 euro, dovrebbero evidentemente assegnarlo per 20 euro. Perchè c&#8217;è qualcuno che ancora oggi è in grado di offrire servizi sottocosto?</em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Perchè quelle regole di qualità di cui parlavamo prima non ci sono, e allora c&#8217;è modo di economizzare non pagando i contributi, non pagando gli stipendi, non pagando l&#8217;Iva. Questo è il punto, e su questo stiamo lavorando.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Abbiamo fissato ora dei parametri indefettibili per l&#8217;accesso alla professione e per il mantenimento delle licenze, parametri estremamente rigidi in termini di capitale sociale interamente versato, indice di solvibilità, certificazioni Inps, Inail e dell&#8217;Agenzia delle entrate (dunque Iva). E poi ancora l&#8217;assoluto divieto di avere situazioni fallimentari anche pregresse o concordati poi sanati.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Stiamo insomma prevedendo un sistema che dal punto di vista economico sarà di grande tutela.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Chi potrà rispondere a tutti quegli step che il decreto fissa in termini di numero di personale, di qualificazione professionale e formazione del personale, di mezzi, di strutture, di centrale operativa, non si potrà più permettere i 12 euro, i sottocosto, non ce la farà.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sui network, noi a cancellarli c&#8217;avevamo provato, ma l&#8217;Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato c&#8217;ha detto che non si poteva fare, cassando la norma che escludeva i network dal settore.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Certe scelte sono dunque state obbligate; dall&#8217;analisi di quello che è successo e che sta accadendo probabilmente <strong><em>il network cesserà comunque di esistere, oppure sopravviverà ma solo a determinati standard qualitativi, e dunque di costo. Non si potrà più giocare, praticare ribassi eccessivi, ed a quel punto il network potrà essere utile, perchè il grande utente che non vuole avere a che fare con troppi soggetti può avere necessità del mediatore qualificato.</em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Le regole saranno estremamente stringenti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Imprenditrice dal pubblico</span></strong><span> – Dottor Acunzo, quanto lei ha esposto va indubbiamente bene, ed io glielo sento dire da tempo, ormai ci conosciamo da anni; sicuramente c&#8217;è stata una rivoluzione e chi lavora nel settore se ne è reso conto. Abbiamo però un problema, che credo lei conosca, dal momento che l&#8217;abbiamo sollevato più volte e riguarda il fatto che giornalmente noi abbiamo a che fare con le Questure, le Prefetture, le Divisioni Amministrative, con chi redige i provvedimenti, con chi ci sanziona. In questo momento, se le mostrassi un regolamento ufficiale emanato da un questore che non nominerò, noterà che fra i servizi ritenuti “sensibili” vi sono anche, ad esempio, la vigilanza saltuaria, la vigilanza stradale, insomma, una grande confusione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Per cui, premesso che io mi rendo conto del lavoro che state portando ed avete portato avanti, bisogna relazionarsi in maniera più precisa con la pubblica amministrazione, e questo è un qualcosa che dovete fare voi, che non possiamo in alcun modo fare noi, è un vostro dovere.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Acunzo </span></strong><span>– Mi scusi, ma lei dice di seguire da anni il mio lavora ma poi si dimentica le cose che io dico, evidentemente&#8230; <strong><em>La questione è che i decreti sono rivolti innanzitutto alle autorità che li devono far applicare e rispettare. Detto questo, quando avremo stabilito per decreto cosa s&#8217;intende per “obiettivo sensibile” non ci sarà questore che potrà sindacare, fermo restando che il range di autonomia che l&#8217;autorità di P.S. deve avere, in relazione alla estrema diversificazione del nostro territorio, non può essere intaccato, perchè è solo l&#8217;autorità locale che in alcuni casi può interpretare le norme in relazione al contesto in cui si opera.</em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Detto questo noi stabiliremo delle regole comuni, da Aosta a Pantelleria, lasciando uno spazio operativo alla singola autorità di P.S., per calarle nello specifico del suo territorio. Lo scarto in tal senso sarà comunque estremamente ridotto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Nel frattempo noi stiamo lavorando, io sto andando in giro per l&#8217;Italia, c&#8217;incontriamo nei capoluoghi di regioni, facciamo convergere Prefetture e Questure ed insieme ci confrontiamo. Siamo stati a Milano, a Bologna, a Napoli, saremo a Bari prossimamente, poi andremo a Torino.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non è semplice, ma stiamo cercando di risolvere queste difficoltà di interpretazione di norme che non essendo ancora complete lasciano ancora un po&#8217; di spazio soggettivo. Noi stiamo cercando di omogeneizzare le interpretazioni, finchè la norma non sarà completa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Valandro </span></strong><span>– Devo necessariamente fare una considerazione su quanto ho appena ascoltato da parte del rappresentante dell&#8217;ABI che fa riferimento a tre società operanti su territori di singoli stati e quindi auspicando una situazione simile anche in Italia, situazione, scusatemi, sulla quale non sono assolutamente d&#8217;accordo. Perchè favorire la crescita di tre o quattro soggetti a discapito di altre centinaia utili sul territorio con strutture il know - how, nel loro piccolo, così utili alla collettività e all&#8217;utenza? E&#8217; noto che da tempo in qualche paese a cui si fa riferimento certi oligopoli e certi trust non sono così ben visti, perchè li dovremmo desiderare così tanto in Italia? Già ieri le considerazioni di un sindacalista mi avevano in parte stupito e su questi argomenti, su un mercato che si vuole ricondotto e tre quattro soggetti mi piacerebbe avere l&#8217;opinione dell&#8217;Autorità Garante, ma mi rendo conto delle numerose questioni che la platea vorrebbe sollevare, ma prima devo dare la parola a Loris Brizio, in rappresentanza del sindacato Fabi (Federazione Autonomi Bancari Italiana), per un velocissimo intervento. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Loris Brizio Commissione naz.le Sicurezza FABI</span></strong><span> – Sarò rapidissimo. E&#8217; evidente che il problema della sicurezza nel credito è molto sentito sia<span> </span>dagli operatori che dalle aziende del credito, anche se a volte per ragioni differenti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span><img class="alignnone" src="http://lh5.ggpht.com/_1lOFatLq3tc/Sv2QTR1u83I/AAAAAAAAAXs/eQOT4Tylqyg/s640/loris%20brizio.JPG" alt="" width="640" height="427" />Quello che è importante considerare riguarda il fatto che la presenza della guardia giurata è strutturale al sistema del credito, al momento non possiamo ipotizzare una realtà bancaria italiana dove le gpg e gli istituti di vigilanza non operino, vuoi per il trasporto valori, vuoi per la gestione di servizi,vuoi per le centrali operative di controllo e la sorveglianza delle filiali in orario di lavoro e fuori dall&#8217;orario di lavoro. </span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>A questo punto la considerazione che da parte sindacale si dà sulla presenza delle vigilanza è che inevitabilmente debba essere considerata secondo dei criteri di ottimizzazione e di qualità.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Mi spiego meglio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La valutazione del rischio sottesa alla 81/2008 ed alle altre normative specifiche, le quali prevedono la considerazione di quali strumenti adottare dopo aver valutato la gravità della situazione e le specificità di ogni punto operativo, riguarda l&#8217;inserimento di particolari dispositivi che servono ad eliminare od a mitigare il rischio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Dal nostro punto di vista in questo meccanismo la guardia giurata è un elemento molto importante e va considerata non soltanto per quello che può dare secondo i canoni tradizionali, ma anche per ciò che può dare seguendo protocolli diversi dal passato.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Siamo consapevoli che la vigilanza intesa come piantonamento fisso di filiale in molti casi può considerarsi superata, ma siamo anche certi che senza la qualità della vigilanza privata questa qualità non può esistere. <strong><em>La vigilanza improvvisata non serve a nulla.</em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La richiesta essenziale è che questi aspetti siano considerati, perchè chi fa un certo lavoro sia grado di farlo al meglio, senza badare ai costi che introdurrebbero dei criteri di qualità accomunati ai costi. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In secondo luogo bisogna attentamente valutare l&#8217;interazione con i dipendenti di banca, perchè poi la guardia giurata e l&#8217;istituto di vigilanza devono coordinarsi con i dipendenti ed è dunque opportuno che al momento di studiare le strategie specifiche si arrivi ad una condivisione degli obiettivi, al coinvolgimento attivo del dipendente nell&#8217;interscambio operativo con la guardia giurata, in vista di un accordo specifico che veda una condivisione del modo, delle modalità e degli obiettivi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Su questo si sta lavorando, anche grazie all&#8217;iniziativa della conferenza delle regioni italiane, in vista di una sorta di protocollo, di linea indicativa, non dissimile, nella proposta che abbiamo visto, dalle linee guida della Regione Toscana in ambito di sicurezza, e che potrebbe essere il futuro modello su cui modulare le varie attività, le varie azioni, i vari accordi, che devono essere sviluppati dalle parti sociali al momento delle contrattazioni oggettive.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Valandro</span></strong><span> – Bene, lascio allora la parola al dottor Malferrari in rappresentanza della Commissione Europea. Certamente avrà avuto modo di raccogliere numerose informazioni dopo l&#8217;ampio dibattito della mattinata.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Dr. Luigi Malferrari direzione generale “sezione mercato e servizi” della Commissione Europea</span></strong><span> – Innanzitutto ci tengo a ringraziare il direttore Valandro per avermi dato questa opportunità. Per la Commissione Europea è fondamentale il riscontro diretto con gli operatori del settore, in particolare in Italia che non soltanto è il mio paese natio ma soprattutto uno dei principali stati membri dell&#8217;Unione Europea.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><img class="alignnone" src="http://lh4.ggpht.com/_1lOFatLq3tc/Sv2QT2m3MgI/AAAAAAAAAX0/gbKJRyjDbX4/s640/luigi%20malferrari%201.JPG" alt="" width="640" height="427" />Cercherò di essere breve; innanzitutto perchè la Comunità Europea s&#8217;interessa di questo settore, che in realtà, come voi sapete, è molto variegato? Il punto è che si tratta di attività che sono definite secondo il diritto comunitario come servizi, nonostante tutte le loro particolarità, sono cioè delle prestazioni remunerate.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questo apre la via all&#8217;applicazione del mercato unico, che si fonda sulla libera circolazione non soltanto di persone, merci e capitali, ma anche, appunto, di servizi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Libera circolazione di servizi significa fondamentalmente due cose: la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E&#8217;stato fatto accenno alla questione dell&#8217;applicabilità della direttiva Bolkenstein alla vigilanza privata, è importante sottolineare che innanzitutto la direttiva Bolkenstein si applica senza ombra di dubbio ad alcune attività che interessano voi qui oggi. E&#8217; stata menzionata l&#8217;attività di investigazione, si può aggiungere l&#8217;installazione di materiale tecnico per la sicurezza, e via dicendo; potrei aggiungere altre attività, ma evito di entrare nei dettagli.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Cioè che è interessante notare è che sia che si applicano le regole generali del trattato comunitario, cioè gli articoli 43 e 49, già menzionati prima dal collega Leoni, sia che si applichi la direttiva Bolkenstein, le regole del mercato interno sono le stesse. La direttiva Bolkenstein alla fine dei conti offre alcune possibilità aggiuntive, dei vantaggi, come ad esempio la collaborazione amministrativa tra gli stati membri. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>L&#8217;idea di dire “siamo rimasti fuori dalla direttiva Bolkenstein” è quindi innanzitutto solo parzialmente vera e comunque non tiene conto dei vantaggi offerti dalla suddetta direttiva.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il contenuto della libertà di stabilimento e della libertà di prestazione di servizi è molteplice. Vi sono tanti risvolti che queste libertà hanno. Ad esempio vi è il divieto ai limiti territoriali della licenza, che è stato sancito dalla Corte di Giustizia Europea nella già menzionata sentenza del dicembre 2007. Altro vantaggio è quello di poter operare sulla base dell&#8217;autorizzazione dello stato di provenienza, in altri stati membri. Si pensa sempre che questa libertà di prestazioni e servizi permetta alle aziende straniere di venire in Italia, mentre in generale permette in genere alle aziende straniere di installarsi all&#8217;estero per prestare i propri servizi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Ovviamente questo settore presenta delle particolarità di cui la Commissione Europea è conscia (tra l&#8217;altro in parte tali particolarità sono menzionate nella sentenza della Corte di Giustizia, che parla espressamente di uno stretto controllo da parte delle autorità),</span></em></strong><span> dal momento che noi non intendiamo il mercato libero come una sorta di Far West, ma piuttosto ritenendo che gli interessi di natura pubblica devono essere amministrati dagli stati membri in conformità con i principi della libera circolazione, ponendo dunque dei lacciuoli che non vadano al di là di quello che è necessario, senza discriminare sulla base della nazionalità, senza rendere la prestazione dei servizi ad imprese stabilite in altri stati membri più difficile rispetto alle imprese domestiche, alle imprese nazionali, senza infine dimenticare che la Corte di Giustizia Europea nella sua sentenza prevede anche la possibilità di controlli amministrativi regolari.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E&#8217;stato poi menzionata nel corso del dibattito la questione dell&#8217;armonizzazione comunitaria del settore nei prossimi anni. Innanzitutto va detto che l&#8217;attività della Commissione Europea è quella di monitorizzazione delle leggi nazionali, in Italia è stato fatto un grande lavoro di adattamento della legislazione nazionale a seguito delle sentenze della Corte di Giustizia, ma va ricordato che anche legislazioni di altri paesi membri sono state oggetto di interesse da parte della Corte di Giustizia (Spagna, Portogallo, Paesi Bassi) e che le legislazioni di altri stati membri ancora sono state monitorate dalla Commissione Europea ma non sentenziate dalla Corte di Giustizia perchè gli stati in questione hanno adattato, cambiato, i propri testi di legge prima del giudizio della Corte.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Al momento sono pendenti, a livello di procedure interna e dunque di interrelazione fra la Commissione e lo stato membro, varie procedure, vedremo se sarà necessario portare gli stati membri in questione di fronte alla Corte di Giustizia o se si potrà risolvere il contenzioso diversamente.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Tornando all&#8217;armonizzazione, è importante rammentare che l&#8217;articolo 38 b della direttiva servizi prevede la presa in considerazione della possibilità di armonizzare a livello comunitario il settore, ciò significa che la Commissione deve prendere in considerazione tale possibilità, ma che non vi è obbligo di procedere con l&#8217;armonizzazione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Per evitare fraintendimenti, leggo il testo ufficiale relativo alla procedura di monitoraggio rispetto ad una eventuale armonizzazione comunitaria del settore della sicurezza privata: “la Commissione esamina entro il 28 dicembre 2010 la possibilità di presentare proposte di misure d&#8217;armonizzazione”, dunque non vi è un obbligo, ma una possibilità.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Vedremo cosa sarà opportuno fare, nel frattempo la Commissione si è però già mossa con una prospettiva concreta di una proposta di armonizzazione su un aspetto molto specifico, che è quello del trasporto di euro su strada all&#8217;interno della zona europea. Si tratta ancora di un progetto in cantiere, al momento in fase di studio, di discussione, ma che si sta approfondendo con le parti interessate e gli stati membri.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E&#8217;chiaro che un&#8217;armonizzazione di questi settori è un&#8217;opera immane, perchè in un&#8217;Unione formata da 27 stati membri cercare di trovare il giusto equilibrio è ovviamente un&#8217;impresa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Ovviamente l&#8217;Europa non è una panacea per tutti i mali, ciò che la Commissione Europea può fare in realtà è davvero limitato, gran parte del lavoro va svolto dalle amministrazioni, dai paesi membri.</span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>Dal nostro punto di vista i principi del mercato interno non sono oggetto di negoziazione, tenendo ovviamente conto delle particolarità del settore.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Noi chiediamo agli stati membri di applicare le regole nazionali alla luce di tali regole di mercato.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La Commissione non dice agli stati membri ciò che si deve fare, ma piuttosto ciò che non si deve fare.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La prospettiva della Commissione Europea non è quella di entrare nel dettaglio, noi facciamo in modo che determinate logiche di mercato siano prese in considerazione nella loro giusta dimensione, e che quando si tutelano gli interessi dei consumatori e la pubblica sicurezza non si vada limitando la libertà d&#8217;impresa. Sulle modalità con cui gli stati fanno ciò, noi siamo disponibili a confrontarci, ma non spetta a noi un ruolo propositivo in tal senso.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Per quanto riguarda l&#8217;armonizzazione ci sono tanti problemi, noi ce ne stiamo già rendendo conto portando avanti lo studio relativo alla possibile armonizzazione del trasporto valori; si tratta di un processo molto complesso, perchè le differenze legislative fra gli stati membri per quanto riguarda il porto d&#8217;armi, i requisiti del personale, quelli del veicolo, e via dicendo, sono notevoli, e quindi è difficile sia dal punto di vista tecnico che da quello politico fare delle scelte, senza dimenticare la questione della tecnica legislativa, che ha delle ripercussioni anche politiche.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Vi è poi lo strumento da utilizzare per procedere con l&#8217;armonizzazione: armonizzazione totale, parziale, convergimento. Si tratta di un concetto dietro cui vi sono varie possibilità.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In questo momento vi è questo cantiere aperto, e vedremo come andrà a finire.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Penso che sia una palestra utile, sulla base della quale poi faremo anche delle valutazioni di carattere generale in merito alla possibilità di armonizzare di tutto il settore a livello comunitario.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Su questo concludo e rimango a disposizione per qualsiasi domanda o delucidazione. Ringrazio nuovamente il direttore Valandro per avermi invitato, la discussione si è rivelata davvero interessantissima.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Acunzo</span></strong><span> – La questione del trasporto valori è vitale, soprattutto in queste ore. Peraltro c&#8217;interessa moltissimo tale questione, per un fatto fondamentale: noi stiamo già gestendo trasporti dall&#8217;estero. Abbiamo gestito un trasporto di valori dalla Slovenia e adesso sta per arrivarne uno dalla Germania.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sinora c&#8217;è andata bene, dalla Germania sta arrivando cartamoneta. Abbiamo fatto un trasporto con mezzi blindati e guardie armate, ma i problemi nascono, nasceranno, rispetto alla tipologia di furgone, alla modalità di porto, alla blindatura dei furgoni. Dovremo armonizzare il sistema, nel frattempo dovranno andare avanti le nostre regole, per garantire gli standard nazionali di sicurezza, legate alla tipologia degli attacchi. In Italia recentemente hanno cominciato a tagliare i furgoni, o ad utilizzare il kalashnikov, si tratta di metodi di rapina utilizzati solo in Italia, a livello di mezzi blindati siamo gli unici ad avere delle blindature che proteggano da attacchi del genere.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Valandro</span></strong><span> – Ci sono volute molta pazienza e tantissima fiducia per organizzare questo convegno. Fiducia nelle persone che alla fine sono qui oggi, che hanno deciso di intervenire, e che io voglio davvero ringraziare per la loro presenza. Un ringraziamento forte va anche al dottor Acunzo ed al dottor Malferrari, che hanno dato un contributo fondamentale alla discussione e che sopratttutto hanno dimostrato con la loro presenza, rimanendo sino alla fine dei lavori, la loro disponibilità e la loro apertura al confronto con le parti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><em><span>Proprio quel giorno irragionevolmente assenti.</span></em></strong></p>
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